Tag

, , ,

Sono convinto che tutti abbiano il diritto di esprimere la propria opinione, a patto che lo facciano in modo rispettoso delle opinioni altrui e a patto che tali opinioni siano sostenute da un minimo di analisi e di conoscenza dell’argomento. Come si sa, nel mondo del fumetto italiano, forse a causa delle sue ridotte dimensioni, spesso queste opinioni sono espresse invece in modo violento e, ahimè, palesando una profonda ignoranza. Il lavoro di Milo Manara, ad esempio, è stato tante volte oggetto di critiche  infondate e faziose, quindi spero che chi le ha fatte non abbia mai letto né il fumetto di oggi né altre opere del grandissimo autore veronese, perché in caso contrario sarebbe in clamorosa malafede. Non c’è molto da dire di questa storia scritta da un altro gigante del fumetto, Hugo Pratt, si tratta di un capolavoro assoluto e immortale, e i mezzi termini non sono ammessi. Ci si potrebbe soffermare a lungo su uno qualsiasi degli elementi che caratterizzano l’opera, e di ciascuno di essi non potremmo fare altro che tesserne le lodi: l’accuratezza della ricostruzione storica, la qualità di scrittura dei personaggi, l’asciuttezza della sceneggiatura, la fluidità dello storytelling e ovviamente gli straordinari disegni.

La storia parte con 16 tavole quasi completamente mute, una sequenza di una bellezza così struggente  che anche le scene di violenza terribile che rappresenta sembrano ricomprese in un disegno più ampio e più alto. Siamo in New England all’inizio del XVII secolo, e in queste pagine iniziali assistiamo ad uno stupro di gruppo e subito dopo all’omicidio dei due colpevoli, avvenimenti che daranno inizio ad una escalation di passioni e brutalità che lascerà molte vittime sulla carta stampata e tanto turbamento nel lettore. Sì, perché la sessualità resa dall’arte di Manara, spesso più suggerita che mostrata esplicitamente, non punta al sensazionalismo d’accatto di femmine ingorde e peni ipertrofici, ma va a scandagliare gli aspetti più morbosi ed oscuri del desiderio, come l’incesto, la prepotenza dei sensi e i sottili ma indissolubili legami fra il piacere e la morte. Un grande e irresistibile mistero, esaltato al meglio dall’elegante sensualità dello stile, che deve molto a Moebius ma ha una cifra tutta sua; pur essendo naturalistico, il segno di Manara può appartenere esclusivamente al fumetto, perché i personaggi e gli ambienti sono sempre realizzati con pochi tratti essenziali privilegiando la sottrazione agli effetti speciali. Un fumetto ristampato molte volte, che dovrebbe stare in ogni casa a fianco dei grandi classici.
Alessio Bilotta
 
TUTTO RICOMINCIÒ CON UN’ESTATE INDIANA
(MANARA – LE OPERE vol. 2)
Il Sole 24 ORE | 148 pagg. colore | 9,90 €
Sceneggiatura di
Hugo Pratt
Disegni di
Milo Manara
Reperibilità:
questa edizione del 2006 si può trovare alle fiere o in rete,
ma esistono pregevoli ristampe successive, come questa o questa
Voto: 100
 
Advertisements