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Con il post di oggi chiudiamo la serie di interviste agli autori dei libri che presenteremo all’imminente edizione di “Lucca Comics & Games”.

È il turno di Andrea Barattin (qui il suo blog personale), giovane autrice completa di “Ah, l’amour!”, una divertentissima raccolta di vignette a sfondo erotico che è anche una sorta di libro-gioco. Decidere di pubblicare anche Andrea è stata una decisione non programmata, presa assecondando un’intuizione. Non so come andrà il libro, ma sono contentissimo che Andrea sia salita a bordo con noi, il suo entusiasmo e la sua freschezza sono stati di grande aiuto.
 
Alessio Bilotta
 
Andrea inondata dalla luce e dai colori
Descriviti in 140 caratteri, spazi inclusi.
Sono insopportabile, impulsiva, mi esalto per le piccole cose come un bambino che ha a che fare con il mondo per le prime volte.
 
Come ho scritto anche nella breve presentazione in quarta di copertina, l’abbinamento “umorismo + erotismo” è abbastanza insolito, tipo il vino rosso sul pesce. Come mai, secondo te? Pensi sia colpa del Papa? 
Perché “colpa del Papa”? Per fortuna non può entrare nelle nostre camere da letto!
Credo sia un abbinamento insolito perché generalmente si parla di sesso molto seriamente. Nei film, nei libri, spesso il sesso è visto come una cosa “eterea”, lo si innalza a volte ad atto divino, rasenta la perfezione. E noi lo viviamo cercando di essere all’altezza della prestazione, di dover eguagliare le prodezze degli attori del cinema. La spontaneità di seguito viene meno e si tende a vederlo come un atto che “deve” essere serio. Gli uomini spesso vorrebbero eguagliare le mirabili peripezie di Rocco Siffredi e tendono a puntare tutto sul pene, convinti di avere un “attrezzo magico” tra le gambe che farà venire la partner in meno di dieci secondi, magari in posizioni che sembrano riproduzioni di dipinti cubisti. I porno però non sono lo specchio della realtà, e un uomo dovrebbe capire che il suo pene non ha nulla in più da offrire del pene di un altro. Sono ben altre le cose che mettono in moto il piacere di una donna, il corpo femminile non è una macchina che si accende automaticamente schiacciando un bottone. Per contro, molte donne pensano di dover essere perfette al momento del sesso e tendono ad essere le attrici di sé stesse, mostrando il loro profilo migliore, cercando di nascondere la cellulite, assecondando l’uomo in tutto, perché pensano che sia lui a dover prendere in mano la situazione e ad avere tutto sotto controllo. Quindi non si godono il momento spensieratamente. Secondo me il sesso è bello quando c’è complicità, quando ti coinvolge mentalmente e si prende come un gioco. Se c’è feeling con il partner il sesso non è più visto come un “dovere” o come una cosa sporca: in camera da letto si può ridere e ci si può prendere a schiaffoni perché i timori vengono lasciati fuori dalla porta. 

Ti assicuro che il Papa entra in molte più camere da letto di quelle che pensi… Ma torniamo all’intervista: nell’ideazione cartotecnica del tuo lavoro, ho deciso di affidarmi completamente alle tue intuizioni, perché mi è piaciuta subito l’idea del “libro gioco” per adulti. Vivere il sesso in maniera ludica e leggera, infatti, sembra oggi sempre più complicato. Pensi che “Ah, l’amour!” potrebbe piacere a uno come Berlusconi? 
Non voglio ripetermi, ho già risposto nella prima domanda a ciò che penso riguardo il divertirsi durante il sesso. Ognuno di noi ha bisogno di stimoli, di fantasticare e realizzare – per quanto possibile – le proprie fantasie. I giochi erotici esistono per questo, perché se penso agli uomini nei porno che ci “danno dentro” a mo’ di martello pneumatico ed a ritmo di metronomo per dieci minuti buoni, è la cosa meno stimolante che può venirmi in mente. La fantasia ci vuole, insomma! Berlusconi non apprezzerebbe mai il mio libretto, il suo umorismo sessista e maschilista è molto più fine delle mie umili strisce umoristiche. Prima il Papa, poi Berlusconi… queste domande mi fanno pensare che saranno i prossimi acquirenti del mio libro!
 
Disegnino
 
In effetti mi sono giunte richieste sia da Arcore che da Roma… Sei una ragazza che disegna fumetti erotici e che abita in un piccolo paese dell’estremo nord. Hai mai avuto problemi per questo? Ti sta stretta la provincia? 
Non disegno solo fumetti erotici, ma cerco di spaziare ed abbracciare più stili, in modo da avere più storie da raccontare e più passioni da sviluppare. Se parlassi solo di sesso sarebbe una noia mortale, dopo un po’!
Dopo aver vissuto tre anni a Firenze e due a Ferrara sono tornata tra le montagne, stile Heidi. I paesaggi ed i luoghi sono molto belli, molto zen, se sognate la Nuova Zelanda ma non avete i soldi per il viaggio, potete benissimo venire ad abitare quassù.
Io ho scoperto di avere bisogno di stimoli mentali per vivere, di entrare nelle grandi librerie dove leggi un libro sorseggiando un tè caldo, di uscire alla sera a bere una birra in un pub dove suonano buona musica dal vivo, di vedere il flusso delle persone che va da qualche parte, ognuno con una propria storia da raccontare. E qui non c’è nulla di tutto ciò.
 
I cetrioli sono un elemento ricorrente delle tue vignette. Vuoi parlarcene?
Con la figura del cetriolo ho un rapporto d’affetto perché è diventata uno dei “simboli” della mia prima serie di strisce umoristiche, “Brain Drain – Fuga di Cervelli”. 
Nella realtà di tutti i giorni, preferisco mangiarli.
 
