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Inutile farci tanti giri di parole intorno, dichiaro subito apertamente che questo fumetto è uno dei migliori in assoluto che mi sia mai capitato di leggere/guardare, anche se di solito viene ricordato solo da pochi, tant’è che a oltre 16 anni dalla sua prima (e unica) uscita non ha ancora avuto una ristampa come si deve. Peccato, perché Bonvi (Franco Bonvicini, 1941-1995) è stato uno degli autori più importanti ed originali del fumetto italiano, e in questa sua ultima opera dimostra tutte le sue doti di narratore straordinario, uno dei pochi grandi che riesce ad amalgamare bene l’umorismo con la malinconia (guarda anche qui).
A ben vedere, in questo volume che raccoglie 4 racconti ambientati tutti nella medesima città senza nome, di umoristico c’è in realtà ben poco, e forse l’inclusione nella collana (ahimè di breve durata) I Grandi Comici del Fumetto è un po’ forzata, perché nonostante il segno caricaturale di Giorgio Cavazzano, a prelevare sono sensazioni di disagio, alienazione e paura, con forse solo il terzo episodio che lascia un po’ di speranza.

Come spiega Martin Mystère nelle prime pagine dell’albo, che inizialmente avrebbe dovuto essere proprio uno speciale del personaggio di Alfredo Castelli, è proprio la città, qualunque città, ad essere “..il luogo più fitto di mysteri, enigmi e pericoli che possiate immaginare…”, e infatti all’interno dei vari episodi troviamo alieni, creature che succhiano i sogni, angeli e persino demoni della tradizione araba, anche se sono gli esseri umani, con le loro meschinità e il loro coraggio, i veri protagonisti.

Bonvi utilizza elementi fantastici per raccontarci il presente, e attraverso di essi ci parla di razzismo, solitudine e varie debolezze umane, senza smarrire quella dolcezza poetica ma disincantata che è propria del suo stile. Assolutamente all’altezza anche l’apporto di Cavazzano, un altro gigante del fumetto italiano che qui ci regala forse una delle sue prove migliori, caratterizzando con straordinaria abilità tutti i personaggi, che sono animati ciascuno di una personalità propria e subito riconoscibile fin dalla prima vignetta in cui compaiono. Come succede sempre quando si parla dei lavori di Cavazzano, colpiscono la grande espressività dei volti (e dei corpi) e l’amore per gli oggetti e i dettagli ambientali,  perfettamente coerenti con il mondo disegnato a cui appartengono.

Spero che tutto il lavoro di Bonvi sia riproposto prima o poi in forma organica, fino ad allora potete cercare questo gioiello nei circuiti dell’usato e alle fiere di settore.

Voto: 9,5

Alessio Bilotta

Tutte le immagini sono state rubate dal blog di Ned Bajalica, al quale rimando
per leggere la sua ottima recensione (qui)

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