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golem

* * *  Non proseguire oltre se ti infastidiscono le anticipazioni * * *

La prima volta che mi sono imbattuto nel mito del Golem fu in una vecchia storia degli Invasori, un gruppo di supereroi operanti durante la seconda guerra mondiale. Ricordo abbastanza bene lo stile peculiare di Frank Robbins, ma il personaggio (vedi figura più sotto) mi pare non si discostasse molto dai suoi compagni in calzamaglia, perché salvava tutti a suon di super-cazzotti.

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Nella storia scritta da Francesco Artibani, invece, sembra che gli eroi invincibili possano al massimo servire da ispirazione, perché poi sono gli uomini semplici che affrontano gli orrori della guerra cercando di difendere la giustizia. Il Golem in questione, infatti, non può risolvere con una carneficina il conflitto con i nazisti durante l’occupazione di Praga, e anzi rinuncia persino al suo ruolo di difensore degli ebrei, affermando di non appartenere al nostro mondo. Emblematica, da questo punto di vista, la potente vignetta che occupa quasi interamente pagina 102, in cui il colosso ferma un treno in corsa a mani nude. Si tratta di un’impresa abbastanza ricorrente nelle avventure dei supereroi, ma stavolta l’esito non è dei migliori, perché l’arresto dei convogli serviva solo a far scattare una sanguinosa trappola tesa dai nazisti. Vis vim peperit, dicevano gli antichi romani, la violenza genera violenza.
Sembra quindi molto più efficace l’operato del vero protagonista della vicenda, il medico volontario Radek, per il quale il coraggio nasce da una difficile sintesi fra determinazione e prudenza, e la cui umile rettitudine svetta sia rispetto all’incoscienza dei giovani ribelli, sia nei confronti dell’avido e meschino burattinaio Glonek.

golem-11Le tavole di Werther Dell’Edera, anche attraverso suggestive soluzioni prospettiche, restituiscono molto bene l’atmosfera crepuscolare che si deve respirare vivendo da clandestini sotto l’oppressione. Apprezziamo in modo particolare quella che possiamo definire come “economia del tratto”, perché con pochissimi segni sottili l’autore riesce a dare carattere a tutti i personaggi, infondendo loro una forza emotiva che quasi sconfina con l’espressionismo. Eccellente anche l’utilizzo delle campiture nere, sia negli scorci notturni degni di Murnau, sia come soluzione grafica per far schizzare dai volti occhi e bocche carichi di turbamenti.

L’albo rimane in edicola fino al 10 novembre (qui tutti i dettagli) e vi consigliamo caldamente di non lasciarvelo sfuggire, magari anche questa volta in attesa di una riedizione di pregio.

Alessio Bilotta

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