Dovreste ancora trovare in edicola il fumetto sulla vita di D’Annunzio allegato al quotidiano “Il Giornale”. Se per qualche inspiegabile motivo vi venisse voglia di prenderlo, non fatelo, l’ho già fatto io, e non si tratta di materiale adatto ai palati fini degli amici di Slowcomix. Questa pubblicazione ha invero molti difetti, ma alla fine il suo problema più grande non è neanche la sceneggiatura banale, monocorde e noiosa, scritta da un ex attore di “Vivere”; e non sarebbero un ostacolo insormontabile nemmeno i disegni legnosi, anonimi e scialbi, realizzati da un pittore con trascurabili trascorsi fumettistici e forse più adatti ad un revival di “Corna vissute”… si può passare persino sopra al marchiano errore di grammatica a pag. 9. No, il vero problema sono la supponenza e l’arroganza che stanno dietro ad operazioni come questa. Evidentemente, i responsabili di questo capolavoro del trash, diffuso in edicola con una tiratura di 40.000 copie, è bene ricordarlo, pensano ancora che il fumetto sia qualcosa senza grande dignità culturale, senza storia, senza identità, destinato soprattutto a decerebrati o ignoranti, quindi da realizzarsi nel modo più povero, dozzinale e didascalico possibile. Una visione quantomeno anacronistica, di fronte alla quale persino Fredric Wertham sembra un illuminato.
Ma del resto, mi sembra proprio che supponenza, arroganza e anacronismo siano alcuni dei tratti tipici dell’area politica che è “l’editore di riferimento” di quel giornale, quindi perché meravigliarsi? C’è solo da tirare lo sciacquone e aprire la finestra.
Qui la presentazione ufficiale del fumetto, per dovere di cronaca.
Alessio Bilotta 

Annunci