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La differenza più importante fra un’opera vicina all’intimo sentire dell’autore e una realizzata solo per mere, e a volte disperate, necessità alimentari, sta forse soprattutto nel modo in cui la personalità dell’autore stesso risalta all’interno del suo lavoro. Negli esempi più riusciti, infatti, oltre ad apprezzare l’originalità dell’impronta stilistica, possiamo anche confrontarci con la visione del mezzo espressivo utilizzato, e più in generale del mondo, proprie di quell’artista.
È il caso di questo elegante volume di Sebastiano Vilella, presentato alla scorsa edizione di Lucca Comics, che raccoglie un ciclo di tre storie realizzate fra il 1984 e il 1990, delle quali solo una (la seconda, quella con il supporto di Giuseppe Palumbo ai testi) era già stata pubblicata a suo tempo sulle pagine di Frigidaire. È la storia che dà il titolo al libro, e che rappresenta uno sviluppo di quella che la precede, Bagliori silenti, dove facciamo la conoscenza di Pietro Sartorio, un operaio edile ossessionato a tal punto dalla costruzione di una gigantesca torre da smarrire completamente ogni barlume di ragione, sentimento o semplicemente buonsenso; del resto, fra i significati simbolico-esoterici attributi alla torre, ci sono anche la caduta e la rovina. Ritroviamo Sartorio, seppure come personaggio secondario, anche nella terza e ultima storia, la nerissima e angosciante Gli allori sono tagliati, titolo che cita un’opera del poeta Dujardin forse per sottolineare la centralità narrativa del flusso di pensieri della protagonista, sospesi fra visioni spaventose e orrori reali.

Vignetta tratta da “Bagliori silenti”

Si tratta di racconti densi di spunti e suggestioni, che però non risultano mai faticosi da seguire, e che anzi ci appassionano anche grazie al loro intreccio tipicamente noir, cioè il genere narrativo d’elezione dall’autore, come si evince da questa bella intervista rilasciata qualche anno fa ad Alberto Casiraghi de Lo Spazio Bianco. Come nelle migliori storie “nere”, anche i protagonisti de Il MiticOperaio ci appaiono smarriti e consumati dalle loro ossessioni, e per nessuno di loro sembra possibile una vera salvezza, anche perché il mondo in cui si muovono è oscuro, spietato e popolato da cani infernali.

Coprendo un arco di qualche anno, questi fumetti ci offrono anche la rara opportunità di osservare l’evoluzione del disegno sugli stessi temi e sugli stessi personaggi: se il primo episodio, forse quello maggiormente ricco di simboli, sembra debitore di certi stilemi da realismo socialista, nei due successivi il segno acquista ancora maggiore forza e personalità, con la cifra caratteristica del tratto spigoloso e del gusto tenebroso nella costruzione delle atmosfere, rese ancora più avvolgenti dall’uso espressivo del colore e da abili giochi di prospettiva.
Vignetta tratta da “Il MiticOperaio”
Oggi purtroppo non siamo più abituati ad una significativa ricerca espressiva da parte degli autori, che possiamo quasi sempre classificare in poche grandi “correnti”; nessuna di queste, però, sembra in grado di aggiungere qualcosa di rilevante alla storia del fumetto italiano, soprattutto quando i modelli di riferimento provengono da altre culture visuali o quando si tende alla semplificazione eccessiva. 
Non è ovviamente il caso di questo volume o, in generale, del lavoro di Sebastiano Vilella, che rimane uno dei pochi artisti in attività con una personalità stilistica forte e originale, in grado di raccontare storie contemporanee dal suo punto di vista d’autore senza però per questo scivolare mai nel soggettivismo estremo, o nella ancor più nefasta autocelebrazione.
Parte di una tavola tratta da “Gli allori sono tagliati”
Il libro è un bel cartonato di grande formato, composto di 88 pagine a colori: lo puoi richiedere in fumetteria o acquistare direttamente dall’editore (cioè qui) al costo di 19,90 €. 
Alessio Bilotta

Illustrazione inserita fra i contenuti speciali alla fine del volume

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