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Prendetemi pure per il solito nostalgico, ma a me le riviste a fumetti piacevano molto. Soprattutto quelle con un solido progetto editoriale alle spalle, che rifuggivano dall’effetto patchwork per cercare di presentare un’idea contenutistica e visuale il più possibile omogenea. Tra l’altro, questo formato editoriale aveva anche il pregio di poter funzionare come palestra per alcuni autori, senza l’obbligo a tutti i costi di dover esordire con un libro già bell’e pronto ma senza essere pronti. Ben venga, quindi, questa proposta della neonata Hollow Press, che è un ottimo esempio contemporaneo di quello che sto cercando di dire, anche se fra le sue pagine non c’è nessun autore che si sta allenando, perché giocano già tutti nella massima serie.
Come spiega l’ideatore e curatore del progetto Michele Nitri in questa intervista concessa a Fumettologica, si tratta di una pubblicazione dal taglio “dark weird fantasy” che, per chi non mastica l’inglese, è una locuzione che sta ad indicare storie oscure e disturbanti, che spesso riprendono alcuni elementi tipici dei racconti di genere fantastico per distorcerli e portarli fino all’estremo.

Il progetto mi sembra perfettamente riuscito, tanto che anche lo strillo ad effetto in quarta di copertina (“prepare to lose your soul”) non sembra così esagerato: è facilissimo, infatti, smarrirsi fra le pagine nerissime della rivista, che ci inghiottiscono in mondi putrescenti, tenebrosi e angoscianti senza quasi possibilità di salvezza. Da sottolineare anche l’internazionalità della proposta, considerando come nel quintetto di autori siano inclusi 2 italiani (Ratigher, ormai abituale presenza in questi piccoli articoli, e Paolo Massagli), un giapponese (Tetsunori Tawaraya), uno spagnolo (il sempre agghiacciante Miguel Ángel Martín) e l’americano Mat Brinkman (autentica leggenda vivente di questo genere fumettistico). Ognuno porta avanti una sua storia divisa in episodi, un episodio per ciascun numero della rivista.

Questa bella pubblicazione dall’elegantissima confezione, infine, può essere anche un ottimo esempio per spiegare cosa si intende quando si sottolinea l’importanza di conoscere bene i meccanismi del linguaggio per immagini sequenziali: una cosa che troppe volte viene data per scontata dagli editori e  dai supervisori (quando ci sono..) e che infatti genera pubblicazioni di bassa qualità leggendo le quali ci si chiede perché sia stato scelto di utilizzare il mezzo fumetto senza saperne la sintassi. Qui, invece, tutti gli autori lavorano benissimo sul ritmo visivo, rinunciando completamente al testo in tre casi su cinque, e comunque offrendoci una panoramica completa di cosa si intende con il racconto per immagini, che non dovrebbero essere mai un semplice corollario alla sceneggiatura. Quasi ogni vignetta contiene una mole così densa di informazioni che potrebbero essere ciascuna delle illustrazioni a se stanti, ma questo “carico narrativo” è gestito sempre con grande maestria, senza appesantire la lettura.
La rivista, stampata in 700 esemplari, si può acquistare direttamente sul sito (cioè qui), ha 96 pagg. in b/n e costa 18€. È già uscito anche il secondo numero, fai come me e non lasciarti scappare nemmeno quello.
Voto: 8,5
Alessio Bilotta
Tavola di Mat Brinkman per il primo episodio di
“Cretin Keep on Creepin’ Creek”
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