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In occasione dell’ultima, inutile, polemica fumettistica di questa fine estate, quella su una prossima copertina di Dylan Dog che omaggia una vecchia e celeberrima cover di Spider-Man, fra le tante stupidaggini che ho letto c’erano anche alcuni (pochi) spunti interessanti, comprese certe osservazioni sulla forza dell’immaginario fumettistico italiano. Un argomento che meriterebbe analisi approfondite fatte da veri esperti, magari considerando il confronto impari fra i capitali e le risorse disponibili da noi e quelli, ad esempio, disponibili in USA, dove anche il fumetto è parte della grande industria dell’intrattenimento. Possiamo però affermare subito, con una certa tranquillità che, fra i personaggi e i temi che maggiormente hanno inciso sull’immaginario italico, ci sono senz’altro quelli legati al filone trasgressivo dei cosiddetti “fumetti neri”, lanciato da Diabolik all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso e poi sviluppatosi in molteplici variazioni e decine di personaggi, anche con sconfinamenti truculenti nell’horror e nel porno, proseguendo almeno fino agli anni ’80.

Non azzardo ad approfondire le motivazioni di questo duraturo successo, che in qualche modo prosegue ancora oggi grazie ai recuperi da parte dei vecchi appassionati, perché probabilmente bisognerebbe chiamare in causa la sociologia e analizzare bene il retroterra culturale nel quale sono nati i “neri”, fortemente condizionato dal perbenismo e da certe intransigenze morali, almeno di facciata. Certo è che molti di quelli che hanno dai 35-40 anni in su, hanno ben presenti questo tipo di pubblicazioni, magari perché sfogliate di nascosto dal barbiere: si trattava di libretti tascabili con molte pagine, quasi sempre nobilitati da copertine dipinte di grande impatto, che forse sono uno dei motivi principali che ne hanno decretato la popolarità, assieme ai titoli, spesso assurdi e bislacchi.

Il fumetto che consiglio oggi è un omaggio a quel mondo e a quegli anni ormai perduti, trattandosi di una sorta di blob cartaceo nel quale alcune fra le pagine più caratteristiche, o più strane, dei fumetti “neri” che furono, sono rimontate da Franco Busatta per restituire al presente, ed amplificare, gli universi disegnati oscuri e grezzi, ma dalla grande forza comunicativa, che si disvelavano solo aprendo quelle pubblicazioni. Inoltre, fra una tavola e l’altra, sono inserite alcune splendide pin-up dello straordinario Paolo Bacilieri, che ritraggono donne di quegli anni intente a leggere questi fumetti disdicevoli: oltre alla sensualità sfacciata delle pose e delle espressioni, forse uno dei tratti caratteristici dell’autore, colpisce la cura con cui è stata ricostruita l’epoca, attraverso i vestiti, le acconciature, gli accessori e curiosi stralci di articoli di cronaca.
La grande popolarità e diffusione di questi fumetti è testimoniata proprio dalle tavole di Bacilieri, in cui i giornalini sono rappresentati come oggetti del quotidiano, e quindi tranquillamente sfogliati in casa, in viaggio, al lavoro, in vacanza, e poi buttati via distrattamente, senza dar loro importanza, anche per terra. Penso che oggi sia rarissimo trovare un albo abbandonato, che so, sul sedile di un treno o di una sala d’attesa, perché i tempi sono cambiati e tutto viene preso sul serio, tanto che anche molti fumetti, e di sicuro quelli di cui si parla di più, sono ormai presentati sotto forma di libri costosi e importanti. Non sono sicuro che questo sia sempre un bene.
Alessio Bilotta
SCUSA, SADIK, HAI VISTO DIABOLIK?
Un cocktail di fumetti neri
Editrice PuntoZero | 128 pagg. b/n | 15.000 L.
Regia e montaggio di
Franco Busatta
Disegni inediti di
Paolo Bacilieri
Reperibilità:
uscito nel 2001 per una casa editrice che non esiste più,
si può cercare alle fiere e nei circuiti di vendita online
Voto: 9
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