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DYLAN-DOG-353Forse ricorderete la frase di lancio di Asso, uno dei lavori più personali di Roberto Recchioni, che, parodiando il tenente Cobretti, recitava così: “il graphic novel è la malattia. Lui è la cura”.
Mi è tornata in mente dopo la lettura dell’ultimo numero di Dylan Dog, che penso funzionerebbe benissimo anche come antidoto a tutti quei romanzi grafici buoni per un ipotetico Sundance Festival dei fumetti. Nella sceneggiatura di Fabrizio Accatino, infatti, non c’è spazio per ossessioni veriste o socio-politiche, e anche i disegni di Luca Casalanguida rifuggono da ispirazioni sofisticate, rinunciando decisamente a soluzioni estetiche fini a se stesse.
Si tratta di una classica indagine a tinte horror, e la particolarità consiste nel fatto che Dylan interagisce con un personaggio realmente esistente, vale a dire l’attore Ian Ogilvy, protagonista dell’oscuro e misconosciuto film (Il grande inquisitore) che presta il titolo alla storia. E ancor più oscura è la vicenda personale del regista di quel film, Michael Reeves, morto giovanissimo per un’overdose di barbiturici, vicenda che Accatino ricostruisce aggiungendo alcuni elementi di fantasia e che dà il via all’avventura di Dylan Dog. Come nei migliori esempi di Cinéma bis, in questa moderna caccia alle streghe gli autori non lesinano violenza, sadismo e sangue, in un crescendo che culmina nel folle inseguimento finale, dove c’è un formidabile “ghost driver” con la pelle più dura di quella di Terminator. Sono rispettati anche tutti i cliché della serie, e così Dylan si porta a letto la bibliotecaria sexy mentre Groucho dà il meglio di sé con almeno tre tavole zeppe delle sue peggiori battute, completamente ininfluenti per il dipanamento dell’intreccio. Essenziali, leggibili e funzionali alla sceneggiatura, quindi perfettamente conformi ai canoni classici bonelliani, i disegni di Casalanguida, del quale apprezziamo l’abilità a districarsi con stili diversi, utilizzati per caratterizzare le varie epoche.
Si poteva, tutto sommato, osare anche oltre, spingendo più forte sul doppio pedale “sesso & violenza”, ma forse non è ancora il caso di turbare i soliti benpensanti, e quindi ci auguriamo che succeda più avanti. Abbastanza sorprendenti, infine, i refusi nei redazionali, e forse anche nella copertina (la ragazza non dovrebbe essere mora?), ma va bene così. Dopotutto, sono solo fumetti.

DYLAN DOG #353 è appena uscito in edicola e ci rimarrà fino al 25 febbraio, come al solito ha 94 pagg. in b/n e costa 3,20 €.

Alessio Bilotta

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