Slowcomix consiglia: Battaglia – Ragazzi di morte

Tag

, , , , , ,

IMG_3709

Rischio spoiler: medio

Come scrive Giulio A. Gualtieri nella bella introduzione, la figura di Pasolini è stata ormai dimenticata, e rimangono soltanto “un nome con cui torturare gli studenti annoiati e un’incisione su di un monumento abbandonato”.
Sorte non troppo dissimile è toccata anche ad altri intellettuali italiani del ’900, quindi può sembrare paradossale che a ricordarlo sia proprio un prodotto di consumo come un albo da edicola, che peraltro si richiama esplicitamente ai fumetti “neri” degli anni ’70, malvisti anche dalla critica più inclusiva. La controversa figura di Pasolini viene proposta senza sconti, e se la cruda rappresentazione delle scene di sesso mercenario può risultare oltraggiosa, la trascrizione quasi letterale dei suoi pensieri, fortemente critici nei confronti del potere, fa pensare più ad un sentito omaggio che ad una vera provocazione.
Gli autori Recchioni (soggetto) e Vanzella (sceneggiatura) immaginano che i mandanti dell’omicidio Pasolini siano gli stessi politici e potenti protagonisti di Salò, il suo ultimo film, e quelli che vogliono cancellare per sempre le sue ultime tracce, non sono altro che la generazione successiva di burattinai, ugualmente corrotta e spietata.
Il ruolo del vampiro Pietro Battaglia è, come sempre, quello del braccio violento e sanguinario al servizio del potere, utile anche ad amplificare i toni grotteschi e velenosi della sceneggiatura, sempre in bilico fra la ricostruzione storica e l’eccesso. Se alla fine della storia il fantasma di Pasolini sembra finalmente trovare requie, noi ci auguriamo che anche un’operazione spregiudicata come questa possa invece contribuire a farlo uscire dall’oblio.

Alessio Bilotta

Annunci

Slowcomix consiglia: Dylan Dog #371

Tag

, , , , , , , , ,

IMG_3677

Rischio spoiler: basso

Definizione di “crossover”: festa dove si può conoscere gente nuova e interessante.

Sarà capitato a tutti, credo, di essere invitati a una festa dove non si conosce nessuno, magari in discoteca. Se si accetta lo spirito della serata, è facile riuscire a divertirsi; se invece si pretende di discutere per forza del prossimo esame di sociologia, è probabile rimanere delusi.

Anche il primo storico crossover di casa Bonelli fra Dylan Dog e Dampyr inizia in una discoteca, e io sono fra quelli che si sono divertiti parecchio, grazie al ritmo da “action horror” orchestrato da Recchioni e Gualtieri e al segno classico di Bigliardo, che mi ha ricordato i vecchi e gloriosi magazine in b/n della Marvel. Questa operazione, che si concluderà su Dampyr #209 in edicola fra qualche giorno, è stata arricchita dalla possibilità di avere due copertine alternative per ciascun albo, che componendosi formano un’immagine più grande.
Prosegue, quindi, l’attuazione di strategie editoriali e di comunicazione già ampiamente sperimentate negli USA con successo, ma che per l’editore milanese costituiscono novità assolute. Mi viene da chiedermi perché ci si prova soltanto adesso, e perché si sente ancora la necessità di chiarire in una lunga nota cos’è un flash mob. Poi però leggo sui social network i commenti di alcuni fan, ai quali si deve rispiegare tutto almeno 3 volte, e ogni perplessità si dissolve, lasciando spazio solo a tanta solidarietà per i curatori.

Amici festaioli, accettate l’invito senza indugi, io sono già in coda per il secondo party.

Alessio Bilotta

Nella foto, il mio primo e il mio ultimo crossover da lettore.

Mr. Zanardi, I suppose

Tag

, ,

Zanardi_Cover

A quasi 29 anni esatti dalla sua morte, Andrea Pazienza viene finalmente pubblicato negli Stati Uniti con un libro edito dalla raffinata Fantagraphics di Seattle, che raccoglie tutto il ciclo di Zanardi. Aspettavo con grande curiosità quest’edizione, e ora che ho finalmente letto e analizzato il volume, posso soltanto confermare l’assoluta grandezza dell’autore pugliese, nonostante tutto. Scrivo così perché questo adattamento non è privo di difetti, alcuni dei quali avrebbero potuto essere evitati con una supervisione più attenta.
Sappiamo infatti che tutti gli elementi delle storie di Pazienza sono legati imprescindibilmente fra loro, perché tutti contribuiscono alla narrazione. Se l’autore sceglie di ingrossare o deformare il tratto del lettering, lo fa anche per completare la composizione della tavola, e se utilizza parole dialettali, gergali o addirittura inventate, è perché quello è il linguaggio dell’ambiente in cui è vissuto. Sono questi, credo, i motivi che hanno rallentato la traduzione di Pazienza all’estero, gli stessi che rendono complicatissimo adattare oltralpe un altro gigante come Jacovitti.
Ci volevano persone eccezionali, quindi, per realizzare una degna edizione americana, e se il lavoro del traduttore è stato buono, a dispetto del Risiko e dei pelapatate, quello del letterista mi ha francamente deluso, così come la brutta resa di stampa di alcune tavole a colori.
Nonostante tutto ciò, come scrivevo all’inizio, l’energia disperata e ribollente di questi fumetti è rimasta intatta, tanto che persino un ragazzo americano nato in questo secolo, ne sono sicuro, potrà riuscire a percepirne la forza e la bellezza.

Alessio Bilotta

thumb_IMG_3552_1024thumb_IMG_3661_1024thumb_IMG_3662_1024