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Una delle massime autorità nel campo dei fumetti, e di quelli di supereroi in particolare, è senz’altro Alan Moore. Lo scrittore e sceneggiatore inglese, intervistato da Luca Valtorta per il supplemento Robinson de La Repubblica, afferma che:

“[…] nell’anno in cui Donald Trump è stato eletto e una piccola maggioranza di cittadini inglesi ha votato per lasciare l’Unione Europea, sei dei dodici film campioni d’incasso avevano supereroi come protagonisti […]”.

Confesso che la consequenzialità fra questi avvenimenti non mi è del tutto chiara, ma condivido quanto detto da Moore in risposta ad un’altra domanda, e cioè che “il fumetto è diventato specchio di uno stato di arresto emotivo […] non particolarmente salutare per la società”. Naturalmente si riferisce ai fumetti americani con i supereroi.

Inquietato da queste rivelazioni perentorie, ripenso alla visione di Justice League che, per la cronaca, è il settimo (e credo ultimo) film del 2017 con supereroi come protagonisti.
Mi pare che anche questo abbia tutti i difetti dei film recenti con i personaggi DC, e come quelli da l’impressione di essere arrivato con qualche anno di fatale ritardo rispetto ai concorrenti della Disney-Marvel. Sebbene i dialoghi e le atmosfere siano un po’ meno pesanti rispetto a roba solenne come Dawn of Justice, non possiamo accontentarci di questo e nemmeno della bellezza abbagliante di Gal Gadot, delle battutine di Ezra Miller e di qualche sequenza suggestiva. Non possiamo perché tutti i protagonisti si prendono troppo sul serio (a parte Flash, aiutato da un costume ridicolo), rendendo impossibile un minimo di empatia; perché l’antagonista è l’ennesimo cattivone di secondo piano senza nessun carisma e, infine, perché gli effetti speciali continuano ad essere inspiegabilmente brutti, quasi al livello di perle come Защитники – Guardians. Menzione speciale per Jason Momoa/Aquaman che, a parte essere uno strafigo, non è di alcuna utilità, nemmeno al plot. Del resto, ha il superpotere di parlare ai pesci e indossa il costume più vrenzolo che c’è. E poi diciamolo, arrivare così cinque anni e mille film dopo il primo Avengers è decisamente imperdonabile.

La trama in due parole [SPOILER!]: per fermare un esercito di zombi extra-dimensionali, un imprenditore miliardario resuscita il nuovo messia grazie al potere di internet. I valori rurali e capitalisti trionfano facilmente sul nemico devoto al caos, ma le donne rimangono a cucinare nelle retrovie.

Scena cult: Ben Affleck/Bruce Wayne che si rade accuratamente in una sequenza di circa 10 minuti, in omaggio allo sponsor Gillette.

Migliore interpretazione: la famiglia di russi poveri salvata da Flash.

Michael Wotruba

Bonus: qualche precedente incarnazione della Justice League.

I-superamici

THE BIG BANG THEORY

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