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Ho letto un sacco di recensioni e commenti a proposito de Il risveglio della Forza, cioè l’Episodio VII di Star Wars uscito da poco nei cinema, e quella con cui mi trovo maggiormente in sintonia è stata scritta qui da Diego Cajelli, forse perché lui si definisce “ateo” rispetto a quella che ormai è diventata una specie di religione, con tanto di vangeli apocrifi e apostasie, e anch’io mi sento così, senza santi da venerare e senza demoni da combattere.


****** Continua a leggere solo se non ti curi degli spoiler ******

Sapevo già prima di entrare in sala che avrei assistito ad un tentativo di rifondare il mito cinematografico nato quasi 40 anni fa, e non solo perché almeno su questo punto si trovano d’accordo anche le recensioni più divergenti, ma perché sembrava l’operazione più sensata a livello imprenditoriale. Era necessario, infatti, sia coinvolgere il maggior numero possibile di spettatori, compresi i fan più incalliti, sia iniziare ad allevare una nuova generazione di aficionados, pronti a finanziare incondizionatamente l’Impero dei gadget ispirati alla saga.
Le mie aspettative, quindi, erano soltanto quelle di assistere ad uno spettacolo ben congegnato, coinvolgente ed epico, e che magari toccasse anche le malinconiche corde della nostalgia, considerando che nel 1977 ero un seienne che vide l’Episodio IV in preda ad un fortissima eccitazione, che durò parecchi giorni.

Sarà perché in fondo Natale piace anche agli atei, ma non sono rimasto deluso e, anzi, mi sono molto divertito, trattenendo a fatica qualche lacrimuccia di commozione… insomma, Harrison Ford ha 73 anni e Carrie Fisher 59, e vedere che anche gli eroi invecchiano così, dignitosamente ma senza pietà, mi fa un brutto effetto. Sono anche d’accordo, in realtà, con quanti hanno stigmatizzato la mancanza di originalità nella trama e, in generale, la scarsa inventiva di sceneggiatori e regista, ma credo che, viste le premesse, non ci si potesse aspettare molto di più.
I nuovi protagonisti, in effetti vecchi archetipi solo un po’ rispolverati, mi sembrano riusciti e promettenti, e la coppia Rey/BB-8 non fa rimpiangere gli omologhi Luke/R2-D2, aggiornando al gusto contemporaneo una collaudata formula di successo. Non condivido, invece, le critiche alla presunta mancanza di spessore dell’antagonista, il tormentato Kylo Ren, che di sicuro non ha il carisma di Darth Vader, ma che probabilmente è anche l’unico tipo di “supervillain” che quest’epoca può generare. Si tratta, infatti, di un personaggio rancoroso e incompleto, solipsistico ma allo stesso tempo alla ricerca di approvazione, quasi come se un utente medio di Facebook potesse sfruttare la Forza. Forse il regista e sceneggiatore J.J. Abrams, al contrario di Lucas nel secolo scorso, non nutre grande fiducia nella generazione successiva alla propria, tant’è che il giovane Kylo Ren arriva fino ad uccidere il vecchio padre Han Solo, in un eccesso di rara crudeltà, mentre l’incrollabile fiducia del generoso Luke Skywalker riusciva a salvare, seppure all’ultimo istante, l’anima del genitore, Anakin/Darth Vader.
Chissà, la differenza fra il primo film della saga e questo magari sta proprio nell’atteggiamento verso il futuro, che se nel 1977 faceva credere nella prossima e definitiva sconfitta del male, oggi trasmette soprattutto insicurezza e sfiducia, tanto che le uniche certezze sembrano appartenere alla mitologia del recente passato, al quale si guarda sempre più spesso alla ricerca di elementi di coesione e incoraggiamento.

Alessio Bilotta

Per saperne di più:
recensione a fumetti entusiasta di Zerocalcare
recensione a fumetti delusa di Leo Ortolani

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