Dopo le lunghe discussioni degli ultimi post sulla manifestazione pratese, che speriamo portino davvero a qualcosa di buono, possiamo uscire a “riveder le stelle”, letteralmente.
Infatti vi propongo con grandissimo piacere un interessante articolo su Moebius di Claudio Magni, la nostra memoria storica. Ad una delle conferenze pratesi è stato detto che le storie di Blueberry sono migliori di tutto quello che il grande autore francese avrebbe fatto dopo: un’osservazione rispettabilissima, ma sulla quale noi non siamo d’accordo, perché nelle sue opere a carattere fantastico  Moebius ha inventato mondi interi e creato nuovi immaginari che ancora oggi non smettono di affascinarci.
Buona lettura.

 

Alessio Bilotta

 

È arduo per me affrontare quello che si può considerare l’autore che più di ogni altro, forse, ha segnato il secolo scorso. Dire qualcosa di nuovo, o almeno che non sia stato affrontato che poche volte, è impossibile.

Ma queste schede, come abbiamo convenuto con l’amico Alessio Bilotta, non hanno il compito di addentrarsi in modo anche un po’ pedissequo nel lavoro degli autori. Piuttosto quello che indico è un percorso che porti anche alle ascendenze e influenze che hanno portato un determinato autore ad affrontare un personaggio o un argomento specifico. “Cristalli di futuro” è una piccola antologia di fantascienza apparsa nel n° 211 di Galassia nel lontano 1976, ma è anche l’immagine che si materializza nella mia mente pensando al lavoro di Moebius. Le opere, che credo siano indiscutibilmente il suo marchio di fabbrica, “Il Garage Ermetico” e “Arzach” sono esemplari in tal senso. Ma se “Arzach”, opera quanto mai rivoluzionaria, sia nella tecnica che nella costruzione, è parto della mente del nostro, cosa dire di Jerry Cornelius? Correva l’anno 1968 e un giovane scrittore inglese vedeva pubblicato il suo romanzo, “The Final Programme”, protagonista proprio Jerry Cornelius. Il romanzo si avvale anche di una traduzione italiana ed è ottimo, l’autore è Michael Moorcock. Se vi viene voglia di leggere qualcosa di questo autore consiglio di evitare come la peste i romanzi fantasy, con la fantascienza invece ha offerto opere più che convincenti. Moebius evidentemente restò affascinato da questo personaggio, al punto tale da utilizzarlo per la sua opera più famosa. Riassumerne la trama è praticamente impossibile: come ha confessato in un’intervista, lo stesso Moebius spesso si trovava a disegnare una puntata non avendo la minima idea di come aveva terminato la precedente. Eppure il risultato finale, pur con dei limiti, è incredibilmente accattivante. “Arzach”, l’altra opera, si avvale del silenzio assoluto. Solo immagini a colori in sequenza, splendide, dettagliate e con quell’effetto stile incisione alla Gustave Doré che Magnus porterà a vette eccelse con “Le femmine incantate” e “La valle del terrore”. Anche Moebius purtroppo ci ha lasciati orfani di tante cose che ancora poteva offrirci. A me piace pensarlo saltellare allegramente sull’altro lato dell’anello in compagnia dei suoi personaggi più famosi, e chissà se a forza di correre non riappaia fra di noi col suo sorriso sornione.

Nota: di Moorcock purtroppo non si trova molto, comunque direi “INRI”, ristampato qualche mese fa in Urania Collezione, poi “Jerry Cornelius: Programma Finale”, dovrebbe essere sempre in catalogo per Fanucci. Altri due titoli interessanti: “Il corridoio nero” (Galassia n° 172) e “Leggende alla fine del tempo” (Robot Speciale n° 7); “Cristalli di Futuro” (pubblicato su Galassia n° 211), è un piccolo gioiello in assoluto. Con un po’ di fortuna su qualche sito di asta dovreste trovare tutto.
“Il garage ermetico” e “Arzach” sono stati ristampati da BD, se poi pazientate un po’ esiste un bel volume della serie “I Maestri del Fumetto”, il n° 5, supplemento al Sole 24 Ore, che contiene entrambi i capolavori.
Jerry Cornelius, personaggio che oggi potremmo definire multimediale, è anche protagonista di una pellicola diretta da Robert Fuest, “Alfa Omega: il principio della fine”, ispirato al romanzo sopracitato.
In “Cristalli di futuro”, Norman Spinrad, curatore dell’antologia, prende in prestito Cornelius per il racconto “L’ultimo urrah dell’orda d’oro”.

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