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A tre giorni dal primo anniversario dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo è difficile per me capire quali sono state le conseguenze di quella tragedia sulla società civile e, in particolare, sulla satira: forse ne comprenderemo meglio la portata fra qualche anno. Per adesso, una delle poche certezze è che la rivista continua a vivere e non ha abbandonato i suoi bersagli tradizionali, come dimostra la copertina del numero celebrativo che sarà nelle edicole francesi il prossimo 6 gennaio, stampato in ben un milione di copie.

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Disegno di copertina di Laurent Sourisseau in arte Riss, attuale direttore del periodico e uno dei pochi sopravvissuti alla strage dello scorso anno, quando fu gravemente ferito ad una spalla.

Un’altra certezza è la tiratura francese di Catharsis, una toccante rielaborazione del lutto realizzata da Luz e pubblicata quattro mesi dopo l’attentato, che rappresenta fino ad oggi la testimonianza più importante collegata ai fatti (ne avevo parlato qui).
Come ci comunica il sito ACBD, puntualmente segnalato da Fumettologica, sono state stampate circa 93.000 copie di Catharsis, un dato che in Italia sarebbe eccezionale ma che Oltralpe quasi impallidisce di fronte ai 2,25 milioni di copie dell’ultimo album di Astérix o alle 300mila dell’ultima avventura di Corto Maltese. Il titolo non rientra nemmeno fra i primi 30 libri a fumetti del 2015 con le tirature più alte, surclassato anche da Les Minions 2.

Forse è stato sciocco da parte mia pensare che il lavoro di Luz avrebbe potuto fare numeri più alti, e forse chi conosce bene il mercato francese mi dirà che si tratta, in ogni caso, di un esito eccellente. Può darsi, però ammetto che ci avevo sperato in un risultato clamoroso, perché avrebbe confermato, in qualche modo, la straordinaria partecipazione popolare che avevamo registrato nei giorni successivi all’attentato, quando tutti “erano Charlie”. Magari, molte di quelle persone, Charlie Hebdo non lo avevano mai neanche sfogliato, e sicuramente molti personaggi importanti che si sono accodati al corteo funebre lo hanno fatto per pura convenienza politico/mediatica, tuttavia voglio credere che quella grande ondata emotiva fosse sincera, almeno per la maggior parte. Per quello mi sarebbe piaciuto che, qualche mese dopo, fossero state stampate molte più copie, ma evidentemente l’editore ha fatto bene i conti, anche perché siamo ancora alla prima edizione.

È quasi come se, in questi tempi iper-accelerati, l’indignazione, l’impegno e la partecipazione durassero lo spazio di un paio di settimane al massimo, prima di essere annacquati dalle abitudini e dalla quotidianità. Dopo tutto, vivere una tragedia da spettatori lontani, limitandosi a sventolare un vessillo elettronico alla moda, è molto più semplice che condividere, seppure in minima parte, il dolore di chi quella tragedia l’ha vissuta davvero.

Alessio Bilotta

Per maggiori approfondimenti:
sito ufficiale di Charlie Hebdo
articolo di Libération

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