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A volte penso che Maicol&Mirco (qui il suo blog) sia un po’ come il topo Ignatz della fondamentale striscia Krazy Kat di George Herriman: anche lui, quando meno te lo aspetti, ti colpisce forte con un mattone, senza mai sbagliare la mira.
Il suo ultimo libro, Il suicidio spiegato a mio figlio (qui tutti i dettagli), è un mattoncino compatto e tutto nero, sempre in bilico fra l’umorismo macabro e la rivelazione della verità, e se forse è la cosa migliore che ha fatto finora, di sicuro è uno dei fumetti più interessanti di questi anni.

Si tratta dell’evoluzione di concetti già esplorati nel 2007, quando uscì un libro con lo stesso titolo provocatorio ma con molte meno pagine, che forse puoi ancora trovare da qualche parte:

In quel caso si trattava di un vero e proprio manuale per aspiranti suicidi, che spiegava le maniere per andarsene definitivamente e dava consigli per scrivere un biglietto d’addio come si deve. I personaggi erano diversi da quelli che poi sono diventati protagonisti de Gli Scarabocchi, e davano ancora la sensazione di essere creature tridimensionali, per quanto biologicamente inclassificabili e più simili a microrganismi.
In questa nuova incarnazione, il manuale diventa un libro per bambini che un tizio presta ad un amico, e la narrazione prosegue alternando le pagine tutte nere del manuale stesso con i dialoghi fra i due personaggi (su pagine rosse), che si scambiano impressioni su quello che stiamo leggendo anche noi. 

Il capitolo 4 (“Mario il professore”) rappresenta forse lo sviluppo più importante e significativo rispetto alla versione embrionale di 8 anni fa, sia perché contiene una bizzarra e illuminante metafora che spiega il significato del suicidio nella nostra società, sia perché l’estetica brutale di Maicol&Mirco raggiunge vette altissime, dove le parole e i segni si amalgamano perfettamente in una riuscita prova di sintesi estrema.
I personaggi scarabocchiati, così incerti, incompleti e tremolanti, sembrano la rappresentazione ideale dell’umana inadeguatezza, e attraverso di loro l’autore ci dimostra chiaramente la potente forza comunicativa del fumetto, un medium che non ha bisogno di quantità e narcisismo ma solo di un uso attento e consapevole della grammatica del segno. Rinunciando alla prospettiva, agli sfondi, ai particolari, e persino alle anatomie e alla tavola come la si intende di solito, Maicol&Mirco si dimostra ancora una volta un fuoriclasse dell’essenziale, oltre che un osservatore acuto ed intelligente, in grado di comunicare quasi in ogni vignetta contenuti tutt’altro che banali.

Ti garantisco che questo fumetto non ti lascerà indifferente, e anzi le cose che leggerai/vedrai potrebbero continuare a perseguitarti anche per molti giorni a venire… ma stai tranquilla/o, perché anche tu farai come Krazy Kat, continuando ad amare incondizionatamente chi ti ha colpito così forte.

Il libro (400 pagg. al costo di 20€) è stato pubblicato con il metodo “Prima o mai” inventato da Ratigher, che prevede la stampa solo delle copie già acquistate mesi fa in pre-ordine: tuttavia la SaldaPress ha preso alcuni volumi per distribuirli, e dovresti ancora trovare qualcosa (guarda qui).

Alessio Bilotta


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