SLOWCOMIX SPECIALE ESTATE 2016!

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Nella lunga estate trascorsa fra le revisioni dei 3 (tre!) libri che presenteremo a Lucca e adempimenti burocratici vari, c’è stato anche un disordinato spazio per la lettura di fumetti davvero interessanti. Eccoli qua (cliccate sui titoli per i dettagli).

dyd360

Parto dall’ultimo uscito in edicola, Dylan Dog #360 scritto da Paola Barbato e disegnato da Sergio Gerasi, un prelibato antipasto in attesa del numero celebrativo dei 30 anni del personaggio. Siamo dentro una casa maledetta dal massacro di una famiglia avvenuto molti anni prima, quando Dylan faceva ancora il poliziotto. L’orrore è rappresentato con dovizia di particolari splatter, ma non sembra risiedere nella gratuita ferocia degli uomini o nell’entità che possiede la casa. Quello che spaventa davvero è la ripetizione all’infinito delle stesse azioni sanguinose da parte di persone diverse, quasi a sottolineare l’impossibilità di una redenzione. Qualcuno ci ha letto anche dei significati meta-fumettistici in riferimento alla serialità dei prodotti da edicola, e ci può stare, ma a noi semplici lettori basta godere delle ansie di questa inquietante prospettiva.

sangue_e_ghiaccio

Per Bonelli agosto è stato un mese con altre uscite degne di attenzione, fra cui bisogna ricordare senz’altro Le Storie #47, un’avventura scritta da Tito Faraci e ambientata nel gelo della Russia ai tempi della disastrosa campagna napoleonica. La marcia di un piccolo manipolo di soldati francesi si conclude, letteralmente, in una specie di girone infernale dantesco, e non è importante stabilire con precisione se gli elementi fantastici rappresentano soltanto una metafora oppure no. Gli occhi piangono di gioia davanti ai sontuosi disegni di Pasquale Frisenda, così straordinario nelle ambientazioni realistiche da riuscire a trasmettere anche le sensazioni di freddo, persino ad agosto. Un po’ meno a suo agio con mostri e creature demoniache, ma dopotutto chi siamo noi per giudicare gli incubi sognati da un artista?

texone31

Continuiamo con lo Speciale Tex #31, sempre ad opera di Tito Faraci ma stavolta con i disegni di Enrique Breccia, magnifici come quelli di Frisenda. Le avventure del ranger più amato dagli italiani non mi hanno mai veramente appassionato, e neppure questa classica storia di caccia e vendetta mi ha smosso le budella, anche per una irrisolta contraddizione di fondo. Tex è fedele all’esercito ma è anche amico dei nativi americani, ai quali quello stesso esercito ha tolto la terra. Boh! I disegni di Breccia, comunque, valgono da soli il prezzo dell’albo, e tutti i cliché e le ambiguità sono spazzati via dalla sua grandissima capacità di dare poesia agli ambienti naturali e carattere a ogni personaggio, anche a quelli che appaiono solo per poche vignette.

Chissà se agli avvocati dell’editore milanese è già arrivato fra le mani il giornalino Tox, satira crudele e violenta proprio ai danni di Aquila della Notte. Procurarselo non è stato facile, ma ne è valsa la pena. Non si sa chi siano gli autori né tantomeno l’editore, ma è evidentissimo il loro intento dissacratorio, perché il solitamente intoccabile Tex Willer viene trasformato in un tossicodipendente aduso alle pratiche più orribili ed estreme che possiate immaginare, illustrate senza risparmiare nessun particolare disgustoso. A questa orgia di atrocità partecipano anche alcuni disegnatori davvero in gamba, ma va un plauso a tutta questa operazione sotterranea dal sapore antico per la selvaggia sfrontatezza verso quello che rimane il personaggio simbolo del fumetto italiano.

buioPassando a cose un po’ meno cattive, voglio segnalare CineMAH presenta: Il buio in sala del gigantesco Leo Ortolani. Il libro, edito da Bao, raccoglie le recensioni cinematografiche a fumetti apparse sul blog di Ortolani, con in più del materiale mai visto, comprese le introduzioni disegnate di Recchioni, Bevilacqua e Zerocalcare. È chiaro che le recensioni negative sono quelle più numerose, ma Ortolani riesce a farci ridere forte anche le rare volte in cui parla bene di un film, e questo è un esercizio molto più complicato e per nulla scontato. I problemi di adattamento di vignette nate per essere scorse in verticale sul monitor sono anche quelli molto complicati da risolvere, ma forse si poteva fare meglio. Perché così piccole? Discutibile la scelta dello sfondo azzurro.

