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Come sapete, grazie al nostro vicepresidente Filippo in arte Heike, noi di Slowcomix cerchiamo di prestare molta attenzione ai webcomics, tanto da essere stati i primi in Italia ad avere una rubrica fissa. Personalmente, continuo a pensare che le cose pubblicate in rete debbano rappresentare solo un trampolino di lancio verso la stampa tradizionale, a meno di non rivedere completamente le modalità di fruizione dei contenuti web. Ad oggi, infatti, tutto ciò che si trova in rete è gratuito, o può diventarlo facilmente, per cui se l’editoria classica dovesse sparire, o perdere importanti quote di mercato a favore dell’editoria digitale, la conseguenza a medio termine potrebbe essere la progressiva scomparsa del professionismo, nel fumetto così come in altre forme di espressione. E se nessuno sarà pagato per la propria creatività, non sono proprio sicuro che sarà un bene… spero con tutto il cuore di sbagliarmi, per fortuna non ho nessuna credenziale come guru informatico.
Venendo al fumetto del giorno, anche questo inizialmente pubblicato in rete e poi stampato su carta, dico subito che mi è piaciuto tanto. Si tratta di una riflessione molto particolare sul localismo e sul razzismo, che si ispira dichiaratamente al racconto The Body di Stephen King, da cui fu anche tratto il celebre film Stand by Me per la regia di Rob Reiner. La storia è narrata da Christian, un uomo derelitto e amareggiato che odia i misteriosi esseri blu immigrati da tempo nella sua città perché colpevoli, a suo dire, di aver distrutto tutto quello che c’era di buono. Christian racconta di quando, ragazzino tredicenne che bigiava continuamente la scuola per andare a fare surf con gli amici, incontrò per la prima volta gli esseri blu: Pat Grant, l’autore, lo fa parlare con grande partecipazione nostalgica, e molti episodi di quell’età, per tutti noi così strana, sono restituiti nel modo più giusto, sospesi come sono fra paura, struggimento e stupidità. In particolare, ho amato molto le pagine che descrivono il tragitto fatto dai ragazzi per andare a vedere un cadavere spappolato sui binari della ferrovia, una sequenza che ti riporta dritto di peso a quelle estati infinite, anche se non sei australiano come l’autore. Ho apprezzato molto anche i disegni, realizzati con uno stile da cartoon che amplifica benissimo, come sempre, le emozioni dei personaggi, e che mi ha ricordato la medesima sintesi espressiva di Craig Thompson per Addio, Chunky Rice.

Dicevo che si tratta di una particolare riflessione sul razzismo perché, ad una lettura molto superficiale, o forse ad una lettura fatta da una persona intollerante, potrebbe sembrare che l’autore prenda le parti del gretto protagonista, capace solo di rimpiangere i “bei tempi andati” (ma erano davvero così belli?) e di dare la colpa di tutto agli esseri blu. In realtà la vera chiave di lettura, secondo me, sta nelle prime sei pagine, e in particolare nell’ostilità e nella violenza con cui i ragazzini del posto accolgono un altro ragazzo, colpevole soltanto di venire da Sydney: una violenza a prescindere, non importa se poi si distrugge anche la loro fortezza di sabbia, costruita poco prima con tanta passione.

E sappiamo bene cosa vuole dirci l’autore, perché molti esponenti politici ce lo ricordano continuamente: è molto più facile identificare lo straniero con un mostro, un essere alieno che non può fare parte della nostra comunità, perché così è una minaccia a prescindere, da combattere in tutti i modi. Anzi, l’altro è così tremendo che è meglio stare lontani anche dal suo cadavere, non sia mai che scoprissimo che, nel dolore, è del tutto identico a noi.
Un ottimo lavoro, che riesce a declinare in modo molto personale temi sempre difficili da affrontare, reinterpretando efficacemente allo scopo tutto quell’immaginario pop che può appartenere solo al fumetto.
Alessio Bilotta
BLUE
Edizioni BD | 96 pagg. bicromia | 13 €
Sceneggiatura e disegni di
Pat Grant
Reperibilità:
uscito a maggio, si trova in libreria e fumetteria,
oppure si richiede direttamente all’editore (qui)
Voto: 8
Per saperne di più:
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