Slowcomix consiglia: Kraken

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Cos’è
È un racconto lungo ambientato in una cittadina di mare francese sul tema del “mostro” in varie accezioni, compresi alcuni orrori quotidiani che conosciamo tutti. Da sottolineare come gli autori si confrontino con un tipo di narrazione da loro poco frequentato, poiché fino ad oggi hanno realizzato soprattutto storie che facevano ridere.

Scheda tecnica
19,5 x 27 | Cartonato | 96 pagg. colore | 16,90€ | Tunué
Soggetto e sceneggiatura: Emiliano Pagani
Disegni, colori e illustrazione di copertina: Bruno Cannucciari

3 buoni motivi per leggerlo

1. La critica
Si fa fatica a trovare recensioni di questo libro, tanto che nessuno dei siti specializzati più importanti ne ha ancora parlato. In generale, ho notato dopo la conclusione di Lucca Comics&Games 2017 una certa pigrizia da parte degli addetti ai lavori, che avrebbero già dovuto analizzare tutte le novità più importanti e invece no, ma nemmeno questa è una spiegazione convincente. Anche perché Kraken è stato presentato un po’ prima dell’inizio della fiera toscana. In tutti i casi, ci troviamo davanti ad un lavoro di grande forza narrativa e splendidamente illustrato, per cui mi auguro che i doverosi articoli di approfondimento siano soltanto in ritardo.

2. Bruno Cannucciari
È stata la sorpresa più bella contenuta nel fumetto per chi, come me, lo conosceva come disegnatore di Lupo Alberto e inchiostratore di Nirvana. Questa prova, in cui adotta uno stile più realistico, è eccellente in tutti gli elementi della tavola (struttura, montaggio, inquadrature) ma è addirittura splendida nel design dei personaggi. Le linee sono nette e potenti, e l’autore ha bisogno solo di pochi segni per rendere i volumi, le pieghe dei vestiti e le espressioni dei protagonisti, davvero fuori scala quando i volti vengono trasfigurati per comunicare la paura o la rabbia. Per rendere indimenticabile ogni vignetta, a Cannucciari non servono i colori né tantomeno gli effetti tipo acquerello: la sua tavolozza è costituita solo da toni di grigio, che contribuiscono a rendere il clima ancora più cupo.

3. L’atmosfera
Un fumetto ben riuscito è quello in cui il lavoro dello sceneggiatore e quello del disegnatore si amalgamano così bene che le parole e le immagini sono le une le complementari delle altre, senza inutili sovrapposizioni o sgradevoli scollamenti. Se prendiamo per buono questo assunto, possiamo affermare che Kraken è un esempio riuscitissimo. Gli umori della storia hanno a che fare con la disperazione e il dolore, ma anche con la paura e la vigliaccheria, tutti sentimenti che sono generati dai mostri che tormentano i protagonisti e che non hanno bisogno di tante parole per essere evocati. Sono sufficienti le caratterizzazioni dei personaggi, che a volte si manifestano con un’increspatura della bocca e altre volte attraverso l’ambiente in cui si muovono, reso nei minimi dettagli senza per questo appesantire le vignette. Sfogliando il volume sembra di sentire in lontananza la risacca o di percepire l’odore del mare, sempre con la sensazione che stia per succedere qualcosa di ineluttabile.

Risorse web
– Presentazione di Emiliano Pagani

Alessio Bilotta

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Slow Movies Ep. 3

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Una delle massime autorità nel campo dei fumetti, e di quelli di supereroi in particolare, è senz’altro Alan Moore. Lo scrittore e sceneggiatore inglese, intervistato da Luca Valtorta per il supplemento Robinson de La Repubblica, afferma che:

“[…] nell’anno in cui Donald Trump è stato eletto e una piccola maggioranza di cittadini inglesi ha votato per lasciare l’Unione Europea, sei dei dodici film campioni d’incasso avevano supereroi come protagonisti […]”.

Confesso che la consequenzialità fra questi avvenimenti non mi è del tutto chiara, ma condivido quanto detto da Moore in risposta ad un’altra domanda, e cioè che “il fumetto è diventato specchio di uno stato di arresto emotivo […] non particolarmente salutare per la società”. Naturalmente si riferisce ai fumetti americani con i supereroi.

Inquietato da queste rivelazioni perentorie, ripenso alla visione di Justice League che, per la cronaca, è il settimo (e credo ultimo) film del 2017 con supereroi come protagonisti.
Mi pare che anche questo abbia tutti i difetti dei film recenti con i personaggi DC, e come quelli da l’impressione di essere arrivato con qualche anno di fatale ritardo rispetto ai concorrenti della Disney-Marvel. Sebbene i dialoghi e le atmosfere siano un po’ meno pesanti rispetto a roba solenne come Dawn of Justice, non possiamo accontentarci di questo e nemmeno della bellezza abbagliante di Gal Gadot, delle battutine di Ezra Miller e di qualche sequenza suggestiva. Non possiamo perché tutti i protagonisti si prendono troppo sul serio (a parte Flash, aiutato da un costume ridicolo), rendendo impossibile un minimo di empatia; perché l’antagonista è l’ennesimo cattivone di secondo piano senza nessun carisma e, infine, perché gli effetti speciali continuano ad essere inspiegabilmente brutti, quasi al livello di perle come Защитники – Guardians. Menzione speciale per Jason Momoa/Aquaman che, a parte essere uno strafigo, non è di alcuna utilità, nemmeno al plot. Del resto, ha il superpotere di parlare ai pesci e indossa il costume più vrenzolo che c’è. E poi diciamolo, arrivare così cinque anni e mille film dopo il primo Avengers è decisamente imperdonabile.

