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Uno degli argomenti che più mi appassiona quando discuto di fumetti, è la constatazione di quanti pochi personaggi davvero iconici siano stati creati negli ultimi tempi. E con ultimi tempi intendo anche 30-40 anni, considerando che i sempreverdi di oltreoceano esistono, parlando dei più “giovani”, almeno dagli anni ’60 del secolo scorso. Anche in Italia la situazione non è dissimile, basti pensare che fra i personaggi più letti e popolari vi sono ancora Tex (creato nel 1948) e Diabolik (creato nel 1962). Forse uno degli ultimi eroi entrati nel celeberrimo immaginario collettivo è proprio Dylan Dog, che comunque va anche lui per i 30 anni di vita editoriale; non so spiegare il perché di questa carenza di nuovi personaggi, forse è a causa della poca voglia di rischiare da parte degli editori, o magari è a causa della mancanza di storie davvero buone. Sì, perché alla fine i personaggi si muovono all’interno delle storie, e se queste sono sempre fotocopie sbiadite di idee a loro volta “derivative”, non è che si possa pretendere più di tanto: anche i protagonisti non saranno altro che imitazioni, più o meno riuscite.
Di storie davvero buone, in Italia, se ne facevano parecchie negli anni ’80, probabilmente grazie a combinazioni casuali difficilmente ripetibili. Sta di fatto che un personaggio come Ranxerox, realizzato inizialmente dal solo Stefano Tamburini e poi elevato al rango di icona grazie al contributo grafico di Tanino Liberatore, è rimasta una figura indelebile, con la quale credo che anche i più giovani abbiano una certa familiarità. Magari grazie a James Cameron, che sembra avere attinto a piene mani da questi fumetti per il suo Terminator, oppure a Frank Zappa, che lo amava molto.

La cosa interessante è che il massiccio “coatto cibernetico”, un androide violento che si muove in una Roma del futuro popolata da pazzi, criminali, tossicodipendenti e bambine cattivissime, è riuscito nell’impresa solo con una manciata di storie, raccolte in appena due albi (ai quali ne seguirà un terzo realizzato molti anni dopo la morte di Tamburini, con il contributo di Alain Chabat ai testi).

Sicuramente il tratto iperrealista di Liberatore, all’epoca quasi rivoluzionario anche se con importanti predecessori d’oltreoceano (leggi: Richard Corben), è stato uno degli elementi decisivi che hanno contribuito al successo del fumetto, anche perché non cercava di rappresentare dei personaggi fantastici in modo realistico (come fa ad esempio Alex Ross), ma restituiva al lettore in modo verosimile un mondo completamente ricreato. E pur abbondando in dettagli meravigliosi (i circuiti, le muscolature, i vestiti, gli ambienti…), sempre illuminati in modo magistrale, la storia non ne risultava mai appesantita, e anzi riusciva a mantenere la sintesi tipica dei fumetti, grazie anche alla scelta di non rinnegare certe esagerazioni che sono tipiche di questo linguaggio.
Credo si possa affermare con una certa tranquillità, comunque, che senza le idee di Tamburini sviluppate nelle sceneggiature, il successo di Ranxerox sarebbe stato inferiore: l’autore, attentissimo ai mutamenti della società a cui apparteneva, riproponeva in uno scenario fantascientifico, e quindi più accattivante, le storie della strada e le suggestioni della tecnologia e dell’arte contemporanea, in un mix originale e pieno di spunti interessantissimi e sorprendenti. Riporto, a scopo esemplificativo, una frase pronunciata da uno dei personaggi, che in qualche modo preconizza i tempi che stiamo vivendo, anche se all’epoca nessuno sapeva nulla di internet e l’era digitale doveva ancora iniziare (siamo nel 1981):
“Il consumo dei suoni e delle immagini al minuto secondo ha raggiunto negli ultimi anni un livello di guardia! Tra i dieci milioni di stazioni video e radio nella sola Bassitalia, l’olocinema, i due miliardi di periodici a fumetti e foto, i laserdischi, le masticassette autoregistranti, i compuconcerti etc… tra cinque anni ci attende la noia mortale! Capisci?”.
Forse Tamburini, del quale si apprezza subito l’incredibile creatività nel linguaggio, si è sbagliato sui periodici a fumetti (o forse, ancora una volta, ha visto molto più lontano di noi…), ma sulla noia mortale mi sembra che ci abbia azzeccato in pieno.
Negli anni sono state ristampate varie edizioni delle storie di Ranxerox, l’ultima (e la più completa), l’ha pubblicata Comicon nel 2012 a soli 22€, e la potete trovare qui.
Voto: 10
Alessio Bilotta

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