La prima giornata della mostra mercato di “Prato Comics+Play 2012” è andata.
In estrema sintesi, si può dire che l’obiettivo di fare una festa colorata con un po’ di musica, qualche stranezza e tanti ggiovani sia stato raggiunto. L’affluenza mi è sembrata discreta, il colpo d’occhio anche, per quanto si sia potuto chiaramente constatare come i tanti “mondi” riuniti in questo evento (fumetto, GDR, cosplay, creativi fiscali, lipoterapisti ecc.) in realtà si sfiorino appena, senza mai amalgamarsi davvero, pur in un ambiente così piccolo. Tra parentesi, mi è stato confermato da chi conosce bene questi ambiti, che anche altre associazioni cittadine, stavolta di giochi e cosplay, sono state escluse dall’organizzazione: mi spiace e mi sembra un errore davvero stupido, ma ormai su questi concetti mi sono già espresso, è inutile ritornarci sopra.

Per quanto riguarda i fumetti, passabile la parte espositiva (una trentina di tavole per ciascun autore, alcune stampe infilate fra gli originali e un allestimento molto, come dire, essenziale…), bene sia l’incontro con Bozzetto che la tavola rotonda con Becattini, Gaspa, Stano e Storai, (ai quali dopo si è aggiunto Bianchi), condotti entrambi in maniera impeccabile dal sempre bravissimo Luca Boschi, e dai quali sono emersi anche interessanti spunti di riflessione.
C’erano una trentina di persone a sentire Bozzetto, circa la metà all’altro incontro: numeri non certo eccezionali, ma ahimè adeguati a questo tipo di manifestazioni. Un plauso a tutti per aver resistito in quell’ambiente così angusto e dal microclima tropicale.
Pertanto, lo ribadisco, a meno che oggi non ci sia un disastroso calo di presenze, circostanza che sembra piuttosto improbabile, si può affermare che l’evento sia riuscito, sempre però, è bene sottolinearlo, dal punto di vista di chi considera questo tipo di manifestazioni come degli happening multicolor, e non come delle occasioni di comunicazione e di cultura.
Da quel punto di vista, ribadisco anche questo concetto, si è trattato invece di un’occasione sprecata.
Ho immaginato, infatti, cosa avrebbe potuto pensare una persona completamente estranea al mondo del fumetto che, per qualche strano motivo, si fosse trovata a visitare la mostra. Credo che le sue ipotetiche sensazioni si possano riassumere in due concetti fondamentali: immobilismo e chiusura. Immobilismo perché il più giovane fra i personaggi sotto i riflettori, Dylan Dog, ha quasi 30 anni, mentre Diabolik ne compie 50 come molti supereroi, e alcuni di questi sono anche più vecchi. Non è stato presentato nessun autore giovane (e ce ne sono di bravissimi), non è stato evidenziato nessun progetto o lavoro con caratteristiche di originalità e ricerca (e ce ne sono di interessantissimi), ma soprattutto nessuno ha saputo indicare quali strade potrà (dovrà?) prendere il fumetto, inteso proprio come linguaggio. E del resto, gli stand degli espositori straripavano della solita paccottiglia ammuffita, in mezzo alla quale probabilmente, a cercare bene, si potevano anche trovare delle perle, ma di sicuro nulla che profumasse di novità. Quasi tutti i convenuti, sia addetti ai lavori che appassionati, hanno dato la preoccupante impressione di guardare molto all’interno del loro (nostro) piccolo mondo e pochissimo all’esterno, come se, sotto sotto, facesse piacere essere dentro una monade. Ma purtroppo sappiamo bene, come ci insegnano la biologia e la genetica, che i rapporti fra consanguinei portano soltanto alla generazione di mostri e, a lungo andare, all’inevitabile estinzione della specie.

Alessio Bilotta

 

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