Tag

Può darsi che io non sia abbastanza aggiornato, e che questi numeri fossero già noti agli addetti ai lavori, però ammetto di esserci rimasto male a leggere i dati di vendita delle serie regolari Bonelli pubblicati da Fumettologica qualche giorno fa (guarda qui per l’articolo completo) e riportati sopra. Mi sono intristito anche perché le parole pronunciate da Davide Bonelli (Direttore Generale) e Mauro Marcheselli (Direttore Editoriale) nell’intervista sono tutt’altro che confortanti:

Per noi il mercato è in sofferenza ormai da tanti anni. Chiamatela crisi o come volete, ma la verità è che il pubblico dei nostri lettori si riduce significativamente, anno dopo anno. È un fenomeno che riguarda tutte le nostre testate, e non conosce soste.”.

Senza contare che, appena pochi giorni prima, nella bella intervista fatta da Lo Spazio Bianco (guarda qui) ad Ausonia e Akab, quest’ultimo dichiara che:

“Oggi più che mai mi chiedo 10 volte prima di decidere se mi va di accordare due ore a tale regista o autore per sentire la sua storia. Mi sembra che si stia andando giustamente verso una strada in cui tutto queste genere di cose, tipo musica, letteratura, cinema, radio e tv non solo saranno gratis ma dovranno ritenersi fortunate se qualcuno se le caga ancora.”.


Mi piacerebbe avere argomenti concreti contro la tesi di Akab, ma in realtà penso che abbia ragione, e penso anche che questo processo potrebbe essere molto rapido. Come ha già scritto qualcuno, la lenta erosione che sta interessando il pubblico dei lettori di fumetti fa parte in realtà di una emorragia molto più grande, quella che da anni colpisce un Paese dove si leggono sempre meno giornali e libri. Forse le necessità che venivano soddisfatte dal fumetto, adesso sono assolte da altre forme di intrattenimento (videogiochi? Serie tv? Internet?), ma non sta a me dirlo. Non starebbe a me neppure proporre delle soluzioni, ma da lettore non posso fare a meno di notare almeno un paio di cose. Sulla prima, e cioè il disinteresse degli editori verso i giovanissimi, si è già scritto e detto tanto, e forse si sta iniziando a fare qualcosa, anche se io punterei di più sui bambini delle scuole elementari, perché tutti noi vecchietti abbiamo iniziato a leggere fumetti proprio in quel periodo.
La seconda è invece un mio personale punto di vista, sono convinto che esista un grosso “buco al centro” che bisognerebbe cercare di colmare. Mi spiego meglio: negli ultimi anni, la gran parte delle proposte editoriali è stata pensata per grossomodo due tipologie di pubblico, gli appassionati duri e specializzati (identificabili come nerd in molti casi) e i lettori più sofisticati e intellettuali, a volte chic e a volte un po’ snob, e anche un po’ underground. Entrambe queste categorie si trovano agli estremi, forse agli opposti, ma nel mezzo c’è tutto un pubblico di lettori potenziali che, per motivi diversi, solo in pochi casi può interessarsi ai prodotti pensati per le estremità. Forse, e dico forse, oltre che fare comunicazione in modo migliore, si potrebbe cercare di recuperare quegli elementi che, in passato, hanno fatto fare ai fumetti vendite da capogiro: storie divertenti, melodrammatiche, selvagge, sexy, oltraggiose, forse addirittura pericolose, che però non necessitano di appartenenze o preparazioni particolari. Il variegato mondo delle graphic novel ha sicuramente conquistato alcuni lettori che non avevano mai preso in considerazione i fumetti, ma allo stesso tempo ho paura che si stia perdendo inesorabilmente quella dimensione genuinamente popolare della Nona Arte, che ne ha fatto la storia e la fortuna.

Alessio Bilotta

 

 

Advertisements