Mi pare che il buon Leo non si sia ancora occupato di Suicide Squad, ma se lo facesse credo che il film scritto e diretto da David Ayer ne uscirebbe a pezzi. In effetti esiste un solo modo per goderselo, e cioè quello di mettere il cervello in modalità “OFF”. Sbrigato questo preliminare, si può tranquillamente passare sopra alla banalità della trama e ai suoi numerosi buchi di sceneggiatura per concentrarsi su: la magnetica e super-sexy Tank Girl Harley Quinn interpretata da Margot Robbie, il Joker più aristocratico e tatuato di sempre, i pistoloni di Will Smith e le movenze da marionetta di Cara Delavigne in versione strega fetentissima. Poi c’è anche un personaggio sfigato che muore subito e che non si capisce bene a cosa serva. Eccessivo tutto, anche la pur bella colonna sonora, che almeno riduce lo spazio per gli imbarazzanti dialoghi. Visivamente, comunque, ha un suo perché.

esattoSul sito del collettivo Mammaiuto qualcosa di speciale si trova sempre. Per esempio, ora si può leggere tutto d’un fiato Esatto di Lorenzo Palloni, e solo perché conosco personalmente l’autore posso garantirvi che non si tratta di uno pseudonimo. Questa storia dura e nerissima potrebbe, infatti, essere stata realizzata tranquillamente da un autore americano, e anche senza scomodare sua maestà Frank Miller le analogie con certe cose di David Lapham o del compianto Darwyn Cooke mi sembrano evidenti. Sto parlando di ritmo altissimo e personaggi indimenticabili, oltre che di un segno essenziale e robusto. La storia di Ginger, affettuosa madre di famiglia e al contempo spietata recuperatrice di crediti per conto di uno strozzino, è originale e piena di colpi di scena, un perfetto esempio di hard-boiled contemporaneo che lascia senza fiato fino all’ultima vignetta. Già disponibile anche la versione cartacea.

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Alessio Bilotta

ICONOMACHIA

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Battaglia 6

Ci sono pochi dubbi sul fatto che Padre Pio sia l’icona pop italiana più riconoscibile e presente degli ultimi anni, quando la sua immagine ha iniziato a comparire su agendine, portapillole e perfino un gioco da tavolo, oltre che sulla solita paccottiglia beghina che conosciamo bene.
Mancava giusto di vederlo sulla copertina di un fumetto, ma per fortuna ci ha pensato la benemerita Editoriale Cosmo sul numero di Battaglia in edicola adesso (qui tutti i dettagli), che inaugura una nuova incarnazione editoriale del personaggio creato da Roberto Recchioni e Leomacs dopo la straordinaria e irriverente sequenza di 5 numeri che l’ha preceduto.
Lo spunto per il soggetto di Recchioni, sviluppato dalla sceneggiatura di Giulio A. Gualtieri, è stata la trasferta della salma di Padre Pio a Roma nello scorso febbraio, con tutto il suo affollatissimo contorno di fedeli adoranti. Scopriamo che anche il vampiro Pietro Battaglia ha partecipato all’evento, in memoria del suo precedente appuntamento con “il Pio”, un violento scontro all’ultimo sangue con la partecipazione di picchiatori fascisti e devotissime donne sadiche.
Battaglia ce la mette tutta per spodestare Pio dal trono di icona pop italiana, con la divertita volontà di mostrare tutte le contraddizioni insite in quella figura e, più in generale, di attaccare le strumentalizzazioni nascoste dietro al vessillo della religione. Lo fa a suon di cazzotti, calci e morsi, in un concitato bagno di sangue reso al meglio dal segno grezzo e robusto di Valerio Nizi, abile anche a nascondere alcune incertezze con un approccio sempre aggressivo e dinamico.
Nei nostri cuori Pietro Battaglia è già un’icona di riferimento, ma sappiamo che c’è ancora molto lavoro da fare per superare gli oltre 342.000 “like” di Padre Pio TV. Ci auguriamo, quindi, che l’opera di convincimento dei noiosi e degli scettici prosegua ancora, con tante altre avventure sporche e selvagge come questa.

