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Non mi sembra vero, eppure questo è il post n. 300 di Un fumetto al giorno, rubrica pressoché quotidiana iniziata quasi un anno fa. Per i bilanci ci sarà tempo al compimento esatto dei 365 giorni (quindi il prossimo 22 febbraio), oggi si festeggia la terza centinaia, dedicando l’articolo alla storia che mi fece innamorare per sempre dei fumetti, e di cui avevo già detto qualcosa qui, alla ricorrenza dei 20 anni dalla morte di Jack Kirby.
Si tratta della storia contenuta nel n. 2 di 2001: A Space Odyssey, forse una delle serie più strane realizzate da Kirby e dalla Marvel, pubblicata fra il 1976 e il 1977 (appena 10 numeri) e tradotta da noi su Gli Eterni a partire dal 1978. Avevo sette anni quando acquistai il n. 3 di quella rivista di formato gigante, credo rimasta nel cuore di tutti i vecchi aficionados della Corno, e sebbene avessi già iniziato a leggere fumetti di supereroi, nessuna avventura con i personaggi in calzamaglia avrebbe potuto prepararmi al traumatico incontro con Vira: una donna preistorica selvaggia e fiera, coperta solo di pelliccia e ossa di animali (e dalla pelle inspiegabilmente viola), che nel giro di poche pagine si sarebbe trasformata prima in una astronauta, poi in una signora della buona società e infine in una specie di feto spaziale. Il tutto sotto lo sguardo lontano del misterioso monolito nero, un blocco di pietra nera crepitante di energia.

L’elettrizzante copertina del n. 3 de “Gli Eterni”
Ovviamente non potevo sapere niente del film di Kubrick, al quale la serie 2001 era ispirata, e anche per questo la storia, già abbastanza involuta per conto suo, mi risultò quasi del tutto incomprensibile; tuttavia, la fantastica energia scatenata da quelle pagine non mi avrebbe più abbandonato, facendomi diventare, a poco a poco, un grandissimo ammiratore di Kirby, l’unico e autentico Re dei comics.
Per molti quella stagione artistica di Kirby, coincidente con il suo ritorno alla Marvel dopo aver creato per la DC la Saga del Quarto Mondo e altri capolavori, non è il suo miglior periodo, ma io non sono d’accordo, e non soltanto per motivi affettivi. In quella serie, infatti, così come nelle altre che curava in quegli anni (Captain America, Black Panther, The Eternals e la meravigliosa Devil Dinosaur), Kirby godeva di grande libertà creativa, e se da un lato non possiamo negare qualche sbavatura nelle sceneggiature e nei testi, dall’altro la visionaria potenza grafica di quelle pagine è forse la più incredibile mai sprigionatasi dalla sua matita.
Credo che la serie 2001 non sia mai stata ristampata nemmeno negli USA, quindi puoi cercare i vecchi numeri de Gli Eterni nei circuiti dell’usato.
Voto: 9
Alessio Bilotta


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