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Negli ultimi tempi, grazie anche all’aiuto di internet, il fumetto umoristico sta vivendo in Italia una stagione con grande abbondanza di proposte, che però raramente riescono ad interessarmi, un po’ perché non mi fanno ridere e un po’ perché, troppo spesso, il segno è davvero povero.
È quindi con grande piacere, perché in controtendenza con quello che ho appena scritto, che segnalo l’uscita dell’ultimo libro di Roberto Totaro, cioè uno degli autori italiani di strisce umoristiche più importanti degli ultimi 20 anni, grazie soprattutto al Maestro di Nirvana ed alle collaborazioni con Comix.


Ad un osservatore superficiale, L’Uomo della Strada potrebbe sembrare una massiccia raccolta di vignette a tutta pagina, che vedono l’esordio di un nuovo personaggio: un signore di mezza età vestito di tutto punto, con occhiali, nasone e baffetti. Un uomo senza nulla di speciale, come ce ne sono tanti, un uomo della strada, per l’appunto. E questa strada grigia, che non inizia e non finisce, l’omino la percorre senza sosta, esattamente al centro della carreggiata, attraversando situazioni sempre più spassose, assurde e incredibili, anche con le incursioni di mostri ed extraterrestri, creature da sempre amatissime da Totaro. Eppure il nostro eroe senza qualità appare imperturbabile difronte a tutto quello che gli capita, fossero anche invasioni aliene, il risveglio di behemoth ancestrali o cimiteri infestati da zombi. Cammina mantenendo costante il suo passo, senza mai interagire con nessuno, se non verso il finale, naturalmente con esiti disastrosi.

Come accennavo prima, però, non si tratta semplicemente di una sequenza di vignette divertenti scollegate l’una dall’altra, perché il lungo percorso fatto dall’Uomo della Strada è anche una narrazione compiuta, che ci porta in posti dove all’inizio non pensavamo di poter finire, come ad esempio quei luoghi della nostra mente dove si acquattano l’insicurezza, la malinconia e il senso di non appartenenza. Senza mai annoiarsi e sempre con il sorriso sulle labbra, però, perché questo viaggio è anche un itinerario attraverso vari tipi di umorismo, comprese le sue declinazioni più surreali.

Ci dispiace molto quando il libro termina, perché vorremmo vedere ancora altre disavventure dell’omino con il nasone, che sono anche le nostre, infatti noi siamo come lui, senza meta eppure sempre in marcia.

scontro

L’autore cerca di eliminare il suo arcinemico Bruno Olivieri percuotendolo con una copia del libro

Il segno di Totaro è, come di consueto, estremamente sintetico ed efficace, forse anche un po’ più immediato e libero di quello al quale siamo abituati. La vera novità grafica e compositiva, però, risiede nelle inquadrature, perché il punto di vista del lettore/spettatore è stato collocato insolitamente in alto, e non di fronte ai personaggi, come succede nella maggior parte delle strisce. Questa scelta rende possibili soluzioni più ariose e originali, costringendo chi guarda a stare distante da tutto quello che succede.
Si sa, a volte per vedere più chiaramente le cose bisogna allontanarsene, e se poi si ha la possibilità di guardarle attraverso la lente deformante dell’umorismo, si possono anche capire meglio.

Il libro, in formato orizzontale, è stato appena presentato a Lucca, ha 132 pagine in b/n e costa 15€. Puoi trovarlo in libreria e in fumetteria.

Alessio Bilotta

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