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cover369L’ultimo numero di Dylan Dog mi è piaciuto molto e, anzi, credo che sia una delle storie a fumetti più interessanti e originali uscite in edicola negli ultimi anni.
La linea narrativa principale è un intreccio abbastanza classico con evocazioni e possessioni demoniache, disegnato in modo tradizionale e un po’ vintage dai veterani Giuseppe Montanari ed Ernesto Grassani. Parallelamente a questa trama, si sviluppa una vicenda dal sapore claustrofobico e quasi metafisico realizzata da Paolo Bacilieri con il suo tratto personalissimo, in cui il protagonista è un autore di fumetti privo di memoria rinchiuso in una toilette. Per la precisione, si tratta dello stesso autore che ingaggia Dylan Dog nella trama parallela principale, ma che alla fine è l’Autore in generale. O forse, anche l’immagine che l’autore ha creato di sé: l’autore inventato dall’autore. Detta così può sembrare cervellotica, ma in realtà si tratta di un piacevole gioco di specchi, metafore, rimandi e passaggi da un livello di lettura all’altro, con una buona dose di autoironia e qualche frecciatina a certa critica che preferisce confrontarsi sulle definizioni anziché sui contenuti.

DyDL’unica definizione buona, in definitiva, è ancora quella più genuina di “fumetto”, e anche i fastidiosi distinguo fra prodotti seriali e prove d’autore possono essere facilmente superati, come dimostra proprio la sceneggiatura di questo albo, scritta da Ratigher, artista che in altri tempi avremmo potuto catalogare come underground. Anche la nuova serie appena uscita Mercurio Loi sembra andare in questa direzione, annullando la distanza fra “serialità” e “autorialità”.
In uno dei punti di contatto fra le due trame parallele, Dylan distrugge in mille pezzettini il capolavoro ancora inedito dell’autore posseduto dal proprio demone, quasi come se un personaggio così popolare e ingombrante non possa fare altro che uccidere la creatività. Queste però sono considerazioni che poco mi competono, e che magari svilupperà bene qualcun altro più preparato di me. Ribadisco soltanto che questa storia mi ha conquistato, e ammetto di essermi un po’ dispiaciuto quando ho letto opinioni di persone che non sono d’accordo con me.
Alcune di queste opinioni sono state espresse in modo pacato e civile, e anche se a volte sono figlie della nostalgia per la gioventù, non posso fare altro che rispettarle.
Fin qui, dunque, tutto bene.
Le cose sono cominciate ad andare male quando ho scoperto lo tsunami d’odio che ha investito Ratigher sul suo blog, a commento di un post invece molto rispettoso nei confronti di Dylan Dog e della sua mitologia.
Non posso dire di essere stupito, i cosiddetti “hater” pullulano anche nel mondo del fumetto, tuttavia questi insulti feroci e gratuiti mi hanno fatto male, forse perché non mi ero mai addentrato così in profondità. Insulti vomitati, quasi inutile sottolinearlo, in modo rigorosamente anonimo. Il desolante quadro viene completato da rigurgiti di razzismo verso l’Islam, dai consueti e ridicoli attacchi a Recchioni e da battute grevi da caserma. Quello che possiamo affermare con certezza è che questi individui non hanno compreso nulla di quello che hanno letto, e forse, in certi casi, nemmeno hanno sfogliato l’albo in questione.

Per favore cari signori, smettetela di torturarci con la vostra ignoranza e la vostra volgarità, ci sono altre tribune virtuali che saranno lietissime di ospitarvi e che noialtri possiamo tranquillamente ignorare, come abbiamo sempre fatto.

Alessio Bilotta

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