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Fra i tanti motivi che dovrebbero convincere qualunque lettore di fumetti ad acquistare il #1 di Morgan Lost, cioè l’ultima creazione dello sceneggiatore di lungo corso Claudio Chiaverotti, forse ce n’è uno che li riassume tutti, e cioè il bel carico di novità che contiene, seppure in un impianto complessivo ancora abbastanza fedele agli standard bonelliani.
Il protagonista, infatti, è l’ennesimo uomo con la pistola, non proprio un poliziotto ma un cacciatore di serial killer, e anche lui si fregia del solito nome “programmatico” e non verosimile, che a pronunciarlo ancora non mi convince tanto, anche se alla fine credo sarà azzeccato, perché facile da scandire e memorizzare.
Le analogie con la produzione tradizionale dell’editore milanese, tuttavia, in pratica si fermano qui, fatta eccezione per lo stile accademico dei disegni dell’ottimo Michele Rubini, impeccabili ed evocativi, però senza mai essere troppo originali, forse anche a causa di una regia che non vuole osare.


Le cose si fanno parecchio più interessanti quando andiamo a leggere la storia, scoprendo che è ambientata negli anni ’50 di una linea temporale alternativa alla nostra, in cui la burocrazia ha preso il potere, le ore di luce sono pochissime e la seconda guerra mondiale non c’è mai stata. Questo classico espediente narrativo consente alle sceneggiature di non essere per forza fedeli al presente, cosicché la tecnologia del fumetto può essere decisa liberamente (ci sono i cellulari), ma soprattutto aiuta nella minuziosa costruzione del mondo opprimente e spaventoso dove si muovono i protagonisti, e che forse è l’elemento più affascinante di questo primo numero. New Heliopolis, la città fittizia di Morgan Lost, è un posto buio e soffocante, dove nevica sempre e in cui le strade sono flagellate da una pletora di inquietanti assassini seriali, peraltro anche protagonisti assoluti di una seguitissima trasmissione televisiva.

Ad impreziosire questa architettura immaginaria provvede una scelta cromatica inedita per il fumetto popolare, e che finora era stata appannaggio di storie più sofisticate e personali. Il classico bianco e nero, infatti, è arricchito dall’utilizzo dei grigi e soprattutto dei rossi, che oltre a sottolineare i passaggi più cruenti, servono ad esasperare l’atmosfera. Non so se questa scelta, alla lunga, finirà per stancare, per il momento incuriosisce e funziona bene, anche nella speranza che i disegnatori sapranno sfruttarla ogni volta con soluzioni più particolari.

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Ricordo, anni fa, di aver letto un articolo che analizzava i film horror americani evidenziando come la loro produzione e popolarità fosse legata a filo doppio alle inquietudini e ai mutamenti della società, perché è sempre la realtà circostante che influenza la creatività di scrittori, artisti, registi ecc.
Anche Morgan Lost è un fumetto assolutamente contemporaneo, perché sebbene ci siano mostri ed eroi mascherati, la paura, lo smarrimento e la sfiducia nelle istituzioni sono gli stessi che proviamo noi ogni giorno di quest’epoca così incerta.

Il primo numero di Morgan Lost (titolo: “L’uomo dell’ultima notte”) è uscito ieri in edicola e ci rimarrà fino al 18 novembre, è racchiuso da un’insolita copertina di Fabrizio De Tommaso, ha le canoniche 96 pagine e costa 3,50€. Naturalmente è pubblicato da Sergio Bonelli Editore.

Alessio Bilotta

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