Alessio Bilotta

matita-padre-pio

Chiama la guardia magica

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Doctor-Strange-1-Cover

L’immagine di copertina del #1

Tutti i supereroi Marvel più popolari sono stati protagonisti negli ultimi anni di almeno un film o una serie tv, per cui le nuove produzioni devono andare a pescare anche fra i personaggi meno noti al grande pubblico. Dopo i Guardiani della Galassia, in autunno toccherà al Doctor Strange, il “mago supremo” che non ha mai avuto particolare fortuna nei fumetti nonostante si siano succeduti sulle sue pagine alcuni grandi artisti come Steve Ditko, Gene Colan e Marshall Rogers.
Il film è interpretato dal celebre Benedict Cumberbatch e si preannuncia come un prodotto con buone potenzialità, sicuramente molto più ambizioso dell’imbarazzante tv movie (visibile qui) che lo ha preceduto nel 1978. Sapremo tutto il 26 ottobre, quando uscirà in Italia.

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È più forte Benedict Cumberbatch o Peter Hooten?

Una nuova versione cartacea del personaggio era quindi necessaria per tirare la volata al possibile blockbuster, ma il risultato è piacevolmente sorprendente, almeno a giudicare dai primi due numeri dell’edizione italiana, un mensile che ha debuttato in edicola a giugno.
L’approccio dello sceneggiatore Jason Aaron e del disegnatore Chris Bachalo è un tentativo riuscito di aggiornare l’appeal del personaggio, mantenendo comunque forti legami con la tradizione, per non scontentare nessuno. Ecco quindi che le “origini segrete” sono fedelmente riassunte nella primissima pagina, mentre il nuovo costume riprende gli elementi più caratterizzanti sostituendo quelli meno verosimili con abiti e accessori di tutti i giorni, anche per non allontanarsi troppo dalla versione cinematografica a venire.

Si gioca molto sul significato della parola “dottore”, e il buon Stephen Strange viene presentato come uno specialista al quale ci si rivolge per casi irrisolvibili dalla medicina tradizionale, tipo le larve mentali che infestano la testa della sua prima cliente. Come sempre nella sua lunga avventura editoriale iniziata nel 1963, il dottore rimane l’unico baluardo fra il mondo come lo conosciamo e altre infinite dimensioni magiche, tutte popolate da strane creature che cercano continuamente di introdursi nella nostra realtà per creare problemi.

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Rispetto ad altre versioni storiche del personaggio, questa di Aaron perde forse un po’ di solennità e mistero, ma acquista in umanità e leggerezza, grazie anche alle stravaganti, caotiche e rigogliose tavole di Bachalo, un artista che sarebbe potuto piacere a Jacovitti, con il quale condivide l’orrore per il vuoto e l’amore per il bizzarro. Nonostante alcuni passaggi più cupi, nei tre episodi letti non è l’inquietudine la sensazione prevalente, quanto piuttosto una curiosità divertita, perché Bachalo preferisce i colori e la morbidezza delle forme, come se fosse tutto un piacevole incubo. Forse quello dei nemici che si nascondono fra di noi è un concetto già abbastanza temuto nella vita di tutti i giorni, e la cultura popolare può elaborarlo solo in questo modo per esorcizzarlo.

Una serie che consigliamo caldamente di provare (qui maggiori dettagli), senza trascurare le storie di Scarlet Witch in appendice, il cui primo episodio spicca per le tenebrose illustrazioni di Vanesa Del Rey.

Alessio Bilotta