Gli elegantissimi componenti di Mammaiuto (e una scala)

Oggi pomeriggio, come da programma ufficiale, era previsto l’intervento degli amici di Mammaiuto, che avrebbero spiegato come risolvere tutti i problemi del fumetto in Italia. Purtroppo però non è stato possibile ascoltarli, perché per questa volta, come in un beffardo contrappasso alla rovescia, forse sono stati i problemi del fumetto ad avere la meglio. Ma magari anche no, come scoprirete leggendo.

Appena varcata la soglia di Officina Giovani, si è capito subito che molto difficilmente le cose sarebbero potute andare bene: nessuna indicazione, nessuno all’ingresso, e tutta la parte culturale della manifestazione (esposizione e “sala” conferenze) relegata in una specie di corridoio seminascosto e con una temperatura interna vicina ai 451° F. Le persone dell’organizzazione che hanno accolto i relatori probabilmente non sapevano nemmeno chi fossero, e comunque erano, come si suol dire, “in altre faccende affaccendati”: infatti quasi niente dell’allestimento era pronto, nemmeno le tavole di Stano e Bianchi, appoggiate per terra in attesa di essere sistemate. Non ho potuto fare a meno di chiedermi di cosa parlassero gli orgogliosi volontari che, in altre discussioni, hanno rivendicato con tanta forza il lavoro fatto… Ci è sembrato, invece, che di cose da fare ce ne fossero ancora parecchie, e che i pochi ragazzi presenti ce la stessero sì mettendo tutta, ma in una lotta impari contro la disorganizzazione ed il tempo. Questa situazione sarebbe stata normale qualche giorno fa, non certo oggi, dove era in programma il primo evento.
Non mi rimane che elogiare la straordinaria presenza di spirito dei Mammaiuto, che fortunatamente l’hanno presa sul ridere, nonostante, a mio avviso, si sia travalicato ogni limite di decenza, venendo meno anche il rispetto per le persone. Ricordo a tutti, infatti, che non erano previsti né un rimborso spese, né (figuriamoci!) un gettone di presenza… Eppure c’è qualcuno che è venuto fin qui da Arezzo.
Ho costatato personalmente che non erano previste nemmeno le scuse.
Vogliamo parlare del pubblico intervenuto? Gli organizzatori parlano di 4 presenze, la questura di una soltanto. In ogni caso, molto difficilmente ci si poteva aspettare qualcosa di meglio, considerando quanta poca (e brutta) pubblicità sia stata fatta all’evento, che pure sarebbe stato interessantissimo. Quelli di Mammaiuto non raccontano frottole, basta visitare il loro sito per rendersi conto di quanta passione, bravura, ricerca, originalità ed intelligenza ci mettano in tutte le cose che fanno… ma purtroppo a Prato, ahinoi, interessava di più sistemare ordinatamente sui tavolacci le vecchie copie usate de “Il tromba”.
Al culmine dell’avvilimento, ci siamo anche chiesti a cosa o a chi servano queste manifestazioni, se non a restituire all’esterno un’immagine pessima e deprimente del fumetto. Domande senza risposta, ma che sembrano evidenziare una situazione al limite del collasso.
Per fortuna, fra i pochissimi convenuti, c’era anche Silvia, una ragazza molto giovane piena di intraprendenza e di entusiasmo, che non si è lasciata scoraggiare dalla situazione descritta sopra.

È stato un piacere parlare con lei e guardare le sue tavole, ed è stato quasi metaforico abbandonare l’angusto e buio corridoio predisposto dall’organizzazione per trasferirsi sui tavolini all’esterno… alla fine, come risolvere i problemi del fumetto italiano, lo si è capito bene: basta fare esattamente il contrario di quello che è stato fatto finora per Prato Comics+Play (e che, a onor del vero, si fa in molte manifestazioni di questo tipo), basta essere consapevoli che questo linguaggio è vivissimo ed ha ancora tanto da dire, basta ascoltare davvero e senza paternalismi i ragazzi che credono ancora in questo mondo.

Alessio Bilotta
 
Controcampo: il pubblico, il corridoio e i lavori in corso

 

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