Slowcomix consiglia: Dylan Dog #373

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RISCHIO SPOILER: MEDIO

Fra le cose che più sto apprezzando del cosiddetto nuovo corso di Dylan Dog ci sono le storie affidate ad autori non abituali del personaggio. Questa opzione è stata ampiamente esplorata nel Color Fest, diventata quasi una testata sperimentale, mentre più rari sono stati gli episodi della serie regolare realizzati da debuttanti. Ero quindi molto curioso di leggere la storia scritta da Emiliano Pagani, attivo finora principalmente come autore satirico e umoristico in coppia con l’amico disegnatore Daniele Caluri, presente anche lui su questo albo ma già con un discreto numero di tavole realizzate per Bonelli.

Un piccolo inciso a cui tengo molto: credo che Pagani e Caluri, noti congiuntamente come “i Paguri”, siano fra gli autori più importanti e originali degli ultimi anni, a dispetto di un inspiegabile e generalizzato disinteresse nei loro confronti da parte della critica. La loro capacità di far ridere mettendo alla berlina la meschinità e l’ipocrisia dell’Italia contemporanea, infatti, non ha eguali neppure in altri mezzi di comunicazione, e titoli come Don Zauker e Nirvana (personale fumetto del cuore, ne avevo già parlato qui) sono fra gli eredi più degni dei grandi film della commedia italiana.

Nell’avventura di Dylan Dog appena uscita in edicola l’umorismo è assente, tanto che Groucho appare solo per onor di firma, però la capacità di Pagani di raccontare il presente emerge ugualmente, lasciandoci pieni di interrogativi.
Stavolta l’indagatore dell’incubo si trova coinvolto, suo malgrado, negli scontri alla periferia di Londra fra poliziotti e giovani manifestanti, che protestano contro l’ampliamento di una discarica. Non ci sono da combattere creature romantiche tipo vampiri o fantasmi, perché, come nella migliore tradizione del fumetto, i veri mostri siamo noi. È mostruosa la brutalità repressiva della polizia, ma fa paura anche la convinzione che la protesta violenta sia l’unico sistema per “cambiare le cose”. Il mostro più spaventoso, comunque, rimane sempre l’indifferenza, quella che va a braccetto con la resa e che ti fa interessare soltanto a stupidi programmi televisivi. E che sembra un’avversaria alla lunga imbattibile, come illustra l’ultima e amarissima tavola.

Fondamentale per la riuscita della storia è stato il contributo di Daniele Caluri, ormai da parecchi anni uno dei migliori e più versatili disegnatori italiani. Particolarmente a suo agio con le scene di massa e le ambientazioni al buio, due cose fra le più difficili da realizzare bene, riesce nell’impresa di dare un’anima a tutti i personaggi, anche a quelli che si intravedono appena. Tantissimi volti ben caratterizzati, che contrastano nettamente con le visiere che nascondono il volto dei poliziotti, forse perché lo scontro di Dylan contro il sanguinario agente n. 407 è anche una battaglia contro se stesso, nello strenuo tentativo di mantenere viva la propria coscienza sociale e, alla fine, la propria identità.
Fra le poche cose che non mi hanno convinto c’è l’inevitabile spiegone finale, che poteva essere un po’ meno didascalico, ma può darsi che alcuni canoni siano così duri a morire perché mantengono un’utilità che io mi ostino a sottovalutare.

Alessio Bilotta

DYLAN DOG #373
LA FIAMMA
Sergio Bonelli Editore | 96 pagg. b/n | € 3,50
Soggetto e sceneggiatura di
Emiliano Pagani
Disegni di
Daniele Caluri
Copertina di
Gigi Cavenago

Reperibilità:
appena uscito in edicola,
ci rimarrà fino al 27 ottobre

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Slowcomix consiglia: Caput mundi #1

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L’Editoriale Cosmo sta per compiere 5 anni e oggi possiamo affermare con sicurezza che la sua nascita è stato uno degli eventi più significativi avvenuti nel fumetto italiano negli ultimi tempi. Si tratta, infatti, della migliore alternativa da edicola alla Bonelli, con un’impronta squisitamente popolare che forse l’ha fatta un po’ trascurare dai vari siti di informazione e critica, ma che ha conquistato un gran numero di lettori. I punti fermi e forti della Cosmo sono semplici e forse scontati, ma sono quelli che le consentono adesso di investire seriamente su contenuti originali, dopo anni di recuperi e ristampe: prezzi bassi, distribuzione capillare, generi collaudatissimi e comunque fumetti di buona fattura, privilegiando sempre il classico e famigliare formato “quaderno” all’italiana.

