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loi_coverIl professor Mercurio Loi ci era piaciuto parecchio fin dal suo esordio nel 2015 sul #28 della collana antologica “Le Storie” (qui il nostro post), in quello che sembrava un test per una serie regolare. Serie che ha puntualmente debuttato alla fine di maggio, ripresentando i personaggi principali e lo scenario in cui si svolgono le avventure, cioè la città di Roma nel 1826. La storia, dal sapore holmesiano, vede protagonista Loi nella sua veste più avventurosa, quella di indagatore notturno, sempre alla ricerca di spericolate sfide di intelligenza. Sì, perché Mercurio Loi è abbastanza atipico come eroe dei fumetti, considerando che non è aitante, né bello e neppure affascinante, e forse neanche troppo simpatico, perché in queste prime storie appare saccente e molto poco passionale. Mi ha fatto venire in mente un articolo che avevo letto in cui si spiegava perché le sculture rappresentanti gli antichi dei ed eroi della Grecia classica avessero il pene piccolo: era un modo per esaltare le qualità razionali ed intellettuali degli uomini ideali, in netta contrapposizione con le creature bestiali tipo i satiri, dominate dalla lussuria e provviste di organi sessuali enormi.
In poche parole, quindi, Mercurio Loi è un personaggio nuovissimo nel mondo del fumetto italiano, non soltanto perché le sue avventure si svolgono in patria, ma perché riesce a fare a meno dell’abusato coté romantico-forzuto comune a tutti gli eroi più popolari. Non è un caso, azzardiamo, che il primo episodio si intitoli programmaticamente “Roma dei pazzi”, come se Mercurio Loi fosse destinato a portare la luce in un mondo dominato dall’irrazionalità.

Anche il prodotto editoriale “Mercurio Loi” è abbastanza nuovo nel panorama nazionale, sia perché sembra presupporre una “continuity” più stretta sullo stile americano, sia perché fonde l’impostazione popolare da edicola con vocazioni più autoriali. Lo dimostrano le copertine affidate a Manuele Fior, fin qui attivo come autore di sofisticati graphic novel, e ovviamente i soggetti e le sceneggiature di Alessandro Bilotta, ormai da diversi anni uno degli scrittori più originali del settore. Assolutamente da non trascurare la squadra di disegnatori assegnata alla serie, capitanata dall’ottimo Matteo Mosca, fido collaboratore di Bilotta e autore di questa prima storia. Qui la pagina ufficiale della serie sul sito dell’editore, con tutte le informazioni che servono.

Sorprende un po’, in un fumetto così ben congegnato, una svista ortografica abbastanza grossolana all’interno dell’albo, ma considerata la qualità generale, ci possiamo senz’altro passare sopra.
Non ci resta che augurare buona fortuna a questo eccezionale team di autori e invitare tutti gli appassionati a seguire ogni numero della serie. Noi lo faremo senz’altro.

Alessio Bilotta

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