Sì, lo so che oramai da diversi anni “Lucca Comics & Games” è una manifestazione ecumenica e dalle molte anime. So anche che esistono altri festival più specializzati, e ovviamente capisco perfettamente come sia impossibile accontentare tutti. So benissimo, soprattutto, che ormai il pubblico pagante interessato ai fumetti ha una forza inferiore rispetto agli appassionati di giochi di ruolo, cosplay, videogame, ramen e chi più ne ha più ne metta. Tuttavia, dopo aver letto i primi lanci sulla prossima edizione, mi sono turbato lo stesso. Almeno un po’.
Il manifesto non mi piace, ma ormai ho capito che si deve strizzare l’occhio ad immaginari diversi da quelli propri del fumetto, e quindi a malincuore ne prendo atto, forse è davvero inevitabile per una kermesse di questo tipo. Magari, come ho già letto da qualche parte, ci si poteva affidare ad artisti italiani, questo sì, ma evidentemente interessa dare un’impronta più internazionale possibile. Peccato.
La cosa che mi ha turbato di più, comunque, è stata la presentazione della mostra “Dress Code” che, cito testualmente, “si propone di indagare il rapporto fra Moda e Fumetto attraverso sette personaggi femminili che rappresentano altrettante icone fashion, ma andando a indagare anche sul loro “essere donne” a tutto tondo, dal lavoro ai sentimenti, a quella che immaginiamo essere la loro vita quotidiana”.

 

Non so, mi sembra un sottotitolo buono per Vanity Fair. Moda, donne belle e forti, cultura pop, perfino i sentimenti: mancano solo i Negramaro e la pizza biologica, e poi il quadro è completo. Va bene che bisogna essere accattivanti e frizzanti, ma mi sembra che si stia un po’ esagerando… sarà perché sono vecchio? Chissà, comunque fra gli ospiti ci sarà anche Guy Delisle, forse non tutto è perduto.
Alessio Bilotta

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