La trama in due parole [SPOILER!]: per fermare un esercito di zombi extra-dimensionali, un imprenditore miliardario resuscita il nuovo messia grazie al potere di internet. I valori rurali e capitalisti trionfano facilmente sul nemico devoto al caos, ma le donne rimangono a cucinare nelle retrovie.

Scena cult: Ben Affleck/Bruce Wayne che si rade accuratamente in una sequenza di circa 10 minuti, in omaggio allo sponsor Gillette.

Migliore interpretazione: la famiglia di russi poveri salvata da Flash.

Michael Wotruba

Bonus: qualche precedente incarnazione della Justice League.

I-superamici

THE BIG BANG THEORY

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Slowcomix consiglia: Macerie prime

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Cos’è
È il nuovo libro di Zerocalcare al secolo Michele Rech, cioè il fumettista italiano più importante degli ultimi anni e che più di ogni altro ha caratterizzato questo periodo, come dimostra anche l’enorme affetto dei suoi numerosissimi fan, disposti ad affrontare code lunghe parecchie ore pur di avere una dedica.
Per la precisione, si tratta del primo atto di una storia lunga che si concluderà in un secondo volume fra sei mesi, che poi è lo stesso tempo che trascorre anche nella finzione del fumetto fra la fine della prima parte e l’inizio della seconda.

Scheda tecnica
17×24 | Cartonato | 192 pagg. b/n | 17€ | Bao Publishing
Testi e disegni: Zerocalcare
Colori della copertina: Alberto Madrigal

Esistono in giro anche 5.000 copie numerate con copertina “variant” e 1.500 copie con copertina “speciale” per le fumetterie, già messe in vendita a prezzi da capogiro su eBay dai soliti speculatori.

3 buoni motivi per leggerlo

1. Zerocalcare
Dal 2011 ad oggi, sono usciti ben otto libri firmati Zerocalcare, Macerie prime compreso. Due contengono materiale in gran parte già apparso in rete, mentre gli altri sei sono “romanzi grafici” totalmente inediti. A latere di questa produzione, già di per sé impressionante, non si contano le illustrazioni, le copertine, le locandine e le collaborazioni in genere, fra cui citiamo almeno una delle ultime, il delizioso albo pubblicato da Sergio Bonelli Editore all’interno del progetto Grouchomicon.
La quantità di pagine disegnate da Zerocalcare in così poco tempo probabilmente batte qualche record, ma quello che più colpisce è la persistente qualità di questi lavori, che non ha praticamente mai subito flessioni e, anzi, ha caratterizzato cose molto diverse fra loro. Anche il cinema si è accorto di lui, e infatti le riprese del film tratto dal suo primo libro, La profezia dell’Armadillo, sono iniziate a ottobre per la regia di Emanuele Scaringi.

2. Michele
Non ci sono molti esempi di fumettisti le cui vicende personali sono legate in maniera così intima alle storie che disegnano. Nel caso di Michele/Zerocalcare, è proprio l’autore stesso ad essere il protagonista di tutti i suoi libri, e anche in questo ultimo si mette in gioco completamente, raccontando alla sua maniera tutti quei dubbi che derivano dalla difficoltà di attraversare i cambiamenti. I temi sono così delicati da essere stati esorcizzati nel fumetto con le sembianze di demoni, e del resto le scelte irreversibili, l’incapacità di vincere la frustrazione e la sensazione che tutti cerchino di approfittarsi di te sono cose abbastanza sgradevoli e spaventose, soprattutto quando sembrano essersi impossessate dei tuoi amici più cari. Non è difficile neppure comprendere le incertezze dell’autore/protagonista, angosciato dal senso di responsabilità e dal modo più giusto per gestire la sua immagine “pubblica”, in una lotta senza quartiere fra il desiderio di coerenza e la necessità di scendere a compromessi. Tutti noi combattiamo, abbiamo combattuto o combatteremo, contro questi mostri, ma forse non tutti lo facciamo con la stessa sincerità.

3. L’Armadillo
Ma anche Secco, Cinghiale e tutti gli altri che abbiamo conosciuto nei libri precedenti. A differenza di quello che succede normalmente nei fumetti, questi personaggi sono molto diversi rispetto alle ultime volte che li abbiamo visti, e quasi nessuno sembra contento dei cambiamenti. Del resto sono ispirati a persone vere, e sappiamo come la “continuity” della vita reale sia molto più spietata rispetto alla “continuity” delle storie disegnate. Credo sia un caso narrativo piuttosto particolare, forse addirittura unico, anche per il panorama internazionale. Qualche affezionato lettore teme addirittura che queste possano essere le ultime storie di Zerocalcare per come lo abbiamo conosciuto finora, ma per sapere se hanno ragione bisognerà attendere maggio 2018.

Risorse web
Presentazione del libro fatta dall’autore sul suo storico blog
Intervista all’autore di Veronica Raimo per Rolling Stone

Alessio Bilotta