Illustrazione di Akab tratta da “Storia di una madre” (Alessandro Berardinelli Editore)

Qualche giorno fa si è svolta a Napoli l’edizione 2013 del Comicon, con l’assegnazione dei Premi Micheluzzi. Il premio più importante, cioè quello per il miglior fumetto, è stato attribuito, come ormai tutti sapranno, a “Un polpo alla gola” di Zerocalcare.

Devo ammettere che inizialmente la notizia mi ha un po’ sorpreso, perché ritengo quel libro un discreto prodotto di intrattenimento, ma niente di più. Anzi, per dirla tutta, credo sia anche meno riuscito del precedente, “La profezia dell’Armadillo”, senza contare che nella cinquina dei finalisti c’erano altri candidati molto più interessanti. Ma è solo una mia opinione, si capisce. Mi sono chiesto lo stesso, tuttavia, che bisogno ci fosse di far vincere un’opera già ampiamente premiata dal mercato, con le sue vendite da capogiro a 5 cifre. Pensavo, un po’ ingenuamente, che un festival dovesse portare all’attenzione del pubblico i lavori più originali e qualitativamente più eccelsi, ma non avevo fatto i conti con i presupposti che tengono in piedi queste manifestazioni e che, alla fine, danno un po’ di ossigeno a tutto il movimento, o almeno ad una sua grossa fetta. È innegabile, infatti, che premiare un campione di vendite, quello che è indubbiamente il personaggio del momento, sia positivo soprattutto per la stessa organizzazione che assegna il riconoscimento, che ne guadagna molto in termini di stampa, immagine e alla fine anche di biglietti staccati. Forse, e dico forse, il premio al buon Michele Rech è anche un premio al Napoli Comicon… e in effetti, a pensarci bene, il Festival di Sanremo l’ha vinto Marco Mengoni.
Parafrasando il suo illustre concittadino, il bis-presidente Napolitano, che proprio in quei giorni definiva come “inevitabile” l’incarico a Letta, anche Lello Arena avrebbe potuto definire a quel modo il premio a Zerocalcare.
Per quel che vale la mia opinione, io il premio l’avrei assegnato a “Storia di una madre” di Akab, ma questa è, per l’appunto, un’altra storia.
Alessio Bilotta

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