Ci racconti come nasce di solito una tua vignetta o striscia? Sei una di quelle che prende appunti sull’autobus? Hai delle cavie a cui sottoponi le battute per capire se fanno ridere? 
Generalmente, quando invento delle strisce umoristiche, cado in catalessi. Se vedete una ragazza seduta ad un tavolo di un bar, con un bloc-notes davanti e lo sguardo perso nel vuoto che fissa l’infinito, quella sono io. Mi immagino dialoghi e situazioni da disegnare, nella mia testa ci sono personaggi che parlano, sequenze di vignette, colpi di scena finali. Poi scrivo le strisce a cui ho pensato, in genere ne scrivo moltissime in poche ore. In seguito le “scremo”, le riscrivo, ne elimino alcune; se certe non funzionano cerco di rigirare le situazioni e di vederle da altri punti di vista. Insomma, cerco sempre di far sì che le strisce non siano moltissime, ma che quelle che ho scritto siano divertenti. 
Il mio critico più severo e al quale mostro subito il mio lavoro è Tommaso, il mio ragazzo. E poi c’è la mia migliore amica, Francesca, e lei ogni volta ride fino alle lacrime maledicendomi perché le faccio colare il trucco. 
 
Preziosissimi appunti che ci mostrano come lavora Andrea
Trovo il tuo stile di disegno molto fresco, immediato. Come abbiamo avuto modo di discutere una volta, ambedue condividiamo l’assunto di Scott McCloud secondo il quale più il tratto è essenziale, più l’identificazione del lettore è facilitata. Perché allora in Italia invece è lo stile realistico a prevalere? Quali sono, se ci sono, gli artisti che consideri come fonti di ispirazione? 
Credo che in Italia non sia presente la cultura del fumetto, spesso visto come letture “per ragazzi” e non per un pubblico più ampio. Non si comprende la fatica che c’è dietro ad un albo, ad una serie, spesso non si comprende il lavoro dei professionisti che cercano di fare il loro meglio per offrire al pubblico un prodotto di qualità. Ma credo che, effettivamente, se si potesse avere più scelta nelle edicole o nelle librerie, anche il pubblico potrebbe capire meglio che genere di fumetto può piacergli. Non vedo il realismo del disegno una pecca assoluta, ma più che altro credo che spesso ci sia un problema nei dialoghi. Mi sembra che noi (popolo italiano) tendiamo sempre a parlare tantissimo, a dover spiegare un concetto con mille giri di parole; penso anche ai gruppi musicali famosi, ai testi delle loro canzoni: si parla tantissimo, si dà poco spazio alla singola nota, alla pausa, si tende sempre a spiegare, spiegare, spiegare. 
Per questo trovo ci siano pochi fumetti che possono conquistare il pubblico, perché sono poco realistici nel senso di dialogo. Perché spesso un personaggio spiega che cosa sta succedendo nella vignetta, e dopo un po’ diventa ridondante. 
Mi piace tantissimo Zerocalcare. È essenziale, i suoi personaggi dicono esattamente quello che direbbe una persona normale, umana. I personaggi sono degli attori, sono vivi, devono comportarsi da esseri umani se non si vuole che diventino pomposi ed irreali, e che quindi si allontanino dal lettore. Mi piacciono molto Gipi, Ortolani, ed ammiro tantissimo Claudia Nuke Razzoli. Il suo stile è freschissimo ed i dialoghi sono leggeri, i personaggi sono reali. È questo che mi sembra manchi in molti fumetti di stile bonelliano, la credibilità nei dialoghi e nelle situazioni umane che si creano nelle vignette. 
 
Alberto Pagliaro, autore della prefazione e tuo ex insegnante alla Scuola Comics di Firenze, ti ha descritto come “un vulcano di idee” e “una che corre sempre”: ti riconosci in queste definizioni? E soprattutto, dove stai andando? 
La presentazione di Alberto mi ha davvero colpita e sono onorata da quello che ha scritto. Mi sono ritrovata molto nelle sue parole, nel fatto che sono logorroica e non so stare ferma. Lo trovo sia un difetto che un punto di forza, perché da un lato la mia impulsività non mi fa ragionare su situazioni “a lungo termine”, e dall’altro il mio “vivere al momento” non mi fa temere le sfide da cogliere al volo. Un po’ com’è stato per questo libro, che ho ragionato in solo un mese.
Ancora non lo so dove sto andando, spero in un posto in cui stare bene!
 
Chi bella vuole apparire…
 
Ho sempre pensato che la moda del cosplay, in realtà, nascondesse una sorta di perversione sessuale. Sei d’accordo? Ne parlerai in “Ah, l’amour!” vol. 2? 
Credo che ognuno di noi veda perversioni sessuali un po’ dove preferisce e dove lo portano le sue fantasie.
Se ci fosse un altro “Ah, l’Amour!” vorrei parlare di più di giochi erotici, di cibo e macedonie di frutti di bosco con panna, di amore “nerd” e amore omosessuale, cosa che non sono purtroppo riuscita ad approfondire nel primo volume. 
Sarai a Lucca tutti e 4 i giorni, per dediche e disegni al nostro stand. Immagina che venga Leo Ortolani ad acquistare il libro, cosa scriveresti sulla sua copia?
Sarei onoratissima se Leo acquistasse una copia del mio libro! Sicuramente gli ruberei una battuta da Rat Man e gli direi che è caduto nella trappola del marketing in cui cadono tutti i lettori di fumetto, che come esca usa le tre “A”: Azione! Avventura! Atette!
 
Grazie Andrea!
 
 
Poster promozionale, sempre alla maniera di Lars Von Trier
 

 

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