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Rischio spoiler: basso

Quando un genere narrativo ha dei codici ben definiti, la sfida di interpretarlo può essere davvero ardua per un autore. Il rischio di essere banali o irrispettosi può diventare alto, soprattutto se si azzarda l’approccio parodistico. Con Le Chat Noir (Coconino Press, 128 pagg., 17€), fumetto realizzato nel 2012 ma pubblicato soltanto adesso, Marco Galli evita però abilmente tutte le trappole, uscendo vincitore dalla sfida con l’hard boiled. L’autore bresciano ripropone infatti tutti i cliché di questo genere, dal detective scalcinato all’algida femme fatale, senza lesinare su sparatorie, inseguimenti, sangue e sesso, ma lo fa in modo consapevole, appassionato e divertito.
A differenza di operazioni come Sin City (1991-2000) di Frank Miller, in cui il tentativo sembrava essere quello di rifondare una mitologia, a Galli interessa di più smontare e rimontare il giocattolo, come afferma lui stesso nella prefazione, citando fra la sue fonti di ispirazione il film Alphaville (1965) di Jean-Luc Godard. Se uno dei temi di quella pellicola è la lotta contro una società totalitaria e tecnocratica, qui l’amore per la libertà c’è anche a livello stilistico e realizzativo, perché il fumetto è stato scritto e disegnato di getto, senza avvalersi di alcun dispositivo di sicurezza come sceneggiatura o storyboard.
Il risultato è sorprendente nella sua coerenza e seducente nella sua spontaneità, e anche l’apparente contrasto fra l’essenzialità del segno e la peculiare verbosità dei testi, che sembrano preponderanti ad un’occhiata superficiale, è in realtà una soluzione perfettamente equilibrata.

Da leggere durante un’afosa sera estiva sorseggiando un gin da quattro soldi, in libreria il suo posto è accanto ad Alack Sinner di Muñoz e Sampayo e a Città di vetro di Karasik e Mazzucchelli.

Alessio Bilotta

 

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