Finora l’unico personaggio protagonista di avventure inedite era stato il cinico e sanguinario vampiro Pietro Battaglia, quindi sembra del tutto naturale che il suo background costituisca le fondamenta dell’annunciato Universo Cosmo, cioè storie ambientate nello stesso mondo fittizio alla maniera dei fumetti americani.
A ben vedere, oltre al formato, c’è ben poco di classico nel primo numero di “Caput mundi”, la miniserie d’esordio dell’Universo Cosmo: il livello di sceneggiatura, disegni e cura editoriale è molto buono come nella migliore tradizione bonelliana, ma ci fermiamo qui. La storia, infatti, è ambientata nella Roma di oggi, quindi c’è un doppio salto mortale che consente ai personaggi di muoversi nel presente e in un contesto riconoscibile, cosa che nessun eroe del fumetto popolare italiano ha mai fatto, salvo pochissime eccezioni. E presente non significa soltanto che nei dialoghi c’è il dialetto e che nessuno utilizza il “voi”, significa anche che la storia è figlia di un ambito ben preciso, quello raccontato dalla cronaca con le vicende di Mafia Capitale e da film e serie TV ispirati alla malavita romana. L’elemento peculiare aggiunto in “Caput mundi” è quello fantastico, perché ad un certo punto una normale storia di lotte fra bande si trasforma in un incubo sovrannaturale, in cui le metafore diventano reali. Se Pietro Battaglia è l’agente oscuro e acherontico della storia segreta d’Italia, i lupi di Roma sono creature sudicie, fameliche e inumane che vogliono letteralmente finire di spolpare la città.
Anche la costruzione delle tavole si distacca abbastanza nettamente dalla tradizione, e infatti la classica gabbia a sei vignette è quasi sempre risistemata a favore di soluzioni più dinamiche. Inseguimenti, sparatorie e scontri fisici sono stati disegnati e montati con grande attenzione al movimento e gusto per i colpi di scena, e anche i dialoghi sono molto asciutti e serrati. Assenti didascalie e spiegoni, e forse per tutta questa modernità bisogna ringraziare anche la giovane età del gruppo di autori capitanati da Recchioni, considerando che il più vecchio è nato nel 1987.

A un certo punto della storia, uno dei mandanti di Battaglia dice che “Viviamo tempi interessanti, ed è in questi periodi della storia che Roma si popola di meraviglie e di mostri”. Prendiamola pure come una metafora del fumetto italiano, perché “Caput mundi” rientra senz’altro fra le cose più interessanti di questo periodo magmatico. Per sapere con certezza se diventerà una meraviglia bisognerà aspettare il sesto e ultimo numero della miniserie, ma confesso di nutrire molta fiducia.

Alessio Bilotta

CAPUT MUNDI #1
CITTÀ DI LUPI
(Almanacco Cosmo #18)
Editoriale Cosmo | 144 pagg. b/n | € 5,00
Soggetto di
Michele Monteleone | Roberto Recchioni | Dario Sicchio
Revisione testi di
Roberto Recchioni
Sceneggiatura di
Michele Monteleone | Dario Sicchio
Disegni di
Pietrantonio Bruno
Copertina di
Marco Mastrazzo

Reperibilità:
edicole, supermercati e fumetterie
il numero 2 è annunciato per il 19 ottobre

Tex se ne frega

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Il 28 agosto 2017 ricorreva il centenario della nascita di due giganti del fumetto, e cioè Jack “The King” Kirby e Aurelio Galleppini, meglio noto come Galep. Personalmente sono molto più legato al Re piuttosto che al co-creatore di Tex, ma ho avuto la netta impressione che, anche in generale, Kirby sia stato molto più celebrato di Galep. Se prendiamo infatti le principali pagine Facebook dedicate a informazione e approfondimento su fumetti e cultura pop (quelle con oltre 10.000 “like”, per intendersi), notiamo una chiara preferenza per Kirby, come sintetizzato più avanti. Chiedo venia fin da ora se avessi tralasciato qualcosa o se i numeri non fossero esatti, ma sappiamo che sui social network è tutto in divenire e a volte diventa complicato ritrovare le notizie. Correggerò volentieri l’articolo in seguito a segnalazioni.

Veniamo al dettaglio, dunque, e se le cifre vi risultano indigeste, saltate pure alle considerazioni finali:

