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RISCHIO SPOILER: MEDIO

Fra le cose che più sto apprezzando del cosiddetto nuovo corso di Dylan Dog ci sono le storie affidate ad autori non abituali del personaggio. Questa opzione è stata ampiamente esplorata nel Color Fest, diventata quasi una testata sperimentale, mentre più rari sono stati gli episodi della serie regolare realizzati da debuttanti. Ero quindi molto curioso di leggere la storia scritta da Emiliano Pagani, attivo finora principalmente come autore satirico e umoristico in coppia con l’amico disegnatore Daniele Caluri, presente anche lui su questo albo ma già con un discreto numero di tavole realizzate per Bonelli.

Un piccolo inciso a cui tengo molto: credo che Pagani e Caluri, noti congiuntamente come “i Paguri”, siano fra gli autori più importanti e originali degli ultimi anni, a dispetto di un inspiegabile e generalizzato disinteresse nei loro confronti da parte della critica. La loro capacità di far ridere mettendo alla berlina la meschinità e l’ipocrisia dell’Italia contemporanea, infatti, non ha eguali neppure in altri mezzi di comunicazione, e titoli come Don Zauker e Nirvana (personale fumetto del cuore, ne avevo già parlato qui) sono fra gli eredi più degni dei grandi film della commedia italiana.

Nell’avventura di Dylan Dog appena uscita in edicola l’umorismo è assente, tanto che Groucho appare solo per onor di firma, però la capacità di Pagani di raccontare il presente emerge ugualmente, lasciandoci pieni di interrogativi.
Stavolta l’indagatore dell’incubo si trova coinvolto, suo malgrado, negli scontri alla periferia di Londra fra poliziotti e giovani manifestanti, che protestano contro l’ampliamento di una discarica. Non ci sono da combattere creature romantiche tipo vampiri o fantasmi, perché, come nella migliore tradizione del fumetto, i veri mostri siamo noi. È mostruosa la brutalità repressiva della polizia, ma fa paura anche la convinzione che la protesta violenta sia l’unico sistema per “cambiare le cose”. Il mostro più spaventoso, comunque, rimane sempre l’indifferenza, quella che va a braccetto con la resa e che ti fa interessare soltanto a stupidi programmi televisivi. E che sembra un’avversaria alla lunga imbattibile, come illustra l’ultima e amarissima tavola.

Fondamentale per la riuscita della storia è stato il contributo di Daniele Caluri, ormai da parecchi anni uno dei migliori e più versatili disegnatori italiani. Particolarmente a suo agio con le scene di massa e le ambientazioni al buio, due cose fra le più difficili da realizzare bene, riesce nell’impresa di dare un’anima a tutti i personaggi, anche a quelli che si intravedono appena. Tantissimi volti ben caratterizzati, che contrastano nettamente con le visiere che nascondono il volto dei poliziotti, forse perché lo scontro di Dylan contro il sanguinario agente n. 407 è anche una battaglia contro se stesso, nello strenuo tentativo di mantenere viva la propria coscienza sociale e, alla fine, la propria identità.
Fra le poche cose che non mi hanno convinto c’è l’inevitabile spiegone finale, che poteva essere un po’ meno didascalico, ma può darsi che alcuni canoni siano così duri a morire perché mantengono un’utilità che io mi ostino a sottovalutare.

Alessio Bilotta

DYLAN DOG #373
LA FIAMMA
Sergio Bonelli Editore | 96 pagg. b/n | € 3,50
Soggetto e sceneggiatura di
Emiliano Pagani
Disegni di
Daniele Caluri
Copertina di
Gigi Cavenago

Reperibilità:
appena uscito in edicola,
ci rimarrà fino al 27 ottobre

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