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È evidente a tutti coloro che seguono le vicende del fumetto italiano come, da un po’ di tempo a questa parte, ci sia una autentica sovraesposizione di alcuni autori sui vari social network. Credo che per molti sia utile alla loro professione essere così presenti, se non addirittura necessario, e bisogna ammettere che qualcuno è davvero bravo a sfruttare questi canali, scrivendo spesso cose interessanti.
Mi colpisce abbastanza, quindi, che un autore contemporaneo che amo molto come Davide Reviati (fra l’altro tradotto in diverse lingue e vincitore di parecchi premi importanti) sia praticamente assente dalla rete che ci ha intrappolato tutti. Le tracce digitali che lascia, infatti, sono abbastanza poche, credo solo il suo blog, aggiornato ogni tanto e quasi solo con immagini, senza nessuna urgenza di farci conoscere la sua opinione su ogni argomento dello scibile fumettistico e non, come fanno invece altri.

Reviati fa parlare i suoi lavori, e questa scelta che oggi è decisamente fuori dal coro, a me piace molto, e non perché penso che l’autore non abbia cose interessanti da dirci (…tutt’altro!), ma perché non sentire la necessità di uniformarsi a comportamenti condivisi dai più è qualcosa che ho sempre apprezzato in modo particolare.

Il libro che ti consiglio oggi, e del quale Reviati ha curato le illustrazioni, è stato scritto da un personaggio anche lui fuori dal coro, già all’epoca in cui era un calciatore famoso, cioè nella prima parte degli anni ’80: Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma campione d’Italia nel 1983 e finalista l’anno dopo nella Coppa dei Campioni (l’attuale Champions League).
Le cronache ce lo descrivono come una persona estremamente educata e rispettosa delle regole e degli avversari, che non amava le chiacchiere, i capricci, gli scandali e le luci della ribalta. Preferiva il silenzio ed il lavoro, ed anch’io, ragazzino di quegli anni, me lo ricordo così: di lui mi colpivano la grande sicurezza con cui si muoveva in campo e l’estrema lucidità sui calci di rigore, oltre che la tranquillità che sembrava infondere ai compagni. E fui anche uno di quelli che rimasero profondamente addolorati quando, nel 1994, si apprese della sua tragica decisione di andarsene per sempre. Se a quei tempi poteva essere definito come un uomo dalla personalità indipendente, oggi sarebbe un’autentica mosca bianca, una di quelle splendide eccezioni di cui il mondo del calcio avrebbe tanto bisogno.

In questo manuale, pensato per i ragazzi, Di Bartolomei parla della cosa che conosceva meglio e che amava (anche questa, se si vuole, una stranezza per le abitudini attuali…), e cioè il gioco del calcio, raccontandone la storia e spiegandone regole, tattiche e tecnica, anche se gli insegnamenti più importanti sono forse quelli etici. Raccomanda infatti, con grande pacatezza, impegno negli allenamenti, lealtà verso l’avversario e rispetto dell’arbitro e delle sue decisioni, ricordando sempre che il calcio deve essere divertimento e semplicità. Forse sono concetti che farebbero sorridere i divi super tatuati di oggi, ma che rimangono le fondamenta dello sport nella sua accezione più nobile.

I disegni di Reviati, che si era già cimentato con il calcio fornendo una prova straordinaria nel graphic novel Morti di sonno (ne avevo parlato qui), appaiono quanto di più adatto per illustrare quei concetti: sono estremamente dinamici eppure aggraziati, e i giovani calciatori sembrano fatti di vento, di emozione, di fiato grosso. Non appartengono a nessuna epoca, non ci sono divise o ambienti che li classificano, perché sono liberi, veloci e concentrati solo sulla loro passione. Non importano nemmeno il pubblico, lo stadio, o un logo figo da sfoggiare, perché la loro partita si può giocare anche in strada, o su un campetto duro e spelacchiato, tanto quello che conta è nella testa e nelle gambe.

Se ti piace il calcio non puoi fare a meno di questo manuale, se non ti piace prendilo lo stesso, la semplicità di Reviati e di Di Bartolomei rischiano di fartene innamorare.

Il libro è uscito nel 2012, ha 269 pagg. e costa 15€, puoi trovarlo ovunque in rete. Qui qualche dettaglio in più.

Alessio Bilotta


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