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Dopo mesi che se ne parlava, mesi nei quali è stata creata un’attesa spasmodica, finalmente è uscito il n. 337 di Dylan Dog, cioè l’albo che inaugura la fase di rinnovamento del personaggio, certificata da Tiziano Sclavi in persona con un breve intervento introduttivo.
Una delle cose che più mi hanno colpito di questa storia è stata l’assenza del protagonista, che per un episodio che dovrebbe fungere da spartiacque è una scelta piuttosto originale. In realtà il nostro indagatore dell’incubo continua a recitare anche qui il ruolo principale, ma non nella sua versione, per così dire, “normale”: ci troviamo infatti in un futuro lontanissimo, dove una serie di cloni di Dylan, creati ad hoc dall’esercito britannico, sono inviati in una missione suicida nello spazio per recuperare un cargo infestato da misteriosi spettri.
Non conosco così bene il personaggio da cogliere tutti gli elementi metatestuali di cui sembra essere infarcito il fumetto, e ho seguito solo in parte le discussioni che ne hanno preceduto l’uscita, però mi sembra che questa storia non sia altro che il manifesto programmatico in forma di fiction di Roberto Recchioni, sceneggiatore dell’albo e nuovo curatore della testata da circa un anno.

Insomma, alla fine di cloni/versioni più o meno riuscite di Dylan Dog ce ne possono essere state molte, ma l’unica autentica, o l’unica davvero interessante, oltre lo spazio e il tempo, è quella che abita tutti i giorni in un inferno popolato dai suoi stessi incubi, che si presentano subito già di mattina, direttamente nello specchio che usa per radersi. L’ambientazione fantascientifica è solo una possibile variante fra molte altre, perché si ha l’impressione che tutto lo sviluppo narrativo esista solo in funzione dell’ultima tavola, che forse è la vera immagine simbolo della fase di rinnovamento, ancor più della copertina con Dylan in posizione fetale di ri/nascita.

Come spesso succede con fumetti di questo tipo, la sceneggiatura nasce da un mix di varie suggestioni, in parte dichiarate dallo stesso Recchioni nell’introduzione, anche se l’esercizio di individuarle tutte, che tanto sembra appassionare i fan, a me sembra uno sforzo abbastanza sterile. Essendo un prodotto largamente derivativo della cultura popolare, trovo infatti normale che si appoggi su mitologie già collaudate e condivise, e la cosa non mi sconvolge, soprattutto quando, come in questo caso, la sceneggiatura fila via bene e gli ammicchi al lettore non sono troppo evidenti. Molto belli, come sempre, i disegni di Nicola Mari, che si conferma un artista straordinario, grazie ad uno stile non propriamente naturalistico che privilegia invece una sintesi plastica e personalissima, concentrata soprattutto sulle sensazioni che i personaggi devono evocare nel lettore: stavolta sono la consapevolezza di non avere via di scampo, la condanna a subire un destino pieno di orrore, evidente fin dalle prima tavole, con gli occhi del protagonista fissi a fronteggiare i mostri dentro e fuori il suo campo visivo. La colorazione, a cui si è ricorso per enfatizzare l’importanza dell’albo, è ben fatta ed in linea con le soluzioni più moderne, ma mi rimane la curiosità di confrontare la storia con una sua versione in bianco e nero, dove forse il segno di Mari acquisirebbe ancora più personalità.

Non possiamo ancora dire se questo episodio sarà ricordato davvero come uno dei più importanti della storia editoriale del personaggio, e saranno solo i dati di vendita dei prossimi mesi a stabilire se è stato centrato l’obiettivo di aumentare il numero dei lettori, fra vecchi recuperati e nuovi incuriositi. Personalmente, mi piacerebbe sapere se e quanto questa storia è piaciuta anche al cosiddetto “lettore occasionale”, quello che non ha seguito le discussioni degli ultimi mesi e che non conosce le dinamiche che hanno condotto a questa svolta annunciata: ma forse è una tipologia di lettore che non esiste più, o che comunque non interessa molto.
Per adesso, l’unica cosa cosa sicura è che l’albo giunge a conclusione di una campagna mediatica senza precedenti, condotta dallo staff in modo esemplare; anche solo per questo, il n. 337 di Dylan Dog, che rimane in edicola fino al 28 ottobre, è un acquisto imprescindibile per tutti gli appassionati. 
Voto: 6,5
Alessio Bilotta
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