Senza quasi accorgermene, siamo arrivati al #200 di questa rubrica di consigli, e forse non c’era fumetto migliore di quello odierno per festeggiare il traguardo. Coincidenza ha voluto, infatti, che mi fosse recapitato proprio ieri, ricordandomi subito che una delle mie primissime recensioni fu proprio su un altro libro di Squaz (al secolo Pasquale Todisco), nel breve periodo in cui collaborai con gli amici de Lo Spazio Bianco (se vuoi leggerla, la trovi qui).
L’eredità del titolo è quella trasmessa al protagonista/autore da sua madre, ed è costituita da diverse ricette, dettate durante un breve soggiorno del figlio nella casa d’origine, dove era stato richiamato d’urgenza a causa delle brutte condizioni di salute proprio della mamma. Il libro è quindi un fumetto inframmezzato da vere (e apparentemente gustosissime) ricette, e già solo per questa sua peculiarità meriterebbe l’acquisto, ma se non vi bastasse, considerate attentamente anche l’elegantissima confezione cartonata, in perfetto stile GRRRz, etichetta che si sta meritando appieno il titolo di editore di “comic art books”.
Non si tratta, tuttavia, solo di un curioso e raffinato libro-oggetto, perché c’è molto, molto di più: c’è un ritratto di famiglia italiana del sud molto ben studiato e realizzato, nel quale tutti i meridionali (e i figli di emigranti come me) si riconosceranno, provando quegli strani sentimenti che mescolano nostalgia e insofferenza, affetto e odio.

Anch’io mi ritrovo bene in questa eredità culinaria, e non soltanto perché molti dei sapori e degli odori evocati mi sono familiari, ma soprattutto perché quel patrimonio alimentare è un vero retaggio culturale, che mette insieme alcuni elementi tipici di certa “meridionalità”; sto parlando della fame, della tradizione e del sangue, una specie di triade eterna che ha segnato la storia di tante famiglie del sud, compresa la mia. Non a caso, credo, mamma Maria è un personaggio tutto colorato di rosso, una figura quasi natalizia dai toni calorosi ma allo stesso tempo un po’ ingombrante, perché il rosso è sì il colore del pomodoro, ingrediente quasi onnipresente, ma anche di quel sangue che simboleggia i legami di parentela. Il sud ritorna anche sotto forma di alcuni simboli inconfondibili (Eduardo De Filippo, la caffettiera, la mitologia cattolica), che Squaz riutilizza a suo piacimento, prendendone forse le distanze ma allo stesso tempo riappropriandosene, in quel percorso di battaglia con la memoria che è il filo conduttore di tutta la narrazione.
Amo in modo particolare la maniera di disegnare dell’autore, perché il suo è uno dei pochi stili che possono appartenere solo al fumetto, e anzi, al fumetto bello: i personaggi potrebbero essere quelli di un cartoon, le espressioni sono enfatizzate al massimo e i cromatismi sono vivaci e molto contrastanti, eppure questa storia parla di me e di te, oggi, e quando chiudi il libro il tuo cuore è pacificato, e la voglia di andare a trovare tua madre, e magari di metterti ai fornelli, è tanta. Da sottolineare, infine, il gusto della composizione e delle soluzioni visuali: anche le forme e le posizioni dei balloon hanno una funzione narrativa, e tutti i protagonisti indossano le maschere della commedia dell’Arte, Pulcinella e Pierrot, in un gustoso gioco delle parti che impasta con gran classe sberleffo e sentimentalismo.
Il libro è appena stato presentato al Treviso Comic Book Festival, costa 21€ e lo puoi acquistare qui.
Voto: 8,5
Alessio Bilotta
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