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Lo ammetto, per me non è facile scrivere di questo fumetto, per un sacco di ragioni che provo a riassumere di seguito:
– primo, ne hanno già scritto in moltissimi, fra i quali anche tutti i siti di settore più importanti;
– secondo, non sono un lettore assiduo di Dylan Dog e non lo sono mai stato (vogliatemi bene lo stesso…);
– terzo, e forse punto più importante, le sterili polemiche dell’ultimo anno sulla nuova gestione della testata da parte di Roberto Recchioni, che nella maggior parte dei casi non sono altro che gratuiti attacchi personali per me inspiegabili, mi stavano facendo passare la voglia persino di acquistarlo.

Insomma, un elenco di premesse davvero ingombranti, che certamente ha condizionato la lettura della storia, ma un effetto credo inevitabile per chi segue le vicende degli autori e della casa editrice anche attraverso la rete. Ed è proprio su alcune derive delle moderne tecnologie di comunicazione digitale che viene costruita la sceneggiatura di questo ultimo Dylan Dog (ad opera proprio di Recchioni), e anzi sembra che saranno gli orrori veri e immaginari insiti nella “modernità” i nuovi antagonisti dell’indagatore dell’incubo. Infatti la nuova nemesi presentata su queste pagine, tale John Ghost, non è altri che un magnate operante in tutti i settori trainanti dell’economia moderna, primo fra tutti, ça va sans dire, la comunicazione. Un personaggio ben studiato e promettente, fedele alla regola che un “cattivo” riuscito è la premessa necessaria per far funzionare qualunque storia d’avventura. Lo sforzo di portare la serie nella contemporaneità, quindi, aggiunge nuovi e importanti elementi a quanto già visto nei numeri immediatamente precedenti, e al di là di certe sbavature e ingenuità, la direzione intrapresa mi convince.
Trovo particolarmente riuscita, da questo punto di vista, la tavola di pag. 31, con il dialogo in auto fra Dylan ed Elizabeth Moon, l’assistente di Ghost: uno scambio secco e spigoloso, dove l’orrore inteso in senso fantastico lascia il passo, con una buona dose di ironia, all’orrore reale e normalizzato che viviamo tutti i giorni, incapaci come stiamo diventando di dialogare direttamente con i nostri simili. Meno riuscite, a mio modesto avviso, le parti in cui le critiche alla società dei consumi e dei social network sono troppo “telefonate” e spiegate, io me le sarei godute di più senza tutte quelle indicazioni (ad es. quando Dylan sottolinea che i consumatori sono come e peggio degli zombi, o quando Ghost spiega per filo e per segno come dirigere l’attenzione del pubblico dei media creando un “caso” dal forte impatto emotivo). Sorvolo sull’apparato citazionistico, come sempre molto ricco ma che a me non appassiona, soprattutto quando diventa un giochino fine a se stesso.
Splendidi i disegni, e se da Angelo Stano (autore del prologo e dell’epilogo) non potevo che attendermi le abituali classe ed eleganza, Daniele Bigliardo (autore del corpo centrale della storia, quindi circa 80 pagine) è andato oltre la semplice conferma, sorprendendomi molto: perfettamente a suo agio nella costruzione di atmosfere notturne e di incubi terrificanti, mi ha ricordato in alcune vignette il grandissimo John Buscema, a sua volta autore di memorabili storie dell’orrore negli anni ’70.

In conclusione, un albo ancora abbastanza interlocutorio, forse da rileggere quando l’affresco narrativo sarà più completo, ma che mi farà continuare a seguire la serie.
Questo numero (96 pagg. al costo di 3,2€) è uscito la settimana scorsa, e rimane disponibile fino al 26 febbraio compreso.

Voto: 6,5

Alessio Bilotta
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