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coverIl 28 agosto del 1917, cioè esattamente 100 anni fa, nasceva a New York Jacob Kurtzberg, che sarebbe diventato universalmente noto con lo pseudonimo di Jack Kirby e con il titolo di “The King”, il Re dei fumetti.
Sono passati quasi 24 anni dalla sua morte, ma il Re non ha ancora abdicato, e anzi più il tempo passa e più la sua figura risplende nel mito. Per ricostruire la sua storia e analizzare i suoi innumerevoli contributi al fumetto, esistono molte pubblicazioni e risorse web, che in questi giorni di celebrazione si sprecheranno e a cui vi rimando. Io mi voglio limitare a un ricordo personale, raccontando di quando lo incontrai per la prima volta.
Frequentavo la prima elementare e avevo da poco scoperto i supereroi Marvel, ma niente di quello che avevo visto fino a quel momento avrebbe potuto prepararmi ad “Agron cammina sulla Terra”, un’avventura di Capitan America pubblicata sul numero 185 di Thor (maggio 1978, Editoriale Corno).
Non si tratta certo della miglior storia di Kirby, risalente allo sfortunato periodo in cui tornò alla Marvel dopo la parentesi alla DC, ma a dispetto dei testi verbosi e solenni, rimasi folgorato dalla potenza grafica di quelle tavole, che sembravano letteralmente crepitare di energia. Teniamo conto che, all’epoca, i disegni dei fumetti di supereroi erano abitualmente più accademici e puliti (pensate a John Buscema o George Pérez), e quindi quella storia rappresentò per me un piccolo shock: lineamenti squadrati, anatomie massicce e soprattutto l’esasperata rappresentazione delle emozioni, tanto che ogni personaggio, in ogni vignetta, sembrava dover decidere da solo delle sorti dell’intero universo.

L’episodio si apre insolitamente con ben due splash-page successive ma non collegate, e già nella prima c’è un utilizzo narrativo della prospettiva, con il braccio del supereroe Falcon risucchiato da una misteriosa energia la cui origine è fuori campo. Girando pagina, ci viene presentato subito l’antagonista Agron, cioè una specie di zombi ipertrofico che brilla come un’esplosione atomica. Le origini di questa creatura inarrestabile, che si sbarazza facilmente sia di Falcon che delle forze dell’ordine, sono presentate quattro pagine dopo, un’unica tavola in cui Kirby, con la consueta maestria, riesce a creare con pochi segni un mondo apocalittico e un futuro inesorabile. Capitan America, cioè il protagonista della serie, entra in scena solo a pagina 8, richiamato al dovere dallo SHIELD attraverso un normale apparecchio televisivo (!). Seguono ben 7 pagine di combattimento serrato fra Cap e Agron, ai quali si aggiungerà il redivivo Falcon, e benché nemmeno queste siano fra le migliori scene di lotta disegnate dal Re, apprezziamo ugualmente la spettacolare dinamicità delle sequenze e il ritmo mozzafiato, composto abilmente attraverso linee cinetiche che drammatizzano ogni vignetta. Nella migliore tradizione kirbyana, il mostro è sconfitto da una combinazione di tenacia, coraggio e tecnologia, perché alla fine Agron viene imprigionato in un avveniristico cilindro a prova di tutto. Sono le rassicuranti onomatopee “Clang! Clang!”, scritte su un improbabile sfondo rosa, a sancire la chiusura della trappola e la vittoria degli eroi, che infine decidono di festeggiare andando a colazione insieme (!!).

Sean Howe, nel suo libro Marvel Comics: The Untold Story, riporta che gli albi del periodo a cui apparteneva la storia con Agron andarono male, e Kirby dovette subire anche un’aperta ostilità dalla redazione, come si deduce da queste sue parole:
“…Era come un nido di vipere. E in un nido di vipere niente può sopravvivere. Alla fine i serpenti si uccidono a vicenda, e uccidono anche chi ha dato loro la vita”.
Il mio primo incontro con Kirby, quindi, avvenne in un periodo buio per il Re, tuttavia la sua personalità era lo stesso così forte che capii subito di trovarmi di fronte a qualcosa di grandioso, tanto che mi affrettai a recuperare tutto quello che potevo di quanto pubblicato in precedenza. Il tempo mi avrebbe dato ragione, e infatti anche le storie di quegli anni, al pari delle più celebri, sono oggi ristampate in continuazione, con alcune sequenze assurte ormai allo status di capolavori.

Quando l’artista James Romberger incontrò Kirby negli anni ’80 per mostrargli le sue tavole, il Re gli dette questo consiglio:
“Ragazzo, sei uno dei migliori. Ma porta le tue opere alle gallerie d’arte. Non fare fumetti. I fumetti ti spezzeranno il cuore”.
Non so esattamente cosa Kirby volesse dire, ma è sicuro che da quando incontrai Agron il mio cuore si è spezzato per sempre, e ancora oggi non cessa di sanguinare.
Grazie di tutto, Jack.

Alessio Bilotta

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La celebre foto che ritrae lo spartano studio di Kirby

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L’episodio raccontato da James Romberger visto da Dylan Horrocks

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