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Ovvero: alcune impressioni su “Guardiani della Galassia Vol. 2”, visto ieri al cinema.
Non proseguite oltre se siete intolleranti agli spoiler.

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Come ci ricorda David Hasselhoff nei deliziosi titoli di coda, stiamo vivendo tempi difficili, in cui la via di fuga scelta da molti sembra essere quella di guardare con eccessiva indulgenza al proprio passato. Lo dimostrano, ad esempio, il successo di una serie come “Stranger Things” e anche il manifesto della prossima edizione di Lucca Comics&Games, dichiaratamente costruiti su un immaginario condiviso da praticamente chiunque sia stato un bambino occidentale negli anni ’80.

Anche le fondamenta narrative dei Guardiani si appoggiano sulla mitologia di quell’epoca, tant’è che il film inizia proprio nel 1980, con un Kurt Russell ringiovanito digitalmente e non ancora inselvatichito dal ruolo di Snake Plissken. E se questo non bastasse, oltre al fulminante cameo di Hasselhoff, appare in un breve ruolo anche Sylvester Stallone, indiscusso protagonista di quegli anni nei panni di numerosi eroi muscolari. Ad uno sguardo superficiale, complice anche la straordinaria e ruffiana colonna sonora, potrebbe sembrare che il film diretto da James Gunn sia l’ennesimo rigurgito nostalgico buono soprattutto per 35enni in cerca di conforto, ma in realtà questo è poco più di uno specchietto per le allodole, perché i Guardiani sono tra i rari supereroi cinematografici buoni anche per le nuove generazioni. Si tratta, infatti, di personaggi marginalissimi dell’Universo Marvel, e che quindi possono tranquillamente essere rimodellati senza che nessun vecchio fan si senta tradito. Nelle immagini a seguire possiamo vedere alcuni dei protagonisti in precedenti e spesso imbarazzanti apparizioni cartacee: mi piacerebbe viaggiare indietro nel tempo per scommettere sul loro successo, perché è abbastanza ovvio che nessuno, all’epoca, lo avrebbe fatto.

Mi sembra, tuttavia, che ci sia dell’altro, e cioè un tentativo di superare finalmente questo ingombrante sentimento nostalgico per guardare più serenamente verso il futuro, senza dover recidere violentemente le proprie radici, come capita invece in “Star Wars Ep. VII”. Mentre in quel caso un confuso e rancoroso Kylo Ren uccide senza pietà il padre naturale Han Solo, presagendo tempi terribili, stavolta la situazione è ribaltata. È vero, anche Peter Quill deve uccidere il proprio padre naturale, sebbene a ragion veduta e non in prima persona, ma è il padre adottivo di Peter, il mercenario spaziale Yondu, a sacrificarsi volontariamente perché una seconda e una terza generazione di eroi possano salvarsi per continuare a difendere la galassia. Stallone/Stakar Ogord guarda da lontano con sguardo soddisfatto e annuncia di voler tornare in azione, ma in sostanza benedice il passaggio di consegne. Gli eroi tutti d’un pezzo degli anni ’80, insomma, fanno un passo indietro e lasciano la scena ad un variegato gruppo multi-etnico di teste calde che, vale la pena sottolinearlo, salva l’intero universo grazie alla bomba piazzata dentro un mega-cervello antichissimo dal piccolo Groot, un bambino-pianta dagli occhioni teneri che rappresenta il legame con la natura e, forse, una prossima rinascita.

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A livello spettacolare, il film garantisce oltre due ore di goduria assoluta, e anche se non mancano i momenti strappalacrime, non ci si prende mai troppo sul serio. Gunn, anche sceneggiatore, prosegue l’ottimo lavoro svolto con il primo episodio, definendo ancora meglio il carattere dei vari personaggi e approfondendo le relazioni reciproche, e sebbene i protagonisti si richiamino tutti a figure archetipiche della narrazione avventurosa, risultano freschi e accattivanti, pronti a dare origine ad un rutilante diluvio di gadget e “prodotti collaterali”. A margine, Gamora e soprattutto Nebula sono fra i personaggi femminili meglio scritti di tutti i cinecomics usciti finora.

Non rimarranno delusi neppure i nerd, grazie al più divertente cameo di Stan Lee di sempre e all’annuncio ufficiale che sarà Adam Warlock il personaggio al centro della prossima saga, la Guerra dell’Infinito, che dovrebbe riunire tutti i supereroi Marvel in una esagerata orgia fantastica. La aspettiamo con una discreta impazienza, nella speranza che continui l’approccio positivo verso il futuro iniziato con questo film: siamo tutti Groot, con le radici ben piantate nella tradizione ma con lo sguardo sfrontato di un adolescente affamato di novità.

Michael Wotruba

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