Pallonari

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7778TeamChi frequenta il mondo del fumetto italiano, magari spingendosi fin dentro i suoi anfratti più oscuri, sa che esistono alcuni gruppuscoli di persone che amano attaccare qualunque novità, soprattutto se si differenzia molto da quello che leggevano da giovani.
Mi sono divertito a tracciare 4 profili ideali che riassumono le caratteristiche principali di questi seminatori d’odio di cazzate, utilizzando paragoni calcistici. Spero vi divertirete anche voi.

L’ex professionista
Ha giocato alcune stagioni fra i professionisti, forse vanta anche qualche presenza in Serie A. Vive ancora di questo sport, seppure ai margini, svolgendo mansioni di magazziniere per una piccola società. In genere è circondato da una fedele corte dei miracoli, gente che non è arrivata nemmeno a giocare fra i dilettanti e che pende dalle sue labbra, credendo a tutte le storie che racconta. Anche a quelle in cui è stato emarginato dal calcio che conta perché era un personaggio scomodo o a causa di qualche misterioso infortunio, e non perché era un giocatore mediocre.
Disprezza il calcio moderno solo perché gli atleti portano i tatuaggi e non conosce affatto le nuove tattiche, ciononostante spiega con dovizia di particolari perché tutti giocano male. È molto amico del giocatore di PES.

Il tifoso di periferia
Frequenta il bar scalcinato annesso al campo dove gioca la sua squadra del cuore, una formazione di Seconda Categoria. Non si perde una partita e conosce bene anche gli avversari, che a volte analizza in spericolati commenti durante la briscola, mentre sorseggia un amaro del discount.
Detesta i professionisti perché “il vero calcio si gioca solo fra i dilettanti”, ma le sue esperienze di campo sono limitate a qualche partita di calcetto del giovedì quando veniva chiamato solo perché c’erano troppe assenze fra i giocatori abituali.
Una volta ha urtato incidentalmente Buffon in un autogrill e da allora racconta di essere stato aggredito dal capitano della Nazionale.

Il giocatore di PES
Vive totalmente avulso dal mondo reale. Disprezza profondamente la Serie A ma segue volentieri alcune partite dei campionati stranieri, anche se il suo reale interesse sono le competizioni che lui stesso crea alla PlayStation. Prende una squadra di serie B senza licenza, tipo il Litolizano o il Prastogna, e si fa tutto il percorso di promozioni e scudetti fino alla conquista della Champions League. Non importa se ha manipolato le impostazioni per vincere facilmente, o se le classifiche di cui è protagonista non hanno alcuna attinenza con quelle reali, quello che gli interessa è condividere i “suoi” risultati, senza dimenticarsi di coprire di insulti chi prova a fargli notare certe incongruenze. Usa nickname che cambia in continuazione e sta provando da anni, senza successo, a fare inserire Faccetta nera nella playlist del gioco.

Il non praticante
Odia il calcio perché da bambino veniva sempre scelto per ultimo quando si facevano le squadre ai giardinetti. Portato più per lo studio che per la competizione, preferisce praticare sport di nicchia che non prevedono il contatto fisico, tipo il birdwatching o il burraco, nella convinzione che diventeranno presto discipline olimpiche.
Ogni tanto scrive degli articoli contro i calciatori professionisti, anche se ignora quasi completamente quel mondo e nemmeno conosce bene le regole del gioco. Nei momenti di profondo sconforto, quando anche i suoi amici più cari esultano per una vittoria della squadra del cuore, riguarda di nascosto le partite dei Mondiali del 1982.

Alessio Bilotta

Slowcomix consiglia: Ridi Paperoga

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Rischio spoiler: basso

Confesso che Paperoga è il mio personaggio Disney preferito in assoluto. Amo i suoi capelli scarmigliati da anticonformista e ho sempre pensato che, a livello di “sballo”, potesse primeggiare anche sul celebre Pippo reinterpretato da Pazienza.
Il nuovo mensile che lo vede titolare (3,50 € per 64 pagine), firmato da Faraci, Bolla e Sio con il contributo di altri autori Disney e riproponendo anche alcune vecchie storie, è una rivista di piccolo formato su carta ruvida, piena di rubriche, giochi e fumetti devoti all’umorismo surreale e nonsense. Sfogliandola, si ha l’impressione di essere capitati dentro un grande caos grafico, ma si tratta di una confusione divertente e stimolante, perché quasi in ogni angolino dell’albo sono presenti battute e trovate da scoprire, come le mini-strisce di Bolla piazzate in fondo alla pagina.
Il gusto e l’impostazione della rivista devono molto a Sio e questo è un bene, perché l’umorismo dell’autore veronese, personale ed insolito, spicca decisamente in un panorama abbastanza tradizionalista come quello italiano. Si tratta, in definitiva, di una pubblicazione quasi sperimentale e con un’impronta autoriale, che riesce a portare a termine con successo e freschezza il difficilissimo compito di far ridere.

Consigliato a chi non si prende troppo sul serio ma anche a quelli che ancora si ostinano a dire che Sio non sa disegnare: forse leggendo Ridi Paperoga si accorgeranno che non è vero e magari inizieranno anche a capire come dovrebbe funzionare un fumetto.

Alessio Bilotta

Slowcomix consiglia: Le Chat Noir

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Rischio spoiler: basso

Quando un genere narrativo ha dei codici ben definiti, la sfida di interpretarlo può essere davvero ardua per un autore. Il rischio di essere banali o irrispettosi può diventare alto, soprattutto se si azzarda l’approccio parodistico. Con Le Chat Noir (Coconino Press, 128 pagg., 17€), fumetto realizzato nel 2012 ma pubblicato soltanto adesso, Marco Galli evita però abilmente tutte le trappole, uscendo vincitore dalla sfida con l’hard boiled. L’autore bresciano ripropone infatti tutti i cliché di questo genere, dal detective scalcinato all’algida femme fatale, senza lesinare su sparatorie, inseguimenti, sangue e sesso, ma lo fa in modo consapevole, appassionato e divertito.
A differenza di operazioni come Sin City (1991-2000) di Frank Miller, in cui il tentativo sembrava essere quello di rifondare una mitologia, a Galli interessa di più smontare e rimontare il giocattolo, come afferma lui stesso nella prefazione, citando fra la sue fonti di ispirazione il film Alphaville (1965) di Jean-Luc Godard. Se uno dei temi di quella pellicola è la lotta contro una società totalitaria e tecnocratica, qui l’amore per la libertà c’è anche a livello stilistico e realizzativo, perché il fumetto è stato scritto e disegnato di getto, senza avvalersi di alcun dispositivo di sicurezza come sceneggiatura o storyboard.
Il risultato è sorprendente nella sua coerenza e seducente nella sua spontaneità, e anche l’apparente contrasto fra l’essenzialità del segno e la peculiare verbosità dei testi, che sembrano preponderanti ad un’occhiata superficiale, è in realtà una soluzione perfettamente equilibrata.

Da leggere durante un’afosa sera estiva sorseggiando un gin da quattro soldi, in libreria il suo posto è accanto ad Alack Sinner di Muñoz e Sampayo e a Città di vetro di Karasik e Mazzucchelli.

Alessio Bilotta

 

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