Anche ai turchi piace la semplicità:
copertina del DVD di un vecchio film su Zagor, interpretato dal sosia di Little Tony
Ci sono cose che faccio davvero fatica a capire. Ad esempio, non sono ancora sicuro di aver capito bene perché alcuni fumetti italiani continuino ad essere così popolari e di successo. Mi riferisco a quei fumetti che, nel corso dei decenni, sono rimasti sostanzialmente uguali a se stessi, salvo piccoli aggiustamenti per non risultare troppo anacronistici. Mi riferisco, ad esempio, ad un fumetto come Zagor, ininterrottamente in edicola fin dal 1962, che può vantare 40.000 (!) copie vendute ogni mese, lettori in lieve ma costante crescita e addirittura un film documentario in uscita nelle sale il prossimo autunno.
Per cercare di capire meglio, sono anche intervenuto come spettatore all’incontro che c’è stato qualche giorno fa con Gallieno Ferri, 84enne creatore grafico del personaggio e autore di tutte le copertine dalla prima fino ad oggi, oltre che di un numero enorme di pagine disegnate. Persona, peraltro, che mi ha fatto una bella impressione, ricca com’era di fascino e nobile semplicità. La serata era ben organizzata e la location dell’evento splendida, ma mi ci è voluto un po’ per comprendere cosa stava succedendo, e chissà se ci sono riuscito davvero.

Credevo, infatti, che ci sarebbe stato più spazio per raccontare Gallieno Ferri come uomo, un personaggio interessante che alla sua bella età va ancora regolarmente in canoa, e invece si è parlato soprattutto di Zagor. Non credo che ci fossero soltanto motivi di carattere commerciale (l’occasione dell’incontro era la recente uscita di un albo speciale del nostro eroe), probabilmente si è data la precedenza a ciò che interessava di più ai numerosi convenuti, vale a dire dettagli, retroscena e curiosità sulla vita fittizia del cosiddetto “Spirito con la Scure”. Non a caso l’albo speciale di cui sopra è incentrato sulla storia della mamma di Zagor.

Stupore. Incredulità. Senso di smarrimento e di estraneità. Perché mai quelle persone, quasi tutti con la faccia da bravi ragazzi un po’ invecchiati, erano tanto interessati ad argomenti per me invece di così scarso significato e di pochissimo fascino? Perché non sono state approfondite altre tematiche, ad esempio sul linguaggio, sullo stile, o magari sul valore di icona pop che indubbiamente riveste un personaggio come Zagor?
Forse perché non era la sede giusta e non c’era poi molto da dire, o forse perché a questo tipo di lettori piacciono di più le cose semplici. Intendiamoci, non è una critica, ma solo una constatazione. Dopotutto, la semplicità ha il suo fascino: non richiede impegno, non abbisogna di sforzi intellettuali, non presuppone particolari conoscenze. Si tratta di storie costruite su elementi solidi e immutabili, almeno in una visione del mondo che privilegia la linearità e la tradizione, cioè, per dirla in un altro modo, che tiene sempre presenti i famigerati “sani principi”. Quindi il Bene, il Male e l’Avventura, ma senza troppi crucci, con un solo livello di lettura e pochi stimoli intellettuali a vantaggio di quelli emotivi, anche se si tratta di emozioni molto semplici, elementari, quasi innocue. Emozioni allo stesso tempo vecchie ed immature.
Si accennava, nel post precedente, al significato del “cartoon” nella comunicazione visuale: forse alcuni dei fumetti popolari italiani hanno fatto un percorso in qualche modo complementare, e la “semplificazione che diventa amplificazione”, sempre per citare McCloud, non sta nei disegni, sempre piuttosto realistici, ma nei contenuti, alleggeriti da qualunque genere di complessità o sfaccettatura e pronti per essere digeriti rapidamente.
Diventa arduo capire se sono i lettori a chiedere questo o se invece sono gli editori che non vogliono rischiare, però io sono sicuro che esiste anche un pubblico più esigente e curioso, che forse andrebbe soltanto stimolato e informato meglio.
Prossimamente, tutto sulla nonna di Cico.
Alessio Bilotta
PS: grazie all’amico Pitoff per i preziosi spunti alla base di questo pezzo.

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