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La settimana scorsa, che si è conclusa con il mancato raggiungimento del quorum per il referendum sulle concessioni estrattive, è stata politicamente vivace anche nel mondo del fumetto italiano. Dopo il brutto episodio di Romics (guarda qui), infatti, sono usciti sia il fumetto che non è piaciuto ai fascisti sia un ponderoso libro di Zerocalcare, forse la sua opera più importante finora, dove si parla anche di Rojava, ISIS e PKK.

Ricordati di cliccare sui titoli dei fumetti se vuoi conoscere maggiori dettagli.

  

Un libro
KOBANE CALLING di Zerocalcare (Bao Publishing | 20 €)

Se ci limitassimo ad osservare la produzione per così dire “ufficiale” di Michele Rech detto Zerocalcare, cioè i libri di enorme successo a marchio Bao, noteremmo una certa distanza rispetto ai lavori più impegnati realizzati parallelamente dall’autore romano. Come ha dichiarato lo stesso Rech, infatti, la politica è stata intenzionalmente lasciata fuori dalle storie che hanno fatto impazzire schiere di lettori, perché Zerocalcare ha sempre preferito concentrarsi sui lati più superficiali e buffi della sua vita (qui un breve documentario in cui l’autore spiega questa scelta). Almeno fino a quest’ultimo libro, che racconta dei due viaggi fatti da Rech fra Turchia, Siria e Iraq, ai confini e poi all’interno di una pericolosa zona di guerra e di resistenza all’ISIS, il Rojava. Questa regione martoriata dai conflitti ha autoproclamato la sua indipendenza dalla Siria nel 2013, ispirandosi ai principi della solidarietà, della convivenza pacifica e dell’uguaglianza di genere, cultura e religione.

Anche se non mancano le consuete battute in romanesco, Rebibbia e le metafore con i suoi feticci pop, stavolta la narrazione di Zerocalcare sembra più misurata e prudente, preoccupata di descrivere bene cosa sta succedendo, sia nella sua testa (e nel suo cuore), sia nel territorio che attraversa, raccontato quasi esclusivamente attraverso le parole delle persone straordinarie che ha incontrato.
Il compito di informare e sensibilizzare lettori non necessariamente interessati a tematiche politiche e sociali non era per niente facile, ma Rech sembra essere riuscito a toccare le giuste corde emotive, anche grazie ad un approccio molto onesto e al netto di un po’ di retorica e didascalismo, forse in qualche modo necessari.

Può darsi che alcuni fan, quelli fissati con i plumcake e i “disegnetti”, rimangano un po’ spiazzati da questo libro, ma è anche per questo che mi auguro file ancora più lunghe ed entusiaste alla presentazione del prossimo.

Voto: 7,5

zc

Un albo
QVANDO C’ERA LVI #1 di Daniele Fabbri e Stefano Antonucci (Shockdom | 3 €)

Il grottesco tentativo da parte di alcuni esponenti di Casapound di denigrare e rovinare l’ultima fatica di Fabbri e Antonucci, già noti per la serie satirica su Gesù e il mondo cattolico, ha dimostrato una volta di più la necessità di attaccare certi residuati con le armi del sorriso e dell’intelligenza. Gli autogrill ricchi di souvenir fascisti e i calendari di Mussolini che ogni dicembre infestano le edicole sono evidentemente solo la punta di un grosso iceberg nero, pertanto ben venga questa riuscita satira sui nostalgici del ventennio, nella quale il duce viene riportato in vita da un manipolo di inetti. Ovviamente con conseguenze impreviste e spassose, che saranno sviluppate nei prossimi 3 numeri della miniserie.

Mi verrebbe da dire che gli autori hanno avuto vita facile, considerando che determinati costumi e convinzioni basterebbe mostrarli per suscitare ilarità e sgomento (conosci la “cinghia-mattanza”?), ma evidentemente non è così, quindi bravi loro per averne sviscerato anche gli aspetti più paradossali.

Note di merito per il segno sghembo di Antonucci, una lente deformante che trasforma i mostri in mostriciattoli, e per gli extra a conclusione dell’albo ad opera di Marco Tonus e altri, che contribuiscono a rendere davvero golosa questa pubblicazione. Il numero 2 è previsto per luglio.

Voto: 7,5

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Alessio Bilotta

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