  • Orgoglio Nerd (365.688 like) non si è occupato né di Kirby né di Galep;
  • Lega Nerd (148.221 like) ha pubblicato una video-recensione sul volume gigante dedicato a Kirby e appena pubblicato da Panini (King-Size Kirby), ma ha ignorato completamente Galep;
  • MangaForever (103.742 like) ha pubblicato un pezzo sui fumetti romantici realizzati da Kirby prima di Fantastic Four #1, ma ha ignorato del tutto Galep, salvo rilanciare il giorno dopo la notizia della prossima uscita di un albo speciale dedicato al disegnatore (Avventura Magazine #5 – 100 anni di Galep una vita con Tex)
  • Mondo di Nerd (96.822 like) ha ignorato entrambi gli autori;
  • AnimeClick.it (61.754 like) ha ignorato anch’essa entrambi gli autori, ma dal momento che si auto-definisce “sito dedicato a manga e anime”, non ci dobbiamo sorprendere;
  • Fumettologica (42.608 like) ha dedicato un bellissimo, lungo e approfondito articolo a Jack Kirby firmato da Andrea Fiamma, ma si è ricordata di Galep solo a fine serata, riproponendo un vecchio pezzo del 2014 in cui Michele Ginevra raccontava i 10 episodi più memorabili di Tex;
  • Comicus.it (17.392 like) ha dedicato ben due articoli a Kirby, compreso un excursus fra le sue creazioni più importanti, ma si è limitata ad un breve trafiletto per ricordare Galep;
  • Lo Spazio Bianco (15.533 like) ha aggiornato un vecchio articolo del 2014 dedicato a Kirby e ha ricordato Galep con un breve post contenente le informazioni essenziali;
  • BadComics.it (10.139 like) ha dedicato un’intera giornata di festeggiamenti a Kirby, riproponendo molti vecchi articoli oltre a un nuovo video dedicato a King-Size Kirby, ma ha preferito non occuparsi di Galep.

Per quanto concerne gli editori:

  • Panini Comics Italia ha condiviso l’articolo di Fumettologica dedicato al Re e ha pubblicizzato a dovere il volume King-Size Kirby, meraviglioso e imponente oggetto editoriale da collezione composto di oltre 800 pagine extra-lusso, che ripercorre tutta la carriera di Kirby alla Marvel;
  • Lion Comics si è limitata ad un piccolo post di auguri a Kirby, ma se non altro ha annunciato nei commenti l’attesa ristampa di Kamandi;
  • Sergio Bonelli Editore ha rilanciato in tarda serata la prossima uscita dell’albo dedicato a Galep (un numero speciale da edicola di stampo abbastanza classico, quindi non così “speciale”, in realtà) e anche nella pagina ufficiale dedicata a Tex c’è la stessa notizia.

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Fra le conclusioni che si possono trarre da queste semplici analisi, la prima è che i redattori delle varie pagine di informazione/critica continuano a celebrare la leggenda di Kirby ma, in certi casi, sembrano addirittura ignorare l’importanza che ha avuto Galep nella storia del fumetto italiano. Forse a causa di questioni anagrafiche, preferenze personali o chissà quali altri motivi, compreso magari il fatto che gli americani sono molto più devoti di noi ai loro miti. Questo diverso atteggiamento è dimostrato anche dai numerosi tributi per Kirby preparati dai disegnatori USA, a fronte di nessun omaggio da parte dei disegnatori italiani per Galep. O almeno, io su Facebook non ho trovato nulla.

Molti dei post apparsi dal tardo pomeriggio in avanti, avevano poi tutta l’aria di essere stati pubblicati solo all’ultimo tuffo, dopo che qualche redattore si era accorto che anche Galep compiva 100 anni. Immagino sia partito tutto da un messaggio WhatsApp sulla chat della redazione, tipo questo:
“Ragazzi, Galep ce lo siamo dimenticato, porca #@§*£$%!!! Almeno un trafiletto bisogna scriverlo! Mettiamo il link al sito Bonelli e amen!”.

Questo porta alla seconda considerazione, e cioè che la gestione di queste pagine FB, nonché dei siti corrispondenti, è ancora troppo amatoriale. Intendiamoci, la stima per il lavoro svolto gratuitamente (credo) da queste persone è massima, però chi si propone come punto di riferimento per la scena italiana non dovrebbe bucare queste ricorrenze, nonostante le vacanze agli sgoccioli, il caldo assassino e l’ultima puntata di GoT. Insomma, un articolo approfondito su Galep era dovuto e si poteva prepararlo con calma anche due mesi fa. Oppure è meglio cambiare nome in “Comicsologica”.

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L’ultima considerazione è la spiegazione del titolo di questo post. A dispetto di quelli convinti che tutto il mondo ruoti intorno ai social network, i 190mila lettori di Tex (il fumetto più venduto in Italia, dato del 2014) probabilmente non sanno nemmeno come funzionano, e se lo sanno se ne fregano. Magari anche in questo caso è semplicemente una questione anagrafica, e forse il povero Galep è caduto vittima della piaga dei cinquantenni sul web, seppellito da più urgenti “buongiornissimi” e tazze di “kaffèèèè!!!” decorate con l’odioso Mugsy. In ogni caso, Tex va avanti lo stesso, con o senza Galep e noncurante di Kirby, dei video di unboxing, dei graphic novel e persino del tributo spartano deciso dal suo editore: è probabile che anche per il 150° anniversario della nascita di Aurelio Galleppini sarà ancora lì a guidare la classifica delle vendite, alfiere immarcescibile di un esercito di lettori fedeli e invisibili.

Alessio Bilotta