Tag

Questa antica storia di Giorgio Rebuffi, pubblicata per la prima volta nel 1963, è entrata nella mia biblioteca in maniera non ortodossa, perché me la trovai, del tutto inaspettatamente, a compendio di un testo del 2006 contro le sofisticazioni alimentari (Quattro sberle in padella, di Stefano Carnazzi e Stefano Apuzzo, pubblicato da Stampa Alternativa).
In effetti questa breve avventura di Cucciolo e Beppe (personaggi ispirati a Topolino e Pippo con oltre 40 anni di vita editoriale, fra i più famosi disegnati da Rebuffi) è incredibilmente precorritrice dei tempi, perché mette i due protagonisti difronte alla difficoltà di reperire cibi genuini, tanto che il desiderio di Beppe di prepararsi “un paio di tosti” (sic) viene frustrato dalla constatazione che il pan carré contiene del cemento e il prosciutto è fatto con le fibre di cocco. Al di là delle evidenti assurdità che sono proprie di un fumetto comico (come il formaggio contenente un intero ombrello o gli imprenditori alimentari costretti a rigare dritto dalle minacce di Giona lo jettatore…), colpisce la lucidità e la chiarezza con le quali certi temi sono proposti ai piccoli lettori, si spera non convinti dai genitori dell’epoca che si trattasse solo di invenzioni degli autori. Piacevole ed estremamente leggibile lo stile del disegno, che più che agli autori Disney italiani sembra avvicinarsi alle prime cose di Jacovitti.
Una storia piuttosto bizzarra, che tuttavia non deve sorprendere più di tanto, perché capita spesso che anche fra le pagine dei fumetti più popolari, quelli che non hanno mai goduto di grande considerazione, si possano trovare argomenti interessanti trattati in modo intelligente, a dimostrazione che al di là di Disney, Diabolik e Bonelli esiste un patrimonio nazionale preziosissimo di storie che ancora deve essere catalogato e compreso in tutta la sua portata.

L’associazione culturale Annexia sta ristampando da qualche anno in corposi volumi diverse storie di Rebuffi, fra cui anche i popolarissimi Tiramolla e Pugaciòff (guarda qui), speriamo quindi che loro o altri continuino su questa strada, perché larga parte della storia del fumetto italiano deve essere ancora riscoperta.

Voto: 6,5

Alessio Bilotta
Advertisements