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Leggo nei consueti resoconti di fine anno che, nel corso del 2014, sarebbero stati pubblicati circa 1700 titoli a fumetti, fra serie e volumi unici (guarda qui). Una vera enormità, per recensirli tutti non basterebbero 4 post giornalieri come questo. Nello specifico, l’editore del fumetto del giorno, la Bao Publishing, ne ha previsti, da sola, ben 80 per il 2015. Cioè oltre 6 libri al mese, 1 volume e mezzo ogni settimana. Molti operatori del settore salutano con entusiasmo questi numeri impressionanti, mentre i rivenditori al dettaglio (leggi: fumetterie) li identificano come evidenti segnali di crisi, che ciclicamente si ripresentano. Anche se l’attenzione mediatica è più forte, infatti, non sappiamo se, in realtà, i lettori stiano aumentando, perché nessun editore rende noti i dati di vendita; anzi, analizzando i risultati dell’unico che l’ha fatto, e cioè la Bonelli (guarda qui), la tendenza somiglia di più ad un’emorragia. Questa corsa ad occupare gli scaffali (non molto capienti, nella quasi totalità dei casi: spazi nelle librerie di varia limitati e fumetterie tradizionalmente abbastanza piccole) ha purtroppo come conseguenza inevitabile il fatto che molti titoli interessanti spariscano rapidamente, senza che nessuno o quasi dedichi loro l’attenzione che meriterebbero. Anche perché, le strategie di marketing e comunicazione, a volte seguono delle logiche proprie, prestando poca attenzione alla qualità e concentrandosi invece sulla notorietà di quel personaggio o di quell’altro autore.
È stato un po’ anche il caso di Come prima, uscito abbastanza in sordina a luglio e praticamente ignorato da molti siti e commentatori di rilievo.
Un vero, imperdonabile peccato, perché si tratta di un libro importante (premiato con il Fauve d’or per il miglior album all’ultimo Festival di Angoulême) realizzato da un autore di primo piano, il francese Alfred (al secolo Lionel Papagalli) di cui abbiamo visto tradotto in Italia anche il bellissimo e doloroso Perché ho ucciso Pierre.
Questo suo ultimo lavoro è la storia di due fratelli, due emigranti italiani in Francia alla fine degli anni ’50: il più giovane, Giovanni, va a recuperare il maggiore, Fabio, che aveva tagliato i ponti con la famiglia molti anni addietro, unendosi prima alle camicie nere e poi conducendo una vita avventurosa come boxeur di quart’ordine, sempre in fuga da tutto. Devono riportare le ceneri del padre nel paese natio, non molti anni dopo la fine della guerra e all’inizio del boom economico: un periodo storico pieno di spunti ma che non mi sembra sia stato mai troppo frequentato dagli autori nostrani. È un fumetto di viaggio, che racconta molto bene certe dinamiche famigliari, fatte di orgoglio, incomprensioni ed errori, con fratture che sembrano insanabili ma che alla fine, in qualche modo, vengono ricomposte. Si legge tutto d’un fiato e ci si commuove in vari punti, forse anche perché è una storia che ci appartiene molto, raccontando vicende comuni a tanti di noi, che siamo nati e cresciuti nel Belpaese; ed è sorprendente che ad averla realizzata sia stato un francese, che pure ha origini italiane e che vive qui ormai da qualche anno. Sorprendente anche perché l’autore riesce a cogliere al meglio certe contraddizioni storiche e sociali con cui forse non abbiamo fatto completamente i conti, proponendo un percorso di pacificazione difficile ma tutto sommato possibile.
Spiega in questa intervista di non aver voluto documentarsi esattamente, ma di essersi basato soprattutto sui ricordi e sui film italiani di quel periodo: se è così, si tratta di un lavoro ancora più prezioso, che denota una sensibilità ed una intelligenza davvero non comuni. Il segno, pur non avendo forse l’originalità di Blain o la forza espressiva di Baru (altri due autori francesi altrettanto importanti e che amo molto), risulta ugualmente efficace, e come sempre la scelta di allontanarsi dal realismo a tutti i costi favorisce l’empatia con il lettore. È un segno che muta attraverso le pagine, con debiti evidenti nei confronti di Manuele Fior e David Mazzucchelli, omaggiati e reinterpretati in modo personale e funzionale. Molto interessanti le inquadrature e la tecnica di montaggio delle tavole, che esemplificano, se ce ne fosse bisogno, cosa significa raccontare bene attraverso sequenze di immagini.

Il libro è un cartonato di 224 pagg. a colori, costa 19€ e lo puoi richiedere in fumetteria, libreria o direttamente all’editore (qui). Difficile che tu riesca a trovarlo ancora sugli scaffali, ma non è detto, magari qualche libraio attento lo trovi.
Voto: 8,5
Alessio Bilotta
 
 
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