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Rischio spoiler: medio

Come scrive Giulio A. Gualtieri nella bella introduzione, la figura di Pasolini è stata ormai dimenticata, e rimangono soltanto “un nome con cui torturare gli studenti annoiati e un’incisione su di un monumento abbandonato”.
Sorte non troppo dissimile è toccata anche ad altri intellettuali italiani del ’900, quindi può sembrare paradossale che a ricordarlo sia proprio un prodotto di consumo come un albo da edicola, che peraltro si richiama esplicitamente ai fumetti “neri” degli anni ’70, malvisti anche dalla critica più inclusiva. La controversa figura di Pasolini viene proposta senza sconti, e se la cruda rappresentazione delle scene di sesso mercenario può risultare oltraggiosa, la trascrizione quasi letterale dei suoi pensieri, fortemente critici nei confronti del potere, fa pensare più ad un sentito omaggio che ad una vera provocazione.
Gli autori Recchioni (soggetto) e Vanzella (sceneggiatura) immaginano che i mandanti dell’omicidio Pasolini siano gli stessi politici e potenti protagonisti di Salò, il suo ultimo film, e quelli che vogliono cancellare per sempre le sue ultime tracce, non sono altro che la generazione successiva di burattinai, ugualmente corrotta e spietata.
Il ruolo del vampiro Pietro Battaglia è, come sempre, quello del braccio violento e sanguinario al servizio del potere, utile anche ad amplificare i toni grotteschi e velenosi della sceneggiatura, sempre in bilico fra la ricostruzione storica e l’eccesso. Se alla fine della storia il fantasma di Pasolini sembra finalmente trovare requie, noi ci auguriamo che anche un’operazione spregiudicata come questa possa invece contribuire a farlo uscire dall’oblio.

Alessio Bilotta

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