Avrei voluto cominciare questo post con una citazione riguardante la tendenza naturale degli italiani all’autodenigrazione, ma ho perso il foglietto su cui l’avevo scritta -sono davvero una pessima, pessima persona.
Un paio di settimane fa, spinto da legittima curiosità di Kalonauta del Pulcherrimo, ho deciso di fare un salto al COMICA, un festival del fumetto indipendente ospitato presso i locali del Central St.Martin College of Design di Londra, a un passo dalla stazione di King’s Cross. Ne ho approfittato per visitare anche il binario 9 e 3/4 della stazione, da dove parte il binario per Hoghwarts, come tutti i lettori di Harry Potter ben sanno. Ebbene, benché circondato da pendolari esausti, turisti deficienti e guide turistiche inette, una volta al festival avrei poi ripensato alla visita ad un binario inesistente come l’esperienza di gran lunga più appassionante della giornata.
Il festival è stato promosso e pubblicizzato con enfasi da Paul Gravett (che proprio a Londra risiede) come IL festival del fumetto indipendente. Mentre girellavo tra i banchi di uno stanzone in cemento armato, spintonato a destra e colpito a sinistra, cercando di trovare un po’ d’aria pura in tutto quell’odore stantio di adolescenza mal svezzata, ripensavo con nostalgia alle passeggiate in quel di Lucca, dove anche il più brutto prodotto della peggiore self area della più abominevole edizione del Comics and Games difficilmente potrebbe sfigurare davanti al dilettantismo ostentato dai cosiddetti “artisti” che popolano il sottobosco del fumetto autoprodotto inglese.
Non scherzo, gente.

Ma siccome non voglio perdere tempo, energie e byte a deridere il brutto, che in quello è bravissimo da solo, faccio un elenco puntato delle cose belle del festival (ahimè niente foto – avevo dimenticato di mettere in carica la batteria della Nikon – sono una pessima, pessima persona)
1 – è un festival di fumetto indipendente e autoprodotto, che se ci si pensa è davvero una robona: niente grandi case editrici, niente stand di pupazzetti, action figures, magliette di Naruto; solo artisti, collettivi di artisti, piccole case editrici, tutti insieme a farsi vedere (e vendere);
2 – c’è l’attenzione di una grande istituzione che si occupa di CULTURA, il London College of Arts, che mette a disposizione spazi e risorse;
3 – c’è l’appoggio di Paul Gravett (se si riesce a passare sopra il fatto che ha chiamato la pagina Facebook del festival “Comica Social Club 2012“, ma tanto anche il sito web non è aggiornato…);
4 – le robe belle di Nobrow, presenti anche loro al COMICA, delle quali il Prez ha già parlato e io mi prefiggo di parlare ancora in seguito (ma sono una pessima, pessima ecc.);
5 – altre cose bellosissime della Atlantic Press, che avrei voluto tanto comprare in massa ma erano rimaste poche copie, l’uva era acerba e nel mio portafogli c’era l’eco;
6 – Elliott Baggott, che pare simpatico come una scoreggia in ascensore ma fa cose interessanti;
7 – Andy Poyiadgi, il cui bellissimo Teapot Therapy, stampato in formato A2, campeggia nella mia cucina;
8 – i curiosi esperimenti di John Miers.

Insomma, c’è del bello e del buono ovunque, basta cercarlo bene!

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