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Fra gli autori più originali, prolifici e poliedrici del fumetto italiano, un posto d’onore lo merita senz’altro Francesco Tullio Altan, noto soprattutto per le vignette satiriche con protagonista l’operaio Cipputi e per le brevi storie per bambini della Pimpa, forse il suo personaggio più famoso.
In realtà la produzione di Altan comprende anche molte storie lunghe, ambiziose e narrativamente complesse, non troppo celebrate dalla critica nostrana ma che costituiscono alcune delle vette massime mai raggiunte dal fumetto italiano.
La storia che consiglio oggi è stata pubblicata a puntate su Corto Maltese nel 1984, per poi essere raccolta in volume in varie edizioni. Si tratta di un intrigo con numerosi personaggi ambientato nell’isola cinese a metà degli anni ’70, in cui il segno dell’autore si esprime al meglio, particolarmente nella rappresentazione dei vari protagonisti, tutti affetti da deformità fisiche o morali, anche nel caso delle donne, che pure sono spesso bellissime come dive del cinema muto.

Le vignette sono sempre affollate di particolari e varia umanità, ma a differenza di Jacovitti, un altro a cui non piacevano gli spazi vuoti, all’autore non sembra interessare tanto l’aspetto grottesco della composizione, quanto piuttosto la sua valenza “etica”, quasi a restituirci un mondo purulento abitato da figure corrotte e compiaciute della loro condizione untuosa e maleodorante. Sì, perché i disegni di Altan sono fra i pochi che riescono a trasmettere anche sensazioni odorose e tattili, come se l’atmosfera irrespirabile di certe vignette uscisse fuori dalle tavole; uno stile che forse deve qualcosa a Muñoz, ma che rimane ancora oggi ineguagliato e molto personale, e che anzi sembra aver influenzato certe soluzioni adottate da Scòzzari.

Altan è un fine e attento osservatore dei comportamenti umani, e anzi, per citare un’introduzione di Nico Orengo, è “un acuto antropologo, ed è questo atteggiamento che lo spinge verso una dimensione archeologica di ciò che vede. Perché l’umanità è ancora infantile, nonostante tutto, ancora arcaica nei comportamenti e sentimenti. È ancora piena di brufoli, in bufere ormonali, con sangue in vortice, che stenta ad irrorare adeguatamente il cervello. E nella stupidità, nella bêtise, Altan come un cacciatore di farfalle va a caccia di brufoli, con calma, perché la maturità è di là da venire”.
Il volume della Milano Libri, la cui copertina è in testa al post, si può trovare alle fiere e nei circuiti dell’usato, ma più di recente la Bompiani ha ristampato Macao nell’antologia Romanzi sconvenienti, che puoi acquistare qui.
Voto: 9
Alessio Bilotta

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