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Nell’ultimo anno si è parlato molto di Zerocalcare, e possiamo affermare, senza alcun dubbio, che si tratta di uno degli autori italiani più importanti del momento: decine di migliaia di copie vendute dei suoi fumetti, un film in arrivo tratto da un suo libro, fino al record battuto la scorsa settimana, quelle incredibili e generosissime 13 ore di fila passate a fare dediche in occasione dell’uscita di Dimentica il mio nome. Non è facile mettere da parte tutti questi numeri impressionanti e concentrarsi solamente sul suo lavoro, ma alla fine, forse, non è neppure tanto giusto. Non è giusto perché è importante collocare l’opera nella sua prospettiva più consona, che è anche quella di una grandissima attesa da parte del pubblico e di un superlavoro al quale l’autore si è sottoposto negli ultimi 3 anni, con ben 5 libri pubblicati. Temevo, in cuor mio, che Zerocalcare potesse non reggere il colpo, e che la sua vena creativa potesse esaurirsi, ma per fortuna le mie paure si sono dissolte già dopo le prime pagine, perché mi sono accorto subito che stavo leggendo/guardando la sua opera migliore, oltre che un libro a fumetti molto bello in senso assoluto.

La storia racconta della difficile e appassionante ricerca fatta dal protagonista/autore delle origini della sua famiglia, un bisogno che viene fuori dopo la morte della nonna materna e che lo porterà a scoprire scenari inimmaginabili e arricchiti di elementi fantastici. La narrazione contiene molte sottotrame e parecchi spunti di riflessione sulla memoria, la famiglia, l’identità e l’appartenenza, ma quella che forse è la sua componente più forte è il carico emotivo che trasuda da ogni singola pagina, e che mi ha fatto commuovere in diversi momenti, toccandomi nel profondo. Mentre nei libri precedenti avevo avvertito una certa distanza fra il mondo disegnato da Zerocalcare e quello che conosco io, credo soprattutto per questioni anagrafiche, stavolta il sentire dell’autore mi è sembrato molto vicino al mio, forse perché si tratta di temi universali, che sono stati sviscerati in modo estremamente sincero e sofferto. Alla fine, l’identificazione è facile, perché quello del protagonista è un percorso che lo porta ad acquisire più consapevolezza, per riappropriarsi del proprio passato ed esorcizzare finalmente alcune antiche paure, quindi un cammino che tutti noi, prima o poi, dobbiamo compiere.

Interessante la struttura narrativa del libro, che consiste di molti capitoli brevi già compiuti ognuno per conto suo, ma che insieme costituiscono una mappa spazio-temporale molto articolata, un po’ come cercare di dare un senso a ricordi nostri e altrui spezzettati in mille frammenti. Non mancano le battute divertenti, sapientemente dosate per stemperare la tensione, mentre i disegni meritano un plauso particolare, perché l’autore è riuscito a dare sostanza e forza a tutti i personaggi e a tutte le situazioni, senza però mai abbandonare il suo caratteristico stile “fusion” e senza mai indulgere allo stereotipo: anche se ne hanno le fattezze, i protagonisti non sono pupazzetti, ma hanno la complessità delle persone vere.

Il libro è appena uscito, ha 240 pagg. in b/n e arancio, costa 18€ e lo trovi in libreria, oltre che sul sito dell’editore (qui).

Voto: 8

Alessio Bilotta
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