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L’immagine di copertina del #1

Tutti i supereroi Marvel più popolari sono stati protagonisti negli ultimi anni di almeno un film o una serie tv, per cui le nuove produzioni devono andare a pescare anche fra i personaggi meno noti al grande pubblico. Dopo i Guardiani della Galassia, in autunno toccherà al Doctor Strange, il “mago supremo” che non ha mai avuto particolare fortuna nei fumetti nonostante si siano succeduti sulle sue pagine alcuni grandi artisti come Steve Ditko, Gene Colan e Marshall Rogers.
Il film è interpretato dal celebre Benedict Cumberbatch e si preannuncia come un prodotto con buone potenzialità, sicuramente molto più ambizioso dell’imbarazzante tv movie (visibile qui) che lo ha preceduto nel 1978. Sapremo tutto il 26 ottobre, quando uscirà in Italia.

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È più forte Benedict Cumberbatch o Peter Hooten?

Una nuova versione cartacea del personaggio era quindi necessaria per tirare la volata al possibile blockbuster, ma il risultato è piacevolmente sorprendente, almeno a giudicare dai primi due numeri dell’edizione italiana, un mensile che ha debuttato in edicola a giugno.
L’approccio dello sceneggiatore Jason Aaron e del disegnatore Chris Bachalo è un tentativo riuscito di aggiornare l’appeal del personaggio, mantenendo comunque forti legami con la tradizione, per non scontentare nessuno. Ecco quindi che le “origini segrete” sono fedelmente riassunte nella primissima pagina, mentre il nuovo costume riprende gli elementi più caratterizzanti sostituendo quelli meno verosimili con abiti e accessori di tutti i giorni, anche per non allontanarsi troppo dalla versione cinematografica a venire.

Si gioca molto sul significato della parola “dottore”, e il buon Stephen Strange viene presentato come uno specialista al quale ci si rivolge per casi irrisolvibili dalla medicina tradizionale, tipo le larve mentali che infestano la testa della sua prima cliente. Come sempre nella sua lunga avventura editoriale iniziata nel 1963, il dottore rimane l’unico baluardo fra il mondo come lo conosciamo e altre infinite dimensioni magiche, tutte popolate da strane creature che cercano continuamente di introdursi nella nostra realtà per creare problemi.

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Rispetto ad altre versioni storiche del personaggio, questa di Aaron perde forse un po’ di solennità e mistero, ma acquista in umanità e leggerezza, grazie anche alle stravaganti, caotiche e rigogliose tavole di Bachalo, un artista che sarebbe potuto piacere a Jacovitti, con il quale condivide l’orrore per il vuoto e l’amore per il bizzarro. Nonostante alcuni passaggi più cupi, nei tre episodi letti non è l’inquietudine la sensazione prevalente, quanto piuttosto una curiosità divertita, perché Bachalo preferisce i colori e la morbidezza delle forme, come se fosse tutto un piacevole incubo. Forse quello dei nemici che si nascondono fra di noi è un concetto già abbastanza temuto nella vita di tutti i giorni, e la cultura popolare può elaborarlo solo in questo modo per esorcizzarlo.

Una serie che consigliamo caldamente di provare (qui maggiori dettagli), senza trascurare le storie di Scarlet Witch in appendice, il cui primo episodio spicca per le tenebrose illustrazioni di Vanesa Del Rey.

Alessio Bilotta

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