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Quando qualcuno intraprende un’impresa difficile, bisognerebbe sempre tenerne conto al momento di valutare i risultati raggiunti, anche se l’impresa in questione dovesse essere particolarmente remunerativa.
È con questo approccio disponibile e possibilista che mi sono recato alla visione del film dei Peanuts (re-intitolato Snoopy & Friends nella versione italiana), perché gli sceneggiatori e il regista si sono confrontati con una mole di materiale davvero gigantesca, riassumibile in 50 anni di pubblicazioni ininterrotte in tutto il mondo e nel terzo posto occupato dal loro creatore, Charles M. Schulz (1922-2000), nella classifica delle celebrità scomparse che guadagnano di più.
Trattandosi di personaggi e gag che hanno popolato l’immaginazione di diverse generazioni, grazie anche ai diari scolastici e a tonnellate di merchandising, nessuno può negare la difficoltà dell’impresa, nemmeno i numerosi detrattori che hanno sparato a zero sul film senza nemmeno vederlo.

Il risultato finale forse non è perfetto, ma la prova mi sembra superata bene ugualmente, perché non ho rilevato nessuno snaturamento significativo della poetica di Schulz, seppur semplificata per venire incontro al pubblico infantile. Ammetto che anch’io ero spaventato dal 3-D, una tecnica che non amo particolarmente, e temevo che utilizzarla per rappresentare personaggi da sempre bidimensionali avrebbe prodotto dei risultati sgradevoli. Gli animatori sono invece riusciti nel miracolo di coniugare la delicatezza del segno lineare di Schulz con gli effetti di volume tipici del 3-D, grazie a soluzioni semplici ma particolarmente riuscite, come la scelta di mantenere le stesse linee sottilissime dei fumetti per le bocche e le rughe di espressione. Non ho avvertito, pertanto, il fastidio che a volte procurano i personaggi così progettati, che possono diventare facilmente ingombranti e freddi, perché Charlie Brown e i suoi amici riescono a mantenere quella levità e quella sobrietà che li hanno sempre contraddistinti anche nelle strisce. Interessanti e ben riuscite, sebbene un po’ troppo lunghe, anche le sequenze dedicate a Snoopy, inserite soprattutto per far salire il ritmo e il divertimento, oltre che per fornire un diversivo alle avventure dei piccoli protagonisti, proprio come succedeva nei fumetti.

Qualcuno ha scritto che l’apparizione della mitica ragazzina dai capelli rossi, e il finale etichettato come consolatorio, avrebbero tradito lo spirito della striscia, oltre che il carattere di Charlie Brown. Io non sono d’accordo, perché se è vero che non c’è stato molto spazio per le illuminanti considerazioni filosofiche dei protagonisti sulla vita e tutto il resto, è altrettanto vero che il buon vecchio “Ciccio” non è mai stato un vero perdente, ma uno che ci ha sempre provato, senza arrendersi mai e a dispetto delle numerose avversità. Charlie Brown è una persona mai come oggi fuori moda, perché onesto, responsabile, determinato e generoso, e tutti noi che lo amiamo da una vita abbiamo sempre fatto per lui un tifo sfegatato, anche se sapevamo che le dinamiche della striscia lo avrebbero condannato ogni volta senza appello. Non trovo affatto scandaloso, quindi, che la storia si concluda con un lieto fine, in fondo al cuore è quello che tutti noi avremmo sempre voluto per lui, fin dalla prima volta che lo abbiamo visto ruzzolare nel tentativo di calciare il pallone da football spostato all’ultimo momento da Lucy.

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Anche se gli ottimi risultati al botteghino mi fanno dubitare fortemente, mi auguro che non ci saranno seguiti al film, che per noi vecchi fan ha senso soltanto come una poetica conclusione della saga. Sono invece abbastanza sicuro che tutti i bambini a cui il film è piaciuto andranno a ricercare i fumetti, e questo per il nostro medium preferito sarà comunque un grandissimo risultato.

Il film è uscito in sala il 4 novembre, dura 88 minuti ed è stato prodotto da Blue Sky Studios; la regia è di Steve Martino, mentre la sceneggiatura è stata scritta da Craig e Bryan Schulz, rispettivamente figlio e nipote di Charles, e da Cornelius Uliano.

Alessio Bilotta

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