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Qualche anno fa, per un progetto di Slowcomix che forse un giorno, in una galassia lontana lontana si concretizzerà, contattai un collettivo di artisti rumeni (il sito è una chiavica). Loro mi risposero con amichevole sollecitudine e mi inviarono persino (senza che io lo avessi chiesto!) qualche copia dei loro lavori. Ora, non so voi, ma io di fumetti rumeni nulla sapevo, e fu con grande sorpresa ed entusiasmo che mi accorsi di come in realtà non c’era poi così tanta differenza tra i nostri due paesi: gli stessi problemi, lo stesso linguaggio (okay, non la stessa lingua, ma ci siamo capiti), lo stesso umorismo. Ho perso ogni contatto con loro, ma mi è rimasta la convinzione che il fumetto abbia in fondo molto in comune con il bellissimo esperimento del dottor Zamenhof, una lingua universale che parla al nostro io più profondo, ed affratella tutti i popoli (tranne quelli a cui piacciono i disegni di Rob Liefeld, che quello non è fumetto).
E’ con questo approccio che ho scoperto il lavoro di un giovane artista indiano (che per fortuna non parla solo gujarati): Priyesh Trivedi è il creatore della serie di illustrazioni Adarsh Balak che, come usano dire i giuovini d’oggi, ha rotto l’internet.
Priyesh sembre essere un illustratore di quella che potremmo definire la scena indie indiana (ahahahaha-scusate), che ha trovato una certa celebrità on line grazie a questa serie muta visivamente basata su alcuni poster didattici degli anni ’80 che illustrano quale dovrebbe essere il comportamento di un “ragazzo ideale” (cioé un adarsh balak): educazione, gentilezza, applicazione negli studi, corretta igiene orale, le preghierine… va da sé che il ragazzo ideale di Priyesh tutto fa men che seguire questi indirizzi morali: fornisce al padre, stanco dalla compilazione delle cartelle esattorieli, un joint appena rollato; usa bottiglie di vetro riciclato come armi molotov nelle sue battaglie anarchiche; dà un voto positivo al proprio insegnante di chimica che prova l’LSD prodotto dal ragazzo, si diletta insomma nelle normali e sane attività antisistema di ogni giovane in camicia e pantaloni corti (tra parentesi: sarei curioso di vedere la stessa operazione realizzata in Italia, tipo Ausonia alle prese con Micromino).
Il tratto è semplice e molto elegante, stridente con la violenza della narrazione, e forse proprio per questo estremamente efficace. Come di fumetti rumeni, anche della scena fumettistica indiana nulla so, e per questo dobbiamo essere grati alle nuove tecnologie che ci permettono di entrare in contatto con opere ed artisti che, solo dieci anni fa, sarebbero probabilmente rimasti limitati e sconosciuti.
Namasté!

Heike

Risorse web:
– La pagina Facebook di Adarsh Balak
– Una bella intervista a Priyesh Trivedi, con in fondo alla pagina il dettaglio sugli strumenti dell’artista
– Un articolo di Comics&Cola

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